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Bellinzona - Renato Magginetti
BELLINZONA
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Ecologia, risorse, energia, territorio
L’ecologia (analisi scientifica delle interazioni tra gli organismi e il loro ambiente) m’interessa soprattutto nel rapporto tra noi, uomini e donne, ed il nostro ambiente, che abbiamo abbastanza compromesso. Dobbiamo riflettere sull’uso parsimonioso di risorse, energie e territorio – e per risorse ed energie si intendono anche quelle umane. Sciaguratamente oggi prevale un approccio consumistico.
Il cittadino vive in città, il villano nel villaggio, il contadino nella fattoria o nel villaggio, tutti gli altri in periferia. Non ci sono più cittadini: i pochi rimasti sono equiparati a “rompi scatole”. Siamo solo consumatori, che producono, trasformano, promuovono e divorano. Non c’è più città, né villaggi né borghi: da quando abbiamo perso la nozione di limite, è tutto una discarica di villotte, casette, palazzine, recinti, strade, posteggi, … La città è persa, sciolta dentro un mare di periferia che fagocita tutto, tranne laghi e corsi d’acqua (i boschi sono protetti dalla Legge Federale Urgente del 4 ottobre 1991).
I fattori che caratterizzano questa periferia cancerogena che ha snaturato le città sono tre:
- una diversa parcellizzazione rispetto a quella che troviamo all’interno dei Centri e dei Nuclei Storici (con le antiche parcellizzazioni di prati, campi e pascoli smembrate a tavolino da “geometri”, con l’uso rudimentale di una squadra).
- un’infinità di normative edilizie, soprattutto di Piani Regolatori nati vecchi, dalla presunta natura divina, assurde e inutili, che non hanno mai avuto alcuna relazione con modelli architettonici e o urbanistici. Normative di cui si evita di conoscerne l’origine.
- l’assenza di spazio pubblico, spazio privato e spazio intimo, solo area pubblica o area privata.
Nel secondo dopo guerra abbiamo abbandonato città, borghi e villaggi. Si fuggiva perché si identificavano con miseria: costruzioni fatiscenti, servizi igienici precari, per l’acqua s’andava alla fontana ma, soprattutto, un sistema patriarcale asfissiante. Così siamo caduti nel mito della “casetta con il giardino”, e poi l’automobile.
Torniamo ai nostri antenati. Avevano imparato a costruire le case laddove non era possibile altro, né prati, né campi, né pascoli. Le case, una accanto all’altra, attorno a spazi di scambio e di magia (luoghi molto belli e strategici), una vicina all’altra per proteggersi dal freddo d’inverno e dal caldo d’estate, e per definire spazio – pubblico, privato e intimo – nel quale identificarsi e comunicare. La campagna era preservata per motivi di sussistenza. Molte città erano cintate da mura, per difendersi dalle bestie feroci e dagli attacchi di tribù ed eserciti nemici, ma era più importante il simbolico: dentro o fuori, città o campagna.
La “città” (ma anche il borgo ed il villaggio) può crescere solo quando ci sono limiti precisi, ristretti, che si ridefinivano e ampliavano solo quando aveva raggiunto la saturazione. Torniamo all’uso parsimonioso!
Trovate più dettagli all’indirizzo www.bellinzonamasterplan.ch.
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