Fra i diversi argomenti di peso alla base del lancio nel 2021 del referendum contre il progetto di Polo Sportivo e degli Eventi (PSE) vi era quello dell’impatto importante che questo avrebbe generato sulla spesa pubblica e, soprattutto, la conseguente risposta tipica delle politiche neoliberiste, ossia avviare tagli pesanti nei servizi pubblici e sociali.
Per i sostenitori del referendum il problema non è mai stato il principio di temere un aumento del debito pubblico. La questione dirimente è perché un’istituzione pubblica ricorra alla leva dei prestiti. Se lo fa per rispondere a dei bisogni sociali fondamentali, come la costruzione di scuole, ospedali, trasporti pubblici, creazione di posti di lavori qualificati, ecc., il dibattito è sicuramente lecito. Naturalmente, la nostra preferenza si rivolge sempre e comunque verso la modifica della ripartizione della ricchezza sociale prodotta, ovvero andare ad attaccare profitti e sostanza, soprattutto dopo trent’anni di politiche di sgravi fiscali che hanno gonfiato a dismisura le tasche dei possidenti. Se invece si prendono a prestito capitali per destinarli a operazioni dove la speculazione prevale sull’utilità sociale, il nostro rifiuto è totale.
È il caso del PSE. Fin da subito, il progetto appariva per quello che era: un’immane speculazione immobiliare elaborata per soddisfare i profitti di grandi gruppi privati. I bisogni sociali, rappresentati dall’attività sportiva e ricreativa, sono serviti quale giustificazione per realizzare un progetto a favore degli interessi di HRS e UBS. I contenuti sportivi, Arena sportiva (stadio) e Palazzetto dello Sport, hanno raggiunto dei prezzi pazzeschi: dai 167 milioni di franchi franchi (100 per lo stadio, 67 per il palazzetto) iniziali, si è arrivati, a settembre 2025, a 190,1 milioni di franchi (113,6 e 76,4 milioni). Inoltre, la progettazione degli inutili contenuti extra-sportivi immobiliari – le due torri amministrative e i quattro palazzoni abitativi –, ha determinato l’assurdo spostamento dei campi di calcio preesistenti di Cornaredo al Maglio, per una spesa supplementare di 51,4 milioni di franchi. La scelta dell’accordo di Partenariato Pubblico Privato per finanziare i contenuti sportivi è stata un “crimine economico”: la città avrebbe pagato un leasing a dei ta ssi nettamente superiori ai prezzi di mercato1. Senza parlare dell’affitto esorbitante concordato con l’allora Credito Svizzero (oggi UBS) per la Torre Est, infrastruttura che ospiterà tutta l’amministrazione cittadina, svuotando così il centro città e gli altri quartieri periferici2.
Ecco dunque che tutti gli elementi erano chiaramente disposti sul tavolo della politica per capire che questa operazione avrebbe scosso violentemente le finanze cittadine generando un movimento di tagli della spesa pubblica e un aumento delle imposte. La nostra capacità di previsione, però, è stata superata dalla realtà.
Degli investimenti fuori controllo e di dubbio interesse sociale
Nel Piano Finanziario Periodo 2026-2033, è riportato che l’onere netto per investimenti sarà in totale di 622 milioni di franchi, ossia una media annuale di 77,8 milioni di franchi! L’onere netto per investimenti rappresenta il costo totale degli investimenti al netto di tutte le entrate e le tasse. Una parte decisiva della crescita degli investimenti (e della spesa) è da mettere in conto al PSE.
Il riscatto dell’Arena sportiva (114,5 milioni) e del Palazzetto dello sport (80,2 milioni) gonfieranno il conto investimenti di ben 194,7 milioni di franchi. Ai quali si aggiungono i 7,415 milioni del credito suppletorio per il Centro Sportivo al Maglio. E non possiamo neppure dimenticare l’aumento della spesa corrente, di almeno 54 milioni di franchi nei prossimi 25 anni, generato dal contratto di affitto che il Municipio ha siglato a tutto vantaggio du UBS, per la Torre Est e il Blocco Servizi. Infine, entreranno a regime, dal 2026, anche i costi di gestione dell’Arena Sportiva del PSE e del Palazzetto dello sport. Ma fra gli investimenti futuri c’è anche relativo al “rilancio dell’aeroporto” di Lugano il cui costo dovrebbe aggirarsi sui 60 milioni di franchi, un aeroporto inquinante e che sarà al servizio esclusivo di alcuni miliardari.
Per pagare gli investimenti senza aumentare troppo le imposte, si taglia nel sociale
Davanti a questo scenario, il Municipio affermava «da qui l’importanza di procedere con una urgente revisione della spesa che permetta di contenere i disavanzi, primo passo necessario a successivamente garantire il mantenimento del livello degli investimenti previsto e auspicato»3. È così che il Municipio, lo scorso mese di maggio ha presentato il primo pacchetto di tagli strutturali per gli anni 2025-2027 pari a 13,8 milioni di franchi! Questi primi tagli colpiscono anche la scuola (1,1 milioni di franchi), gli aiuti sociali (629’000 franchi), la cultura e il personale della città. Per esempio sono eliminati 180’000 franchi per la settimana di colonia a Mascengo per le classi di quarta e quinta elementare, 70’000 franchi per finanziare attività extrascolastiche per ogni allievo delle medie, 630’000 franchi cancellati dal bilancio della Fondazione per la facoltà dell’Università della Svizzera italiana, 165’000 franchi in meno al Museo d’arte della Svizzera italiana (Masi) e i 420’000 franchi tolti al LAC. E il Municipio interverrà anche sul personale comunale, non sostituendo le partenze (pensionamenti o altro).
Si tratta di un peggioramento del servizio pubblico e delle condizioni di lavoro dei dipendenti: con meno personale non si potranno assicurare le stesse prestazioni e queste scadranno di qualità. Come se ciò non bastasse, nel preventivo 2026, è stato annunciato il secondo pacchetto di tagli, per un totale di 22,9 milioni di franchi che saranno realizzati tra il 2028 e il 2030. Questo secondo pacchetto è dovuto, secondo il Municipio, all’aumento delle spese derivato dall’accettazione delle due iniziative sui costi della cassa malati (28.09.2025). Ma i tagli non si fermeranno a questi due pacchetti. Infine, non possiamo dimenticare l’aumento, a partire dal 1° gennaio 2026, del moltiplicatore delle imposte per le persone fisiche di 3 punti (dal 77 all’80%) esclusivamente per finanziare i costi monumentali del PSE.
E si svende il patrimonio pubblico comunale
Per ridurre il peso finanziario dovuto al pagamento degli interessi sul debito e alle quote di capitale da rimborsare, le autorità politiche luganesi hanno anche elaborato una lista di beni pubblici (mobili e immobili) da vendere ai privati. L’obiettivo è così quello di recuperare 306,1 milioni di franchi. Ecco i pezzi pregiati di questa svendita di una parte importante del patrimonio pubblico: Casinò Lugano SA (9,662 milioni), Castagneto (9,662 milioni), Sedime USI (96,615 milioni), Via al Chioso (16,065 milioni), Ex Dogane – Via Posta (48,419 milioni) e Alpiq SA (104,4 milioni). Vendere i beni pubblici per fare cassa non è mai una scelta positiva per una collettività. Per i privati certamente: potranno rilevare proprietà di valore a un prezzo vantaggioso, ben inferiore al valore reale.
Per le amministrazioni pubbliche si tratta di soluzioni per rispondere nel breve termine a dei bisogni finanziari impellenti, perciò cedute a un prezzo più basso, in perdita perché l’obiettivo è monetizzare a qualsiasi costo. Inoltre, nel tempo, questi beni pubblici potrebbero diventare importanti per rispondere a nuovi bisogni sociali o economici della popolazione ma ovviamente non saranno più disponibili. Ciò che spingerebbe le autorità comunali a procedere a nuove spese per soddisfare le nuove esigenze collettive. Una politica che rischia di trasformarsi, nel tempo, in un vero e proprio boomerang…
NO alle fasi 2 e 3 del PSE: rilanciamo la mobilitazione!
La pubblicazione del Messaggio municipale n. 12616, concernente la richiesta di un credito di costruzione di fr. 1’880’000 per alcune opere necessarie alla realizzazione delle tappe 2 e 3 del PSE, rappresenta uno spartiacque fondamentale per l’intero progetto.
Da un lato, si è ormai entrati nella fase conclusiva della realizzazione dei cosiddetti “contenuti sportivi”: la prossima consegna dell’Arena sportiva (stadio), l’avanzamento rapido del Palazzetto dello Sport, la costruzione del Centro sportivo al Maglio, lo sblocco della pista di atletica e il completamento del Blocco Servizi destinato ad accogliere la polizia comunale e altri servizi cittadini. In sintesi, si sta chiudendo quella fase del progetto che era stata strumentalmente utilizzata dai sostenitori del PSE per imporne l’accettazione in sede referendaria, facendo leva sul ricatto secondo cui un rifiuto avrebbe messo in pericolo il futuro sportivo di Lugano. Da qui lo slogan manipolatorio “Sì allo sport”.
Dall’altro lato, il Messaggio municipale apre – a suo modo – la seconda fase del PSE: quella dei contenuti immobiliari extra-sportivi, ovvero le due torri e i palazzi abitativi. Si tratta di operazioni finanziate e di proprietà di UBS, prive di qualsiasi rispondenza a reali bisogni sociali in termini di nuovi spazi abitativi e concepite unicamente come strumenti di profitto. Pur criticando i costi esorbitanti dei contenuti sportivi, la formula di finanziamento adottata e una localizzazione sbagliata e fuori scala – funzionale alla creazione di spazi per contenuti immobiliari privati inutili – non ci siamo mai opposti al principio di ristrutturare lo stadio e di costruire un palazzetto dello sport. La nostra opposizione totale si è sempre concentrata contro i contenuti privati, le cosiddette fasi 2 e 3. Una posizione condivisa da migliaia di cittadine e cittadini che hanno firmato il referendum e che hanno perfettamente compreso il senso della nostra battaglia. Oggi ancora più di ieri. È probabile che la maggioranza della popolazione luganese non voglia più i contenuti immobiliari privati del PSE.
In questo contesto, il Messaggio municipale n. 12616 può e deve riaprire il dibattito sul PSE. Le condizioni sono mature per un ampio confronto pubblico sulla reale necessità di realizzare le fasi 2 e 3. Per questo motivo, il Messaggio deve essere respinto. Ciò rappresenterebbe un chiaro segnale di rottura con un progetto che ormai serve unicamente a garantire i profitti di UBS e HRS. Il PSE è figlio della cosiddetta “concertazione politica”, i cui esiti fallimentari sono ormai sotto gli occhi di tutti. Senza una rottura netta con questo metodo e senza la costruzione di un reale rapporto di forza, ancorato ai bisogni della popolazione salariata, l’esperienza del PSE rischia di ripetersi in altri grandi progetti cittadini, come l’aeroporto di Lugano o il Polo Turistico Congressuale, ancora una volta accompagnati da promesse destinate a essere smentite.
Occorre quindi rimettere al centro il dibattito, a partire dal rifiuto di questo nuovo credito, su come arrivare a una rinuncia definitiva alle fasi 2 e 3 del PSE. Un’opzione che oggi non appare irrealistica. Essa comporterebbe certamente costi e scelte difficili – come la rescissione di contratti di locazione già firmati o la revoca del diritto di superficie – ma si tratterebbe di oneri di gran lunga inferiori rispetto al pagamento per decenni di interessi privati o alla concessione per 90 anni di un terreno pubblico di grande valore a UBS.
È dunque necessario riaprire il confronto tra tutte le forze che si sono opposte al PSE, coinvolgendo anche coloro che lo avevano approvato e che oggi si rendono conto – meglio tardi che mai – di essere stati ingannati (pensiamo in particolare al PS di Lugano).
Un’opposizione determinata, a tutti i livelli, al credito in discussione può rappresentare un primo passo in questa direzione. È quanto l’MPS, coerente con la linea sempre difesa, auspica.
1. Con l’accordo di PPP i cittadini e le cittadine di Lugano avrebbero pagato, per 27 anni al gruppo HRS e a UBS, un tasso d’interesse del 3,08% per il Palazzetto dello sport e del 2,38% per l’Arena sportiva (stadio). Il fatto che il Municipio abbia proposto e il consiglio comunale abbia accettato il riscatto dell’Arena Sportiva e del Palazzetto dello sport a un tasso d’interesse dell’1,2%, risparmiando così 34,5 e 18 milioni di franchi, evidenzia l’assurdità di tutta l’operazione finanziaria del PSE. Infatti, come avevamo sottolineato nella campagna referendaria, sarebbe stato molto più economico procedere con un finanziamento diretto della città tramite un prestito obbligazionario. A metà 2020, la città aveva rinnovato – per il finanziamento delle proprie attività correnti – un prestito obbligazionario di 140 milioni per 50 anni a un tasso dello 0,165%.
2. Ricordiamo che la città pagherà a UBS 2’054’200 milioni di franchi per l’affitto della Torre Est (al quale si aggiungono 233’280 franchi di parcheggi) e 1’111’700 franchi di affitto per il Blocco Servizi. Un totale di almeno 3,399 milioni all’anno, per sicuramente 25 anni (totale: 85 milioni di franchi). Gli affitti attuali per i servizi amministrativi e per la polizia comunale costano 1’228’790 milioni di franchi l’anno. In futuro, quindi, la città pagherà 85 milioni contro i 31 milioni che pagherebbe nella configurazione attuale.
3. Messaggio municipale NO. 12069 concernente la presentazione del Piano Finanziario della Città di Lugano per gli anni 2025–2028, 17 ottobre 2024, p. 5.
Di Matteo Poretti, militante MPS

