Recentemente c’è stato il rinnovo del Regolamento Organico Cantonale (ROC) per l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC). Dai commenti sindacali non è parso emergere un grande entusiasmo. Come mai?

Credo che la ragione principale sia legata al fatto che il risultato appaia più che deludente. Si tratta, in realtà, del secondo rinnovo contrattuale – e parliamo di un arco di tempo che, alla fine, coprirà quasi un decennio – senza che sulle questioni di fondo (salario e condizioni di lavoro) siano stati compiuti passi avanti significativi.

Questo rinnovo è praticamente a costo zero per l’EOC (come lo era stato quello precedente). Il comunicato delle direzioni sindacali è costretto a mettere in evidenza, come unico aspetto positivo, il miglioramento delle indennità per il lavoro notturno, festivo e notturno festivo. Questo risultato complessivamente negativo si inserisce in un contesto nel quale i salari reali del personale curante in Ticino sono in diminuzione.

Un’infermiera qualificata che inizia a lavorare all’EOC ha diritto a un salario annuo di 66’651 franchi (5’127 franchi al mese); dieci anni fa questo salario era di 64’376 franchi all’anno (4’952 franchi al mese). Si tratta di un aumento di 175 franchi al mese in dieci anni (circa 15 franchi al mese all’anno), pari al 3%. Nello stesso periodo preso in esame (2017–2026), l’indice dei prezzi al consumo in Svizzera è aumentato di circa l’8%. Ne risulta quindi una perdita di potere d’acquisto di circa il 5%, che è in realtà ancora maggiore se si considera che l’indice nazionale dei prezzi al consumo non tiene conto dell’incremento dei premi della cassa malati.

Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per le condizioni di lavoro. Non solo l’orario settimanale è fermo alle 40 ore da parecchi anni, ma è ormai acquisito che le condizioni di lavoro siano peggiorate: stress, carenza di effettivi, burocratizzazione delle procedure di cura e così via. È qui – come ormai tutti ammettono da tempo – l’origine della disaffezione verso le professioni sanitarie, con lavoratrici e lavoratori che lasciano perché logorati dal lavoro e con crescenti difficoltà nel reclutare nuovo personale. Senza cambiamenti significativi nelle condizioni di lavoro non vi sarà alcun progresso.


La perdita del salario reale è particolarmente grave in un momento in cui vi è un consenso diffuso sulla necessità, per evitare la grave crisi del settore, di migliorare in modo sostanziale le condizioni di lavoro delle infermiere e degli infermieri. Non è forse un autogol?

Direi che si tratta di un’occasione mancata. Come si ricorderà, il 28 novembre 2021 il 61% dei votanti ha approvato l’iniziativa popolare denominata “Per cure infermieristiche forti”, che chiedeva una modifica della Costituzione impegnando Confederazione e Cantoni a promuovere e garantire cure infermieristiche sufficienti e di qualità, nonché un numero adeguato di infermieri formati. Dopo il voto, il Parlamento federale ha deciso di attuare il contenuto dell’iniziativa in due fasi.

La prima fase si è concentrata su una serie di misure relative alla formazione, volte ad aumentare il numero di infermieri diplomati: nuove basi legali e un incremento dei fondi per incentivare la formazione. Per il momento non sembrano esserci risultati significativi, anche perché i primi fondi sono stati stanziati solo nel 2025; questa “offensiva” si inserisce inoltre in un contesto di politiche di austerità e di tagli alla spesa pubblica da parte di numerosi Cantoni.

La seconda tappa è ancora in fase di definizione. Le proposte del Consiglio federale, vale la pena ricordarlo, sono assai minimaliste: per quanto riguarda salari e condizioni di lavoro, rinviano sostanzialmente alle cosiddette parti sociali, auspicando negoziati a livello cantonale per la conclusione di contratti collettivi di lavoro (CCL). Inoltre, le proposte del Consiglio federale, per quanto estremamente contenute, incontrano l’opposizione della maggioranza del Parlamento.

Anche qualora andassero in porto, per il personale attivo in Ticino (che dispone già di un CCL da decenni) non comporterebbero alcun miglioramento.

Per questo, anche alla luce della buona immagine di cui gode il personale sanitario, sarebbe stato fondamentale sfruttare questo rinnovo contrattuale per compiere passi avanti. Così non è stato: le direzioni sindacali paiono essere state soprattutto intente a lasciare tutto invariato. Non vi è stato alcun tentativo visibile di mobilitare in modo sistematico e continuativo lavoratrici e lavoratori attorno a rivendicazioni chiare e prioritarie.


Non sei un po’ troppo critico? Tutto sommato vi sono dei miglioramenti per quanto riguarda il lavoro notturno e festivo.

Non direi. I “miglioramenti” devono essere relativizzati, poiché si tratta di indennità che riguardano soltanto una parte del personale e la cui entità – considerando che un lavoratore può svolgere al massimo sette turni notturni al mese – non supera alcune decine di franchi mensili. Inoltre, l’indennità per il lavoro notturno domenicale rappresenta uno dei pochi miglioramenti già previsti dalla riforma in corso a livello federale.

Infine – ed è forse l’aspetto più problematico – limitare gli aumenti al solo lavoro notturno e festivo invia un segnale negativo: sembra infatti che solo ricorrendo sistematicamente a forme di lavoro particolarmente gravose per la salute delle lavoratrici e dei lavoratori sia possibile ottenere un incremento salariale. Una prospettiva tutt’altro che edificante.