Il 7 maggio 2019, presso un notaio luganese vengono costituite due nuove società: la TopCo Sail SA e la BidCo Sail SA. È in quel momento che cambia il destino di quasi quattrocento lavoratori e di una delle realtà farmaceutiche più importanti del Canton Ticino. Sintetica, azienda ultracentenaria basata a Mendrisio, stava per essere inghiottita da uno dei più importanti fondi speculativi d’Europa. TopCo e BidCo sono le fondamenta societarie di una struttura che, passando per il Lussemburgo, porta all’Ardian LBO Fund VI, un fondo con un portafoglio di circa 5 miliardi di dollari. Ardian, gruppo francese che gestisce e consiglia 177 miliardi di attivi, è uno dei più grandi operatori europei nel settore delle acquisizioni di società non quotate in Borsa. La sua specialità è il cosiddetto levereged buy-out (LBO), la tecnica finanziaria con cui ha inglobato Sintetica.
Il meccanismo è semplice quanto brutale. Ardian inietta circa 150 milioni di franchi tramite una controllata lussemburghese (InjectCo Sarl), che controlla il 70% di TopCo Sail; quest’ultima controlla BidCo Sail, che a sua volta detiene Sintetica. I vecchi proprietari l’italiano Marco Bonomi con il 70% e il ticinese Luca Bolzani con il 30% – reinvestono una parte di quanto guadagnato con la vendita diventando azionisti di minoranza (rispettivamente 21% e 9% di TopCo Sail). Guadagnano tutti e due. Chi non guadagna, chi anzi paga, è Sintetica stessa: il debito dell’acquisizione, stimato intorno ai 100 milioni di franchi, non grava su Ardian bensì sull’azienda acquisita. Con tassi d’interesse inotrno al 10%, ciò si traduce in circa dieci milioni di franchi di oneri finanziari annui. «Un onere insostenibile per un’azienda di questa dimensione», ha dichiarato il professor Sergio Rossi dell’Università di Friborgo, tra i pochi a commentare pubblicamente l’operazione.
Fino al 2019 Sintetica era considerata un modello. Con quasi quattrocento dipendenti, stabilimenti a Mendrisio e Couvet (Canton Neuchatel) e una reputazione costruita in decenni, l’azienda di Mendrisio era guidata da Augusto Mitidieri, CEO che aveva fatto del cosiddetto «capitalismo uomo-centrico» una bandiera. Erano stati proprio queste condizioni, assieme alle prospettive di crescita, ad attrarre Ardian, convinto di poter far crescere ulteriormente la società per poi rivenderla con profitto nel giro di tre-sei anni, come da manuale dei fondi di buyout. Il copione, però, si è inceppato. E non di poco.
A inizio 2024, da Parigi arriva in Ticino Hubert Puech d’Alissac, il quarto CEO in cinque anni. Il suo curriculum non promette niente di buono, essendo stato dirigente di società che sotto la sua gestione hanno ricevuto pesanti sanzioni dalla Commissione europea. Il suo mandato è chiaro: ridurre i costi, migliorare il margine operativo lordo, salvare il salvabile. Un incarico che si traduce in tagli: chiusura della filiale americana, licenziamento di figure manageriali nel 2024, poi a inizio 2025 una nuova ristrutturazione con una cinquantina di licenziamente tra il Ticino e Neuchâtel, dove il sito produttivo viene progressivamente smantellato. Alcune produzioni importanti, tra cui farmaci critici per uso ospedaliero, vengono abbandonate.
I numeri che arrivano dal Lussemburgo sono impietosi. Dal 2021 al 2023, il valore dell’investimento di Ardian in Sintetica – registrato nei bilanci lussemburghesi di InjectCo SARL – è crollato da 176 milioni a poco più di 38 milioni di franchi. Una svalutazione superiore al 75%. Nello stesso periodo, InjectCo ha registrato 113 milioni di franchi di perdita nel solo 2023. Sintetica, di fatto, non vale quasi più niente. In questo disastro industriale c’è però chi ha fatto soldi. Le banche, guidate da UBS, che incassano ogni anno interessi senza muovere un dito e che saranno le prime ad essere rimborsate. I vecchi proprietari hanno incassato dalla vendita e continuano ad incassare interessi sui soldi lasciati nell’operazione. Loro saranno i secondi in fila per il rimborso. I terzi saranno le banche che hanno prestato soldi per gli investimenti operativi, tra cui BancaStato. Ci perderà, proibabilmente Ardian per il quale un investimento fallito non è un dramma esistenziale: con 250 aziende in portafoglio, qualche perdita è fisiologica. Per i lavoratori di Mendrisio e Neuchâtel, per il territorio ticinese, per il sistema sanitario svizzero, il discorso è molto diverso.
C’è un dettaglio che rende questa vicenda ancora più amara. Durante la pandemia di Covid-19, Sintetica aveva svolto un ruolo di primo piano nel rifornire gli ospedali svizzeri di farmaci anestesiologici e di terapia intensiva – prodotti essenziali per intubazioni e rianimazioni – in un momento in cui le catene di approvvigionamento globali erano in tilt. Era stata una dimostrazione concreta di cosa significhi avere capacità produttiva farmaceutica sul territorio nazionale. Quella lezione è rimasta lettera morta. Mentre la Svizzera discuteva di sicurezza dell’approvvigionamento e di sovranità sanitaria, Sintetica veniva progressivamente svuotata. Le produzioni abbandonate, i siti ridimensionati, i lavoratori licenziati: tutto il contrario di ciò che la pandemia aveva indicato come necessario.
La vicenda Sintetica non è un incidente isolato. Nel mondo esistono decine di casi analoghi: fondi di buyout che si impossessano di aziende virtuose, le caricano di debiti, le ristrutturano ferocemente per massimizzare i margini a breve termine, per poi abbandonarle – o cederle a prezzi stracciati – quando l’operazione non funziona. Il personale paga. Il territorio paga. I servizi pubblici pagano. Il fondo no. Nel caso Sintetica, la struttura è stata montata in modo pressoché invisibile: due società basate presso una fiduciaria di Lugano, una holding in Lussemburgo, un fondo con sede a Parigi. Tutto perfettamente legale, tutto perfettamente opaco. Nessuna autorità pubblica ha avuto voce in capitolo su un’acquisizione che avrebbe determinato il futuro di centinaia di posti di lavoro e della capacità produttiva farmaceutica di un intero cantone. Anche se Sintetica aveva beneficiato di aiuti pubblici, attraverso i sussidi per promuovere l’innovazione economica e con i prestiti di BancaStato. Oggi mentre la proprietà cerca disperatamente un acquirente resta la domanda di fondo: è accettabile che settori strategici come quello farmaceutico possano essere acquisiti, gravati di debiti e poi abbandonati da fondi speculativi senza alcuna salvaguardia pubblica?

