Il 14 giugno 2026 la popolazione ticinese è chiamata a esprimersi su una domanda semplice nella forma ma profonda nel significato: «La salute orale è un diritto di tutte e tutti, indipendentemente dal reddito?». L’iniziativa popolare legislativa generica «Per il rimborso delle cure dentarie», lanciata nel 2015 da Franco Cavalli e cofirmatari e sostenuta da 8’283 firme valide, propone di rispondere affermativamente, iscrivendo questo principio nella Costituzione cantonale e aprendo la strada a un’assicurazione pubblica obbligatoria.
Un percorso che fino a qui è stato tutt’altro che lineare. Dopo la dichiarazione di ricevibilità nel maggio 2015, l’iter parlamentare si è trascinato per oltre dieci anni – un ritardo difficile da giustificare istituzionalmente, che la dice lunga sul rispetto riservato agli strumenti di democrazia diretta. Il 27 gennaio 2026 l’ala borghese del Gran Consiglio ha respinto l’iniziativa con 49 voti rispetto ai 22 dell’area progressista che sostiene convinta e unita l’iniziativa. Ora, finalmente, tocca al popolo decidere.
Il problema:
chi paga e chi rinuncia
Nel 2022 le spese per cure dentarie in Ticino hanno raggiunto circa 160 milioni di franchi. Di questi, solo 3,4 milioni sono stati rimborsati dalla LAMal, e circa 7,9 milioni sono stati coperti dal Cantone tramite le prestazioni complementari alle rendite AVS/AI o l’assistenza sociale. Il resto – cioè la stragrande maggioranza – è rimasto a carico diretto dei pazienti. A livello svizzero, oltre il 90% delle spese dentarie è pagato di tasca propria.
Le cure dentarie rappresentano così la voce più importante dei costi sanitari diretti delle famiglie. E un quinto delle famiglie svizzere sappiamo che non sarebbe in grado di far fronte a una spesa imprevista di 2'500 franchi entro un mese – la cifra corrispondente a una fattura dentaria di media complessità.
Il risultato? Il 5,8% dei ticinesi dichiara di rinunciare completamente alle cure dentarie per motivi economici, un dato superiore alla media svizzera (4,5%). E se includiamo chi rimanda le cure e rinuncia a controlli regolari, la percentuale sale al 28,8%: quasi una persona su tre!
Chi è escluso:
i volti di uníingiustizia strutturale
I sussidi cantonali esistenti – prestazioni complementari AVS/AI, assistenza sociale – raggiungono solo le fasce più fragili della popolazione. Le categorie intermedie restano sistematicamente escluse: i lavoratori indipendenti con redditi variabili, i giovani adulti che dopo le scuole medie perdono la copertura del Servizio dentario scolastico senza trovare alcuna rete alternativa, le famiglie del ceto medio con due salari modesti che non rientrano né negli aiuti sociali né nella possibilità di permettersi assicurazioni complementari, gli anziani con una pensione AVS appena sopra la soglia delle prestazioni complementari. E poi i lavoratori con permesso B e paura di non-rinnovo, i lavoratori precari e chi non chiede per stigma sociale.
Il Servizio dentario scolastico – che ogni anno segue oltre 20'000 studenti con un costo medio di 150 franchi per studente e una copertura massima di 700.– all’anno – è una realtà positiva, ma strutturalmente limitata: la copertura si interrompe attorno ai 15 anni, proprio quando le esigenze odontoiatriche aumentano e si consolida la salute dentale per l’età adulta. Una volta usciti da quel sistema, i giovani adulti sono lasciati a se stessi.
Alcuni pazienti reagiscono ricorrendo alle cure all’estero, nella speranza di risparmiare. Ma questa non è una soluzione, perché la discontinuità delle cure crea rischi reali per la salute e spesso porta a interventi più complessi e costosi nel medio termine.
Sono tutti volti di persone che posso confermare di vedere quotidianamente anche come dentista.
La bocca non è separata dal corpo
Uno degli argomenti più solidi a favore dell’iniziativa è anche quello che dovrebbe essere più ovvio e indiscutibile: la salute orale è salute generale. Non è una questione estetica o di comfort, ma di medicina. Numerosi studi scientifici documentano il collegamento diretto tra le malattie gengivali, parodontali o infezioni dentali non trattate e condizioni sistemiche gravi: diabete, malattie cardiovascolari, complicazioni in gravidanza, ansia e depressione sono alcune di queste. Soprattutto nelle persone anziane, già fragili per altre patologie, i problemi dentali non curati possono diventare emergenze mediche serie.
Rinviare le cure non fa dunque risparmiare il sistema sanitario, ma sposta i costi nel tempo, amplificandoli. Una carie trattata in fase iniziale, infatti, costa circa 150–300 fr, mentre la stessa carie non trattata diventa un’infezione che richiede devitalizzazione, corona o estrazione e impianto, cioè 1'500-6'000 fr. Il risparmio apparente della rinuncia diventa dunque un costo maggiore, a carico del paziente e indirettamente del sistema sanitario pubblico attraverso le conseguenze sulle patologie generali, oltre ad essere causa di sofferenza e spesso anche di altre ricadute sociali.
La proposta:
un principio costituzionale, poi la legge
È importante capire cosa si vota esattamente il 14 giugno. Non si decide un catalogo preciso di prestazioni, né un’aliquota contributiva, né l’organizzazione dettagliata del sistema. Si vota su un principio: che ogni persona residente in Ticino abbia diritto al rimborso dei costi delle cure dentarie di base, garantito da un’assicurazione pubblica obbligatoria. I dettagli attuativi, ossia aliquote, prestazioni coperte, meccanismi organizzativi, saranno definiti successivamente dal Parlamento con il giusto dibattito democratico e il coinvolgimento dei tecnici.
Questo è esattamente il percorso che ha portato all’assicurazione maternità in Svizzera: prima il principio fu sancito costituzionalmente, poi fu sviluppata la legislazione. Lo stesso vale per molte delle grandi riforme svizzere.
Il modello di finanziamento proposto si ispira all’AVS: contributi proporzionali al reddito, suddivisi in modo paritario tra lavoratori e datori di lavoro, con un contributo cantonale per chi non è attivo nel mercato del lavoro.
Il nodo finanziario:
leggere i numeri correttamente
L’obiezione più ricorrente degli oppositori è quella del costo: il Consiglio di Stato stima un onere di 150 milioni di franchi per una copertura universale delle cure di base. Una cifra che, letta isolatamente, può sembrare elevata. Ma va letta nel contesto giusto. I ticinesi spendono già oggi circa 160 milioni di franchi di tasca propria per le cure dentarie, di cui meno del 10% vengono rimborsati. La domanda non è se il sistema costi – perché costa già ora, e il costo lo pagano le famiglie singolarmente – ma chi paga e come: individualmente, in modo regressivo rispetto al reddito, oppure collettivamente, in modo proporzionale al reddito come avviene per altre assicurazioni sociali? E la redistribuzione del costo attraverso un sistema solidale non aumenta necessariamente la spesa aggregata, anzi: la rende più equa e più pianificabile, migliora la prevenzione e riduce le rinunce che producono costi maggiori nel tempo.
Va anche aggiunto che le spese dentarie sul totale della spesa sanitaria svizzera ammontano oggi al 4,4% – una quota che è addirittura diminuita negli ultimi anni, non per merito del sistema ma probabilmente come spia di minore accesso alle cure. Si tratta inoltre di un dato che è lo stesso o addirittura minore anche in Paesi come la Germania che hanno una copertura dentaria pubblica.
Il confronto europeo:
una cartolina imbarazzante
I dati del 2024 collocano la Svizzera all’ottavo posto in Europa per tasso di rinuncia alle cure dentarie per motivi economici, con un 5%, quasi il doppio della media europea del 2,7%. Davanti a noi figurano paesi con un sistema di non-copertura simile al nostro oppure con coperture insufficienti. Mentre i paesi con i tassi più bassi – tra cui paesi molto simili alla Svizzera per situazione di ricchezza, come Germania (0,3%), Austria (0,7%), Finlandia (0,6%), Svezia (1,8%) – hanno tutti una forma di copertura pubblica efficace per le cure dentarie. La dimostrazione inequivocabile del fatto che la mancanza di copertura pubblica è il principale fattore che spiega le disuguaglianze nell’accesso alle cure dentarie. Un dato confermato anche dal fatto che in Svizzera il tasso di rinuncia completa alle cure mediche, dove esiste un’assicurazione obbligatoria (seppur non perfetta), si riduce all’1,2%.
Gli oppositori ricordano che iniziative simili sono state respinte in altri Cantoni. Ma il confronto più citato, quello con Ginevra, merita una precisazione: la differenza fu di 144 voti su un elettorato di centinaia di migliaia di persone. E i dati europei del 2024, che oggi raccontano con chiarezza dove si colloca la Svizzera rispetto al resto del continente, non erano ancora disponibili in quel momento. Inoltre il Ticino ha un contesto specifico: salari mediamente più bassi, percentuale di rinuncia alle cure superiore alla media svizzera, 1/3 di popolazione con accesso limitato agli aiuti. Oltre al fatto che la storia referendaria svizzera è piena di importanti riforme respinte e poi approvate, per es. l’AVS.
Una scelta di civiltà
L’iniziativa «Per il rimborso delle cure dentarie» non è una proposta massimalista. Non promette tutto a tutti immediatamente. Chiede di sancire un principio – che la salute orale è un diritto – e di costruire progressivamente il sistema per attuarlo. È un punto di partenza, non un punto di arrivo.
Per chi crede in un sistema sanitario equo, in cui l’accesso alle cure dipenda dal bisogno e non dalla disponibilità economica, il voto del 14 giugno è una scelta chiara. Perché denti e bocca non sono un lusso separato dal resto del corpo. Perché la salute non deve dipendere dal reddito. E votare Sì è il primo passo nella giusta direzione.
Nancy Lunghi, municipale PS Locarno e dentista

