Purtroppo, leggendo l’ultimo numero dei Quaderni Alternativi leggo che nulla è cambiato dalla prima posizione sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, “né per Putin né per la Nato”, dove di nuovo l’Ucraina non viene nominata.

Il popolo ucraino non esiste, non ha resistito per quattro anni, non aveva votato per nessuno e il suo presidente si merita al massimo gli epiteti putiniani di “cattivo clown, miliardario corrotto, ebreo nazista, omosessuale”.

I Quaderni alternativi purtroppo non sono alternativi per nulla: ricalcano la narrazione di Putin, giustificando l’invasione con le provocazioni dell’Occidente e sappiamo, dalla Storia, che tutte le guerre sono nate da scuse di tutti i generi per le reali intenzioni belliche.

Meno male che nell’articolo si scrive anche che Putin è un “criminale...autocrate sanguinario”, ma questo non sembra essere importante per una diversa giustificazione. Non è difficile quindi capire che la posizione dei Quaderni Alternativi” giustifica così l’invasione, favorendo chiaramente la guerra d’invasione.

Non entriamo nei particolari molteplici seguendo le varie fonti che non citiamo: basta un “piccolo” particolare: la Nato, si dice, che era talmente presente e forte in Ucraina al momento dell’invasione che il presidente votato, Wolodimyr Zelensky aveva invece invitato la popolazione di Kiev a resistere fabbricando le famose bombe Molotov.

Inoltre, se un esercito punta sulla capitale, l’obiettivo è la conquista di un paese intero e non solo, come si narra oggi, di una sua regione.

Lasciamo anche perdere tutti i progetti documentati sulle intenzioni putiniane di rimodellare l’Europa e altro ancora.

Peccato che questa narrazione putiniana ha fatto breccia anche nelle sinistre europee, una narrazione che hanno dovuto subire anche i miei amici russi nel loro Paese.

Non sono uno storico, ma, come compositore di musica classica contemporanea e come frequentatore della Russia per 40 anni, mi sono occupato intensamente di questa invasione fin dall’inizio, e ho composto per tre anni una serie di brani raccolti sotto il titolo I RESISTENTI per coro e organo (2023-2026).


Francesco Hoch
Savosa, 18 marzo 2026

 

Risposta della Redazione

Ringraziamo del commento: ci fa sempre piacere ricevere posta dai nostri lettori. Confermiamo però la nostra presa di posizione, che stiamo ripetendo da quattro anni e che ci sembra condivisa da sempre più analisti che valutano spassionatamente la situazione.

La nostra condanna dell’aggressione russa all’Ucraina è chiara e non vediamo come si possa metterla in dubbio. Questo però non deve esimerci dal valutare correttamente quei fattori geopolitici che hanno contribuito a scatenarla. Per capirci: dire che l’iniquo trattato di Versailles dopo la Prima Guerra mondiale ha favorito l’ascesa al potere di Hitler o che la criminale politica economica imposta alla Russia da Banca Mondiale e FMI dopo il crollo del Muro di Berlino ha grandemente contribuito al successo del neozarismo reazionario di Putin, non significa giustificare né il nazismo né la politica putiniana.

E lo stesso vale per quanto abbiamo scritto a proposito della guerra in Ucraina. Abbiamo anche sottolineato che molto si giuoca sulla pelle di questo popolo: non sottovalutiamo la sua resistenza eroica, anche se una parte non trascurabile della popolazione ha approfittato della situazione per trasferirsi in Europa Occidentale e le diserzioni sono sempre più massicce. Non si può neanche tacere sul non rispetto da parte di Kiew degli accordi di Minsk, inclusa la messa al bando della lingua russa, parlata nel Donbass. O sul fatto che nel frattempo Zelensky abbia svenduto il paese agli interessi del capitalismo occidentale.

Non ci sentiamo perciò per niente ”putiniani”, epiteto questo usato ormai in modo demagogico contro chiunque non accetti supinamente la narrazione della NATO. A pag. 30 di questo numero pubblichiamo la recensione di “Perché l’Occidente odia la Russia” di Hauke Ritz, con prefazione di Luciano Canfora.

Facciamo invece quindi attenzione a non cadere nella russofobia, che spopola nei nostri media e di cui si servono i nostri politici per giustificare un riarmo demenziale.