Al momento della stesura di questo articolo, molti punti sull’attuazione delle due iniziative sulle casse malati restano ancora aperti. La Commissione della gestione punta a portare il messaggio del Consiglio di Stato in Parlamento nella sessione di giugno, dove si capirà se verrà modificato, svuotato o respinto. Un messaggio che abbiamo criticato, in particolare per l’assenza di garanzie sull’entrata in vigore nel 2029, sperando che il Parlamento potesse correggerne gli aspetti più problematici. Il nostro obiettivo resta chiaro: rafforzare concretamente il potere d’acquisto delle persone e alleggerire il peso sempre più insostenibile dei premi di cassa malati. Anche se la situazione è ancora in evoluzione, alcune considerazioni possono già essere fatte.

1. Un grido d’allarme della popolazione. 

A prima vista può sembrare contraddittorio che, lo stesso giorno, una maggioranza della popolazione abbia approvato sia l’iniziativa per aumentare i sussidi di cassa malati sia quella per aumentare le deduzioni fiscali. In realtà non lo è affatto. Quel doppio sì è stato soprattutto un grido d’allarme: un “ora basta!”. Troppe persone non riescono più a far fronte all’aumento continuo dei premi. In Ticino convivono infatti i salari più bassi della Svizzera e i premi di cassa malati più elevati del Paese. 

2. La volontà popolare non si aggira. 

Stiamo parlando di iniziative popolari approvate dal popolo. E le iniziative approvate vanno applicate. Già il fatto che il Governo abbia presentato un messaggio e che si sia aperto un nuovo iter parlamentare rappresenta una procedura perlomeno molto particolare. A differenza del livello federale, infatti, non siamo confrontati con iniziative costituzionali, bensì legislative. Nel nostro ordinamento il Consiglio di Stato dovrebbe semplicemente decretarne l’entrata in vigore. Per questo motivo, ogni tentativo di ritardarne o ridimensionarne l’attuazione pone anche una questione democratica.

3. No alla clausola ghigliottina. 

Voler subordinare, come propone il Governo, l’applicazione delle due iniziative alla definizione preventiva del loro finanziamento è problematico sia sul piano procedurale sia su quello democratico. Naturalmente il finanziamento va affrontato in modo serio e sostenibile. Ma non può diventare un pretesto per rinviare o addirittura mettere in discussione l’attuazione di una decisione popolare. Del resto, anche a livello federale si sta procedendo diversamente per la 13esima AVS: la nuova rendita verrà versata a partire da dicembre 2026, mentre il dibattito sul finanziamento è tuttora aperto. Bene che la Gestione abbia capito che il rispetto della volontà popolare non può dipendere da una clausola ghigliottina.

4. No al “Piano Dadò”. 

Non è soltanto il Governo a giocare con la volontà popolare. Anche il presidente del Centro Fiorenzo Dadò ha tentato di farlo. Gli equilibri politici in commissione e in Parlamento sono chiari: dividere le due iniziative significa mettere su una corsia preferenziale l’iniziativa leghista sugli sgravi fiscali — che favorisce soprattutto un ceto medio-alto — e rallentare invece quella per il 10%, che aiuta concretamente il ceto medio, le famiglie e chi oggi fatica davvero a pagare i premi. In altre parole: iniziativa di serie A e iniziativa di serie B. Abbiamo reagito con forza a questo tentativo, denunciandone apertamente la gravità politica e democratica. La pressione di queste settimane sembra però aver aperto uno spazio per una soluzione più rispettosa della volontà popolare. Saranno decisive le prossime settimane, ma alcuni segnali fanno finalmente sperare in un cambio di direzione.

5. “Non è attuabile”: semplicemente falso. 

Uno degli argomenti usati dal centrodestra per giustificare lo spacchettamento è che l’iniziativa per il 10% sarebbe troppo complessa da applicare e impossibile da finanziare. È falso. L’iniziativa si basa infatti sull’attuale sistema RIPAM e non stravolge il modello esistente dei sussidi. Quanto al finanziamento, stiamo stati chiarissimi già in campagna: serve un finanziamento solidale, che agisca sul lato delle entrate. Ciò significa aumentare l’aliquota sulle grandi sostanze, correggere gli sgravi fiscali concessi negli scorsi anni e procedere finalmente a una vera revisione delle stime immobiliari, che colpisca soprattutto chi possiede numerosi immobili. Non dimentichiamo inoltre che i famosi 300 milioni di “costi” vengono già attualmente pagati dalla cittadinanza: è la quota superiore al 10%. La domanda è quindi unicamente chi paga e con quale sistema: premi pro capite o imposte progressive? 

6. Serve un cambio di paradigma. 

Al di là degli sviluppi dei prossimi mesi, una cosa è chiara: il problema non si esaurisce con l’attuazione delle due iniziative. Serve un ripensamento profondo del sistema sanitario svizzero. Occorre introdurre un finanziamento realmente solidale, con premi proporzionali al reddito, e arrivare finalmente a una cassa malati unica. Il PS Svizzero, i sindacati e altre forze progressiste stanno lavorando al lancio di nuove iniziative federali in questa direzione. Oggi più che mai, è urgente.

di Laura Riget, Copresidente PS Ticino e prima firmataria dell’iniziativa 10%