Come molti ricorderanno la Pianificazione ospedaliera (PO), cioè il documento che decide quale sarà l’offerta di cure per i pazienti ricoverati (cioè non ambulatoriali) negli ospedali del Cantone nei prossimi anni, sarà decisa dal Consiglio di Stato. Al Gran Consiglio è restato solo il compito di indicare le “linee guida”, cosa che è stata fatta qualche mese fa senza che si modificasse sciaguratamente più di tanto quanto proposto dal Consiglio di Stato.

Come Associazione per la difesa del servizio pubblico avremmo voluto un approfondimento maggiore da parte del Gran Consiglio visto che il documento proposto sembrava essere quasi una fotocopia della precedente PO. Oggi ci troviamo tra le mani il “Rapporto metodologico per la Pianificazione ospedaliera”, pubblicato dal Dipartimento Sanità e Socialità (DSS) il 22.08.2025, in cui abbiamo trovato alcune indicazioni per noi poco chiare, oltre ad apparenti contraddizioni che meritano un approfondimento in vista della prossima PO.

Il documento è esteso per cui mi limito a toccare solo alcuni punti. Si comincia ricordando come le cure stazionarie debbano rispondere al fabbisogno effettivo della popolazione, tenendo conto dell’economicità ma anche della qualità delle cure, nonché della capacità di un istituto di cura di dar seguito al mandato ricevuto dal Cantone.

Per la qualità il Consiglio Federale ha definito i principali criteri. Il Canton Ticino ha introdotto i requisiti minimi e quelli specifici al settore di cura che regolano l’attribuzione dei mandati. Ci delude che il DSS focalizzi la sua valutazione solo sulle procedure di verifica della qualità, piuttosto che sui risultati clinici ottenuti, per lo meno per gli istituti e i mandati già riconosciuti.

Per l’economicità i candidati devono garantire prestazioni sul lungo periodo.  Leggiamo allora dal Rapporto che: “la raccomandazione prevede che un ospedale non sia considerato determinante per la copertura del fabbisogno… se…, non fornisce almeno il 5%, … e contemporaneamente, almeno 10 casi”. Per le procedure meno frequenti, questo 5% (ma anche i 10 casi) appaiono “magrolini” rispetto alla necessità di garantire una pratica professionale sufficientemente sperimentata da parte dei vari Istituti di cura, almeno per le prestazioni complesse. Certo, siamo coscienti che è importante garantire la presenza su tutto il territorio di diverse prestazioni, ma il 5% e i 10 casi, se non per gli interventi più frequenti, ci preoccupano e non sembrano corrispondere ai principi di qualità e di efficienza ai quali il documento si richiama. Quali sono allora le vere ragioni di tale scelta (benedetta tra l’altro dal Gran Consiglio)?

Segue poi l’elenco dei requisiti che l’istituto che riceve il mandato dalla PO deve “obbligatoriamente soddisfare” per i gruppi di prestazioni del settore somatico acuto. E qui non è facile capire perché alcune prestazioni siano state posizionate nei diversi gruppi. L’elenco è molto lungo e per i non professionisti complesso. Menziono quindi solo alcune prestazioni che paiono essere le incongruenze più significative, rimandando a un’esposizione esaustiva che le persone interessate troveranno sul nostro sito (https://associazioneserviziopubblico.ch/).

Nelle Prestazioni (solo) specialistiche, offerte cioè a livello regionale e quindi potenzialmente in tutti gli ospedali, troviamo:

  • Neurochirurgia delle metastasi cerebrali e dell’epilessia
  • Tumori ossei (rari e che necessitano una presa a carico multidisciplinare e specialistica).


Sull’altro fronte, cioè nelle prestazioni multidisciplinari e complesse, quindi ritenute più difficili da affrontare e offerte potenzialmente solo a livello sovra regionale, troviamo invece:

  • assistenza di base in ostetricia
  • casa del parto
  • assistenza di base a neonati.

Ci risulta davvero difficile capire perché l’assistenza di base del parto e dei neonati (in cui la quota minima è del 10%) sia un tema complesso, mentre la neurochirurgia delle metastasi cerebrali (per cui basta il 5%) sia una prestazione più “facile” da affrontare.

Avere chiare risposte a queste domande ci sembra importante in vista delle decisioni che il Consiglio di Stato sarà chiamato presto a prendere sulla nuova Pianificazione ospedaliera che resterà in vigore per anni (salvo ricorsi o decisioni contrarie da parte dei tribunali, come accaduto in passato) e che traccerà in modo vincolante quale sarà la sanità in Ticino negli anni a venire. Come Associazione per la difesa del servizio pubblico sentiamo il dovere di capire, per garantire, oggi e in futuro, la qualità e la sostenibilità dei servizi sanitari necessari a tutte e a tutti i cittadini ticinesi.

Anna Biscossa, Co-presidente Associazione per la difesa del Servizio Pubblico (ASP)