Siamo ormai alle prime battute della campagna elettorale che ci porterà all’anno in cui, a partire dall’aprile prossimo, si terranno le tre tornate elettorali. Probabilmente perciò ritornano certi rigurgiti sui ristorni, un tema che porta sempre consensi, soprattutto ora dopo le smargiassate su Crans-Montana di una parte della politica e dei media italiani, tra l’altro da quel settore politico che corrisponde qui da noi grossomodo a Lega e UDC: contraddizioni tipiche del sovranismo becero!
Salvo le sceneggiate tra UDC e Lega, il clima preelettorale è dominato dalle discussioni su una possibile lista unitaria della sinistra a seguito anche dell’iniziativa lanciata da MPS alcuni mesi fa e di cui abbiamo ampiamente parlato nei numeri precedenti. Le discussioni sembrerebbero andare nella buona direzione: tutti si rendono conto che di fronte alla sempre più marcata arroganza del potere è ora che la sinistra si unisca.
Come sempre capita quando la crisi si aggrava, il potere borghese difatti lascia perdere a poco a poco le apparenze democratiche. La punta estrema la stiamo vedendo negli Stati Uniti, dove la cupola del capitalismo ha ufficialmente dichiarato che la democrazia a questo punto non è più compatibile con i loro piani di sviluppo economico. Questo non è una novità: il fascismo è sempre stata l’altra faccia della medaglia del potere borghese a cui si fa appello nei momenti di difficoltà.
Noi non siamo ancora a questo punto, ma i segnali si accumulano: basti pensare ai vari trucchi con cui si sta cercando di non realizzare la decisione popolare per quanto riguarda il tetto del 10% per i premi di cassa malati oppure alla conferma, senza battere ciglio, della tassa vessatoria sulle cure a domicilio, nonostante l’impressionante opposizione popolare. Ma gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare. A livello federale poi pensiamo anche solo all’isteria riarmistica o al rifiuto categorico di realizzare quanto chiede l’iniziativa per il miglioramento delle condizioni di lavoro del personale infermieristico, accettata da ben due terzi della popolazione.
La necessaria unione della sinistra non può essere però, se vuol essere credibile, una semplice operazione elettorale, ma presuppone anche una discussione su cosa si vuole raggiungere e come lo si vuole fare. Ci sono diversi nodi politici su cui ci si deve mettere d’accordo: pensiamo in proposito anche solo al rifiuto del pareggio di bilancio. Su cosa significa essere al governo cantonale bisogna sicuramente discutere: questo è un nodo che, come abbiamo spesso segnalato, il PS non ha mai risolto in quasi cent’anni.
Dappertutto la sinistra avanza solo quando è capace di sviluppare una narrazione diversa rispetto alla società esistente: quando non lo fa, si sta invece sciogliendo come neve al sole. Siccome vogliamo una società diversa, dobbiamo però poter continuare a sviluppare movimenti sociali d’opposizione. Che si possa essere contemporaneamente al governo e all’opposizione, l’ha dimostrato nientemeno che Blocher: per lui era forse più facile, rappresentando uno spezzone importante del potere borghese. L’impresa non è impossibile neanche per noi: ci vuole solo un po’ di coraggio e di chiaroveggenza per chiarirsi le idee.

