C’è una nebbia che sul Lago Maggiore non si alza mai del tutto. Non è quella meteorologica che lo avvolge a volte all’alba, ma una cortina fatta di opacità gestionale, bilanci in rosso e silenzi istituzionali. In questo scenario, la navigazione svizzera sul bacino del Verbano assomiglia sempre più a un battello fantasma: elegante nelle brochure turistiche, ma con una prua che punta dritta verso il naufragio.
Mentre il Presidente della SNL (Società Navigazione del Lago di Lugano), Agostino Ferrazzini, aumenta la nebbia con il progetto Venti35 — la promessa di una flotta totalmente elettrica entro il 2035 — la realtà quotidiana raccontata da chi quelle barche le conduce è fatta di battelli vetusti e manutenzione ridotta all’osso. Sul Lago di Lugano, l’elettrificazione procede a rilento tra proclami e incertezze e sul Maggiore non basta una mano di vernice fresca per coprire le crepe di una gestione che non sta in piedi e di barche che a volte non arrivano nemmeno a destinazione.
Nel 2024, la SNL ha presentato un disavanzo di oltre 914.000 franchi. Un buco che la dirigenza ha tentato di tappare nel modo più brutale: un taglio lineare dell’8,33% sui salari dei collaboratori.
Collaboratori già toccati sui fondi pensionistici. Nel 2021, la SNL è uscita dalla cassa pensioni Symova — che vantava un solido grado di copertura del 111% — per approdare alla Valitas. La particolarità? La gestione patrimoniale è stata affidata alla Copernicus Wealth Management.
Qui il conflitto d’interessi si fa palese: Agostino Ferrazzini siede contemporaneamente sulla poltrona di Presidente della SNL e su quella di Vicepresidente (e Presidente della Holding) di Copernicus. Come denunciato con forza dal sindacato SEV nel comunicato “La Direzione SNL può tutto? No, non può tutto”, si tratta di un intreccio che solleva dubbi legittimi sulla trasparenza dei flussi finanziari e sulla reale tutela del futuro dei dipendenti.
Ma dietro i numeri ci sono le persone. Molti ex dipendenti hanno gettato la spugna, riciclandosi in altri settori pur di ritrovare un “lavoro degno”. Raccontano di turni massacranti che sfidano sistematicamente la Legge sulla durata del lavoro (LDL). E su questo Berna non è rimasta a guardare: l’Ufficio Federale dei Trasporti (UFT) ha già richiamato la società per gravi lacune nel rispetto degli standard sociali minimi, purtroppo però i loro margini di azione sembrano limitati.
I licenziamenti del luglio 2025 non sono stati altro che l’ultimo atto di una politica padronale che punisce chi alza la voce. Il sindacato SEV ha più volte denunciato un clima di intimidazione, dove il dialogo è sostituito dal diktat.
Il vento, però, può cambiare. Il 2026 segna la scadenza della concessione di sfruttamento del bacino svizzero. È l’unica finestra temporale che capita ogni dieci anni per rimescolare le carte.
Delucidazioni sono state chieste al Municipio di Locarno, che non risponde a una mia interrogazione sul tema da oltre un anno. È un silenzio tattico per non disturbare trattative delicate o un’incapacità di opporsi a un modello fallimentare?
Il rinnovo passa da Berna in accordo con le autorità italiane. L’Italia non è obbligata a subire passivamente: se la Svizzera saprà proporre un’alternativa pubblica, integrata ad attori già presenti sul territorio, come le FART, e rispettosa dei lavoratori, la controparte non potrà che prenderne atto. Le possibilità ci sono, basterebbe ancora una volta ripartire dai lavoratori, i navigatori esperti e le loro competenze.
Il problema non è il lago, ma chi lo governa. La gestione Ferrazzini ha dimostrato di essere problematica tanto sul Maggiore quanto sul Ceresio, trattando il trasporto pubblico come una proprietà privata sovvenzionata dallo Stato.
Per evitare però il naufragio definitivo, bisogna avere il coraggio di dire che la rotta attuale è sbagliata. Il 2026 è l’occasione per sottrarre la navigazione alle logiche del profitto opaco e restituirla alla cittadinanza e ai lavoratori. Perché un lago senza un servizio degno è solo una bellissima cartolina vuota.
di Gianfranco Cavalli, segretario politico POP Ticino

