La cosiddetta “Iniziativa sulla neutralità” dell’UDC prende di mira, in sostanza, le sanzioni economiche contro persone che commettono crimini di guerra e regimi oppressivi. Il suo obiettivo è di smantellare le poche barriere erette negli ultimi anni contro i profitti del commercio bellico, sia militare che civile.
La redditizia neutralità del borsello (ovvero fare profitto commerciando con tutte le parti coinvolte in un conflitto) con cui la Svizzera riempe i forzieri di guerra altrui ed alimenta gli ingranaggi bellici, va preservata come modello economico. A livello simbolico l’iniziativa si erge a bastione e “Salvaguardia della neutralità svizzera” ed intende, per la prima volta nella storia costituzionale del nostro Paese, iscrivere la neutralità, come scopo fine a sé stesso, nella Costituzione e sancirla come ‘armata’.
Ciò si iscrive in una logica nazionalista e d’isolamento, proprio in un momento in cui interventi militari in solitaria sono ormai definitivamente superati, l’iniziativa intende invece renderlo ‘permanente’. Un’eventuale approvazione dell’iniziativa alimenterebbe ulteriormente la militarizzazione e il riarmo.
Un’eventuale integrazione dell’esercito svizzero nella NATO avrebbe conseguenze simili e metterebbe ben presto in discussione la neutralità svizzera nel suo complesso. Già solo essere compatibili con la NATO ha comportato un aumento esponenziale delle spese militari in Svizzera, senza rafforzare effettivamente la sicurezza a livello locale o globale.
La nostra alternativa deve essere un massiccio potenziamento dell’impegno svizzero a favore di un mondo più giusto e pacifico. Bisogna partire dal presupposto che la neutralità vada intesa in chiave solidale ed umanitaria e che ciò obblighi il paese a rafforzare il diritto internazionale e il ruolo dell’ONU. Tale convinzione è condivisa dalla popolazione svizzera, che nella stragrande maggioranza dei casi rimane sì fedele alla neutralità, ma ritiene anche che la Confederazione debba impegnarsi attivamente e in prima linea a favore dei principi dell’ONU.
Ciò include elementi che dovrebbero essere scontati, come l’adesione della Svizzera al Trattato per la proibizione delle armi nucleari, l’adempimento degli obblighi in quanto Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, una promozione attiva della pace o una politica climatica coerente.
Una neutralità improntata alla solidarietà globale e ad una politica di pace, consente di assumere un ruolo positivo di mediazione e di assistenza in caso di conflitti, ruolo che altri Stati non sono in grado di ricoprire.
Una politica di neutralità intesa in senso universalistico deve in primo luogo potenziare la cooperazione allo sviluppo e prevedere un’efficace responsabilità delle multinazionali, in quanto la Confederazione rappresenta un importante centro di commercio delle materie prime a livello globale. In secondo luogo avere una politica coerente in materia di sanzioni nei confronti di chi commette crimini di guerra e rinunciare all’esportazione d’armi, perlomeno verso tutti quegli Stati che scatenano guerre contrarie al diritto internazionale, che violano i diritti umani o che sono coinvolti in guerre civili.

GSsE: Gruppo per una Svizzera senza Esercito

