Uno spettro s’aggira per l’Europa: purtroppo non è, come fu il caso ai tempi del Manifesto di Marx e Engels, di quello del comunismo, bensì di quello dell’estrema destra. L’ascesa e le possibili vittorie elettorali di AfD in Germania, RN in Francia, Vox in Spagna e dei post(?)-fascisti di FdI in Italia non possono non far tremare i polsi a chi ancora crede nella democrazia.
Ma pure in Svizzera non stiamo molto meglio: anche se da noi pudicamente si evitano questi termini, nel resto dell’Europa l’UDC viene parificata ai movimenti di estrema destra succitati. Recentemente l’ex giudice federale Raselli ha rilevato come l’UDC abbia utilizzato “votazioni democratiche per relativizzare i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, ma anche il diritto internazionale, nonché per minare i principi dello stato di diritto.”
Negli ultimi vent’anni l’UDC, avendo quale obiettivo una campagna elettorale permanente, ha promosso decine di iniziative popolari che quasi sempre facevano leva su xenofobia e razzismo. Diverse le ha vinte: divieto del burqa, minareti, espulsione degli stranieri criminali, contro l’immigrazione di massa. Anche la sinistra ha promosso decine di iniziative popolari e referendum. Almeno per quanto riguarda le iniziative, l’unico vero successo è stato quello della 13a AVS, molte le sconfitte. A questo punto sembrerebbe che le emozioni negative, sovente viscerali, contino di più del portafoglio. Vari politologi hanno ultimamente sottolineato come l’estrema destra sia riuscita a tramutare in voti xenofobia, razzismo e idee estreme, che preesistevano, ma che per paura del giudizio sociale non venivano espresse. Da noi questa normalizzazione è riuscita in modo esemplare a Blocher.
Come già era capitato cent’anni fa, non c’è dubbio che sono la crisi sociale ed il peggioramento delle condizioni di vita di buona parte della popolazione ad alimentare quest’onda nera. Questo soprattutto in assenza di proposte radicali alternative e soprattutto di una narrazione coerente da parte della sinistra.
Per fortuna però negli ultimi tempi ci sono chiari segni di un rilancio della riscossa rossa. Paradigmatica in questo senso la vittoria a New York di Mamdani, il nuovo sindaco con un programma fatto di rivendicazioni molto concrete: trasporto pubblico, salario minimo, tasse più alte ai milionari, abitazioni popolari, asili nido. E con una narrazione di società totalmente alternativa a quella di Trump e camerati. Segnali simili arrivano da varie parti dell’Europa: la Linke potrebbe addirittura diventare il partito di maggioranza a Ber lino (vedi pag. 16-18), spettacolare è stata la vittoria qualche settimana fa del partito comunista alle elezioni comunali di Graz, dove ha sfiorato il 40%.
Dalla capitale della Stiria (iniziative simili stanno nascendo anche altrove) arriva una novità importante per sconfiggere l’arma dell’“antipolitica” (“i politici sono tutti uguali”) usata ovunque e a piene mani dal populismo di destra. Gli eletti, sia negli esecutivi che nei legislativi, a Graz devono riversare gran parte di quanto ricevono in un fondo con il quale si gestiscono progetti d’aiuto sociale. Si torna quindi un po’ al vecchio “servire il popolo”! La ricetta da percorrere sembra quindi chiara: pochi progetti concreti, ma radicali, una narrazione su come dovrebbe essere un mondo migliore e un impegno sociale ineccepibile. Se così faremo, allora forse No pasarán!

