Nuvoloni neri molto minacciosi si stanno rapidamente accumulando sopra il panorama del nostro sistema sanitario, sempre più minacciato di implosione. Anche quest’anno i premi di cassa malati sono aumentati di ben il 5%. Misera consolazione per il Ticino, che negli anni precedenti era stato un cantone tra i più tartassati: stavolta siamo usciti meno male di altri: ma solo percentualmente, non in cifre assolute!

Per buona parte della popolazione i premi di cassa malati rappresentano ormai l’imposta principale, talora sino al 20% del reddito disponibile. Vedremo cosa capiterà da noi, quando finalmente sarà messa in pratica l’iniziativa socialista accettata a furor di popolo e che limita i premi al 10% del reddito. Il sistema stesso è sempre più sotto pressione in quanto i costi continuano ad aumentare; a livello nazionale abbiamo ormai oltrepassato il limite dei 100 miliardi annui. Le statistiche delle casse malati indicano chiaramente quali sono le voci che fanno aumentare i costi della sanità.

Ci sono avantutto i farmaci i cui prezzi negli ultimi anni sono esplosi e che da soli causano quasi la metà dell’aumento dei costi a carico della LAMal. Grazie alle pianificazioni cantonali (che almeno a Nord delle Alpi spesso sono abbastanza ben fatte), l’aumento nel settore delle degenze ospedaliere è tutto sommato contenuto. In Ticino siamo invece sempre ancora in attesa di una seria pianificazione ospedaliera cantonale (l’ultima fu semplicemente una fotografia della situazione esistente) che era stata promessa per quest’estate. Non si sa bene se per l’ondata di calore o piuttosto perché la bozza era molto malfatta, voci di palazzo parlano di un rinvio perlomeno fino alla fine dell’anno. Forse, perciò, De Rosa vuole andarsene?

I costi stanno invece esplodendo nel settore ambulatoriale, laddove lo Stato non ha possibilità di controllare quanto viene fatto, perché tutto è delegato al mercato. Siccome il settore am­bu­la­to­riale diventa sempre più importante, finché non avremo un budget globale ambulatoriale controllato dallo Stato, la situazione non potrà che peggiorare. I partiti borghesi, UDC e le casse malati, strettamente collegati tra di loro da molti interessi clientelari, si oppongono però violentemente anche a minimi tentativi di controllare il mercato che notoriamente nel settore della salute è gestito dall’offerta e non dalla domanda.

A peggiorare il tutto ora ci si mette anche Trump. Siccome i suoi predecessori repubblicani, per far piacere ai monopoli farmaceutici che ne hanno finanziato le campagne elettorali, avevano abolito ogni possibilità statale di controllare i prezzi dei farmaci, Donald, sapendo che sarà uno dei temi fondamentali all’elezioni di midterm, vorrebbe diminuire il costo dei farmaci, che negli USA è il più alto a livello mondiale. Egli ha quindi chiesto (non avendo leve legali per farlo) ai big bosses dei mo­nopoli farmaceutici di abbassare i costi dei farmaci negli Stati Uniti, offrendo loro, per compensare queste perdite, un aumento corrispondente dei prezzi in Europa ed impegnandosi ad ottenerlo con la solita minaccia dei dazi. Per le nostre casse malati ciò rappresenterebbe un aggravio grossomodo di mezzo miliardo, da quanto si è potuto sin qui calcolare.

La Berna federale, che si è già più volte inginocchiata davanti al funambolico presidente statunitense, sta cercando una possibilità per far quadrare il cerchio. È indubbio che a farne le spese saranno tutti coloro che devono pagare i premi di cassa malati. Questo potrebbe però essere la classica goccia che fa traboccare il vaso. Magari allora anche il troppo paziente po­polo svizzero troverà la forza per ribellarsi. Nel frattempo la promessa iniziativa dell'USS (Cassa malati Unica) si fa aspettare, mentre quella del PSS (premi proporzionali al reddito) è in dirittura di arrivo.