
Roberto Livi scrive in quasi ogni numero dei nostri Quaderni, per cui chi ci segue regolarmente è ben informato sulla situazione a Cuba, dove egli vive dal 2010. Questo agile libro, quasi un instant book, ben descrive l’attuale situazione di assedio totale, che impedisce addirittura l’entrata del petrolio e del gas.
Livi racconta la sua sofferenza per la situazione attuale: l’Avana, fino a qualche anno fa una città splendente e piena di vita, dove ora di notte s’incontra solo “buio e silenzio”, dove molti pensionati frugano nei cumuli di spazzatura per le strade, dove gli ospedali, che una volta erano i migliori dell’America Latina, sono ormai al collasso. Chiaramente la causa principale, e Livi ne descrive chiaramente lo sviluppo e i successivi inasprimenti, è il bloqueo criminale, ogni anno condannato dalla maggioranza all’Assemblea dell’ONU, di solito soltanto con il voto contrario degli Stati Uniti e di Israele.
Livi giustamente però non nasconde gli errori del governo cubano, che hanno potenziato gli effetti negativi delle sanzioni asfissianti di Washington. Da molti anni si erano decise delle riforme, anche a livello del Congresso del Partito Comunista, che poi, in gran parte a causa di una burocrazia capillare, non sono mai state seriamente attuate. Lo si sta facendo ora, in modo anche più draconiano per quanto riguarda l’apertura al mercato, quando forse è ormai più difficile e meno utile. Gran parte della popolazione cubana, abituata alla leadership molto carismatica di Fidel, non ha purtroppo ritrovato la stessa confidenza e fiducia nell’attuale presidente Díaz-Canel.
Ne stanno approfittando gli USA, che guidati dal segretario di Stato Rubio (la sua famiglia emigrò da Cuba prima dell’arrivo di Fidel) stanno affamando Cuba (e siamo ormai ai limiti del genocidio a piccoli passi) sperando che la popolazione per la disperazione si rivolti contro il proprio governo.
Il titolo del libro sintetizza la situazione attuale: si tratta in verità dell’ultima sfida. Probabilmente l’esperienza socialista cubana potrà sopravvivere solo grazie alla solidarietà internazionale, che si sta mobilitando. Come avevano già fatto nel 1936 con il governo repubblicano spagnolo, le cosiddette “democrazie” occidentali hanno ora abbandonato Cuba, di fronte all’attacco imperialista di Washington. La decisione di UNIA di organizzare brigate operaie che vanno a installare pannelli solari a Cuba, mostra quale deve essere la via per non abbandonare l’Avana.

