
Johann Chapoutot insegna storia all’Università Sorbonne Nouvelle-Paris III ed è uno specialista della storia del nazifascismo. Il tema fondamentale di questo libro sta nella domanda “Come muore una democrazia”, a cui l’autore cerca di rispondere al termine di un lungo percorso di analisi dei regimi autoritari europei tra le due guerre mondiali.
Chapoutot parte dalla constatazione, che suscita giustamente la sua indignazione, che oggi agli studenti di solito, dopo il crollo del muro di Berlino ed il trionfo del revisionismo storico (vedi in proposito anche l’Editoriale in questo quaderno), l’origine soprattutto del nazismo viene spiegata quasi esclusivamente come conseguenza della crisi economica e politica della Repubblica di Weimar e della conseguente paura del bolscevismo.
Egli dimostra invece in modo inconfutabile come le forze eversive di estrema destra sfruttarono, con la complicità delle componenti conservatrici e liberali, le regole democratiche o pseudo tali dello Statuto Albertino in Italia e quelle weimariane in Germania per espugnare lo stato di diritto. In Italia ciò avvenne come conseguenza del sostegno da parte del blocco agrario-industriale, in Germania con l’esplicito aiuto della cupola del potere capitalista.
Chapoutot individua chiaramente in questo atteggiamento irresponsabile la colpa terribile del centro-destra, riassumibile nell’intreccio di ambienti economici, media conservatori ed élite liberali pusillanimi che consegnò soprattutto la Germania a un movimento apertamente razzista, violento ed antisemita, che nei primi anni Trenta era ancora minoritario. Pur di mantenere il potere, le élite tedesche barattarono la democrazia ed il parlamentarismo – in una Repubblica che vantava una delle Costituzioni più avanzate d’Europa (e questo oggi lo si nasconde spesso…) – con l’estremismo del tanto disprezzato “caporale austriaco”, che maldestramente pensavano di poter manovrare come una marionetta.
Un libro fondamentale per chiunque voglia anche capire cosa sta capitando oggi. La storia non si ripete mai o allora spesso come commedia. Molte similitudini con le odierne alleanze, esistenti o pianificate, tra centro-destra, potere economico e destra estrema sono però evidenti. A partire da quando, per restare da noi, Fulvio Pelli decise che bisognava eleggere Blocher in Consiglio federale per “meglio controllarlo”, dopo che i liberali ticinesi “erano riusciti a fare lo stesso con il Nano”. O allora, allargando il campo, pensiamo alle sempre più frequenti alleanze della Von der Leyen con l’estrema destra europea e a quelle, esistenti a geometria variabile, tra Macron e Le Pen e sottobanco anche tra Merz e AfD.

