Lo scrittore indiano Pankaj Mishra traccia in un denso ed esemplare studio la tragica vicenda della Palestina, vittima del sionismo. Il sionismo, dimostra Mishra, è la versione attuale del colonialismo, che per tre secoli ha massacrato nel mondo popolazioni indigene, per far posto agli europei e arricchirli. 

Lo Stato ebraico, il sionismo 

Il quotidiano israeliano Haaretz, nel 60esimo anniversario della fondazione dello stato d’Israele, scrisse che nessun posto al mondo era tanto pericoloso per un ebreo quanto Israele. Dopo 60 anni si chiedeva che cosa fosse andato storto. Storto nella storia della Palestina dell’ultimo secolo e mezzo è andato tutto. L’ebreo austroungarico Theodor Herzl (1860-1904) propose nel 1896 lo Stato ebraico, che in Palestina doveva essere l’avamposto della civiltà a difesa dalla barbarie. Partiva col preconcetto che i palestinesi, operosi e civili abitanti della Palestina da secoli, erano barbari. Con i barbari non si collabora, li si sottomette. Il capo attuale del governo israeliano Benjamin Netanyahu è nella tradizione quando sostiene che i palestinesi sono “nuovi nazisti” e per alcuni suoi ministri sono “subumani” e “animali”. 
Padrino dello stato ebraico fu il ministro degli esteri inglese Arthur J. Balfour. Il 2 novembre 1917 dichiarò che l’Inghilterra condivideva il movimento che intendeva insediare gli ebrei in Palestina, cioè il sionismo (da Sion, montagna di Gerusalemme), a condizione che i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche residenti in Palestina non fossero pregiudicati. Invece lo saranno, spudoratamente. Il “sionismo, movimento strampalato” commentò il saggista ebreo di Budapest Arthur Köstler, “non poteva che produrre reazioni strampalate, culminate nella famosa dichiarazione di Balfour, uno dei documenti politici più inverosimili di tutti i tempi: una nazione prometteva solennemente ad una seconda nazione il paese di una terza...Gli ebrei pretendono d’aver ricevuto la Palestina da Dio tremila anni orsono...Argomenti del genere non hanno mai indotto ad atti di Stato.” La dichiarazione Balfour fu sottoscritta dalla Lega delle Nazioni, per garantire agli ebrei una dimora permanente. La Shoa, avvenuta nell’indifferenza dell’Occidente, fu determinante per la creazione dello Stato d’Israele. Ci si può chiedere perché l’Occidente abbia fatto pagare ai palestinesi, innocenti della Shoa, il risarcimento per le sue negligenze. Lo storico e letterato ebreo tedesco convertito al protestantesimo Victor Klemperer (1881-1960) scrisse nel diario il 13 giugno 1934 che i sionisti, che si rifanno allo stato ebraico del 70 d.C., erano “micidiali come i nazisti” e che “il loro comportamento mi suscita odio. Il loro vaneggiare sul sangue, le loro antiche radici culturali, il loro snobistico e ottuso riavvolgimento del mondo sono né più né meno che nazisti.” Sionisti americani riuniti a Pittsburgh il 23 gennaio 1943 programmarono il trasferimento di tutti palestinesi in Irak. Gran parte degli ebrei americani rifiutò una simile follia, ma la storia dal 1948 all’attuale tragedia di Gaza conferma che la condotta dei sionisti fu ed è quella d’approfittare d’ogni occasione per togliere di mezzo i palestinesi. 

La rabbia del vento del piano Dalet

Il 10 marzo 1948, due mesi prima della proclamazione dello Stato d’Israele, il futuro capo del governo David Ben Gurion e alcuni militari misero a punto il piano Dalet, il cui obiettivo era di estirpare il maggior numero possibile di palestinesi. 531 villaggi furono rasi al suolo, 120mila palestinesi furono uccisi e 800mila ammassati in campi profughi nei paesi limitrofi. Le case furono bruciate sotto i loro occhi per togliere ogni illusione del ritorno. Nessuno è tornato, nonostante la risoluzione ONU 194 garantisse rimpatrio e indennizzo. Nakba è il nome arabo per quest’infamia. Lo scrittore israeliano S.Yizhar era recluta nelle truppe dedite al piano e descrive nel racconto La rabbia del vento l’angoscia di aver dovuto partecipare ad un orrendo misfatto. Amnesty International ha inserito Israele fra le oltre cento nazioni nelle quali la tortura è pratica comune.

Genocidio

“Genocidio”, per il dizionario Devoto-Oli, è “la metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui e l’annullamento dei valori e dei documenti culturali.” Non solo gli antisionisti ma anche il quotidiano israeliano Haaretz parla di genocidio a Gaza. Fino ad ora sono stati uccisi con bombardamenti e fucilazioni circa 60mila palestinesi, in maggioranza donne e bambini. Israele, alla frontiera con l’Egitto, impedisce a centinaia di autocarri carichi di medicinali e alimenti di entrare a Gaza. Alle vittime dei bombardamenti e delle fucilazioni si aggiungono morti di fame (già molti fra i bambini) e di malattie. Anche quest’infamia ha un precedente. Israele fu uno dei primi paesi a ricevere nel 2021 vaccini antiCOVID. Il governo impose di distribuirli solo agli ebrei. I medici israeliani non protestarono, e il mondo, come sempre, ha taciuto. Solo la rivista medica inglese The Lancet il 13 febbraio 2021 ne ha parlato in un articolo furibondo. Fame e malattie per poveri innocenti sono per gli israeliani armi di guerra. In Cisgiordania, occupata dal 1967, l’esercito e il movimento dei coloni israeliani perseguitano quotidianamente i palestinesi, che sono a casa loro. Nel 1967 meno di mille israeliani abitavano in Cisgiordania, oggi sono 800mila. Occupano un territorio invaso, anche se ciò è proibito da leggi internazionali. Non c’è stato procedimento giudiziario per i molti palestinesi aggrediti e uccisi. 58 risoluzioni ammonitrici dell’assemblea dell’ONU, appelli delle ONG, critiche del tribunale internazionale dell’Aia hanno avuto come risposta che non si prendono sul serio deliri di ciurme antisemite. Lo stesso quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1975 equiparò il sionismo al razzismo.

Colonialismo israeliano

Dal 1967 Israele é diventata una potenza nello stile del colonialismo. L’orrendo massacro e il rapimento di ostaggi israeliani il 7 ottobre 2023 da parte di Hamas hanno indotto la leadership israeliana più reazionaria della storia non a perseguire i colpevoli ma ad approfittarne con furia genocida per indebolire fino all’estinzione la popolazione, innocente, di Gaza: distruzione di abitazioni, asili, scuole, ospedali, moschee e cimiteri, caccia e uccisione di molti giornalisti, raffiche di mitra contro povera gente in cerca di cibo, tutto serve. Così Netanyahu avrà raggiunto, almeno a Gaza, l’estirpazione palestinese. L’Occidente si sottrae agli obblighi delle responsabilità umane e chi muove critiche viene accusato d’antisemitismo. Non c’è abuso più infame del ricorso all’Olocausto per giustificare l’attuale genocidio. 220 ebrei italiani hanno firmato, il 26 febbraio 2025, un appello contro la “pulizia etnica” in corso a Gaza, che, more solito, ha suscitato l’ira di esponenti delle comunità ebraiche. 
Di fronte all’indifferenza del mondo per le continue violenze israeliane, parte dei palestinesi ha scelto il terrorismo. Il palestinese Edward Said (1935-2003) per anni professore di letteratura comparata alla Columbia University di New York, ha sostenuto che Israele, con un efficace apparato di propaganda, ha trasformato in terrorismo tutto ciò che i palestinesi, lasciati soli, hanno tentato contro l’occupazione delle loro terre, la devastazione dei villaggi e l’oppressione della popolazione. 


Dopo Gaza

Dopo Gaza, come sarà il mondo? Col mondo, che guarda in silenzio il genocidio, presto non ci saranno più Gaza e Cisgiordania: quelle terre avranno altri nomi e altre popolazioni. Una nuova, estesa invasione di Gaza è prevista da Israele: molta gente morirà e i superstiti dovranno andarsene perché non rimarrà una casa indenne. Dove andranno? Nessuno li vuole. La condotta di Israele provoca “uno sconforto che rasenta la disperazione”, scrive la senatrice ebrea Liliana Segre. Disperazione non solo in moltissimi ebrei, ma anche in non ebrei che amano la cultura del popolo del libro.

 

Libri consigliati

*    Arendt Hannah, Ebraismo e modernitàFeltrinelli Milano 2003

*    Kamel Lorenzo, Terra contesa Israele Palestina e il peso della storiaCarocci Roma 2022

*    Charif Maher, Nasser Issam, I Palestinesi Storia di un popolo e dei suoi movimenti nazionaliCarocci Roma 2025

*    Herzl Theodor, Der Judenstaats programmatische Fundament zu Grundsteinlegung des States IsraelKallisto Books Leipzig u. Wien 2022

*    Klemperer Victor, Ich will Zeugnis ablegen bis zum letzten Tagebücher 1933-1941Vol. I Aufbau Berlin 1995 

*    Köstler Arthur, Promise and Fullfilment Palestine 1917-1949 
senz’altri dati

*    Pappé Ilan, Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina dal 1882 a oggiFazi Roma 2024

*    Said Edward W. 
La questione palestinese Saggiatore Milano 2011; Orientalismo L’immagine europea dell’OrienteFeltrinelli Milano 1999

*    Yizhar S., La rabbia del vento, Einaudi Torino 2005