
In questo libro Lucarelli riesce a intrecciare economia politica, geopolitica e riflessione filosofica per offrire una lettura organica delle crisi contemporanee. L’autore si colloca nel filone della critica dell’economia politica e si pone una domanda essenziale: perché il mondo contemporaneo sembra essere tornato a considerare la guerra come un evento normale delle relazioni internazionali?
Lucarelli parte da una intuizione: il nostro tempo non è più quello di Ermes – il dio del commercio e degli scambi – ma quello di Ares – il dio della guerra. Secondo l’autore, la globalizzazione neoliberale, lungi dal produrre una situazione di equilibrio economico e di cooperazione internazionale, ha favorito una crescente centralizzazione del capitale finanziario e una polarizzazione geopolitica che alimentano delle tensioni sistemiche e dei conflitti di vario tipo nell’economia globale.
Lucarelli alterna numerosi riferimenti alla teoria economica marxiana, alla geopolitica contemporanea, alla teoria dei giochi e alla mitologia greca in modo costruttivo. Questa interdisciplinarità rappresenta un punto di forza importante, perché il libro evidenzia un filo logico negli eventi che accadono sul piano mondiale. Il suo quadro teorico è quello della centralizzazione del capitale: Lucarelli recupera una categoria classica della critica marxiana per sostenere che i mercati globali tendono a concentrare il potere economico e finanziario nelle mani di pochi grandi attori. Questa concentrazione produce una serie di conseguenze non solo economiche, ma anche di ordine politico: indebolimento della democrazia, squilibri commerciali permanenti, rivalità tra Stati e protezionismo. In questo quadro, la guerra appare come il risultato strutturale delle contraddizioni del capitalismo globale.
Lucarelli spiega infatti come l’intensificazione della concorrenza internazionale possa produrre effetti opposti: guerre commerciali, conflitti monetari, tensioni strategiche e militarizzazione crescente. L’autore individua nel rapporto tra la Cina e gli Stati Uniti uno dei principali laboratori di questa trasformazione. Gli squilibri finanziari globali, la dipendenza reciproca tra debitore e creditore come pure la crisi dell’ordine multilaterale diventano così i maggiori elementi di una nuova instabilità sistemica sul piano globale.
Molto interessante è anche l’analisi di Lucarelli sul ruolo della finanza internazionale: la libera circolazione dei capitali amplifica i comportamenti speculativi e le dinamiche di imitazione collettiva. A questo riguardo, l’autore mette in evidenza la necessità di una riforma strutturale del sistema monetario internazionale mediante l’istituzione di una banca centrale sovranazionale e l’emissione di una vera moneta internazionale da usare solo tra le banche centrali nazionali per il pagamento delle transazioni internazionali. Ciò porrebbe fine all’egemonia del dollaro statunitense e ai disordini internazionali che ne conseguono.
Pur affrontando temi complessi, Lucarelli svolge la sua analisi in maniera accessibile, evitando il gergo accademico e offrendo continuamente esempi storici o simbolici per rendere comprensibili dei concetti teorici difficili. Un’altra qualità notevole dell’autore è la sua capacità di collegare il presente con una lunga serie di eventi storici. Lucarelli non interpreta le guerre contemporanee come fenomeni isolati, ma come dei momenti di trasformazione dell’ordine capitalistico mondiale. Questa prospettiva storica consente di leggere diversamente dei fenomeni apparentemente separati: il ritorno dei dazi doganali, l’aumento delle spese militari, la crisi della globalizzazione, la frammentazione delle catene produttive e la crescente competizione tecnologica. Tutti questi fenomeni sono ricondotti a una medesima dinamica di fondo, insita nel regime economico neoliberale.
Lucarelli riesce a costruire una riflessione originale, ambiziosa e profondamente critica sul rapporto tra capitalismo e guerre sul piano globale. Il suo approccio si distingue sia dall’ottimismo liberale sia dalle letture puramente geopolitiche dei conflitti, proponendo invece una sintesi che rimette al centro l’economia politica. Il merito di questo libro sta soprattutto nella sua capacità di obbligare il lettore a guardare oltre gli eventi osservati. Le guerre, i protezionismi, le crisi finanziarie e le tensioni internazionali non vengono trattati come episodi contingenti, ma come il risultato di alcune trasformazioni profonde del capitalismo neoliberale. In un periodo caratterizzato da interpretazioni superficiali o, perlomeno, parziali, Lucarelli offre una cornice teorica ampia e coerente con uno spirito critico e una approfondita analisi di ordine macroeconomico.

