
Aresu è un esperto di geopolitica, ha lavorato per diverse agenzie nazionali ed internazionali, scrive su vari giornali ed è consigliere scientifico di Limes. È un libro un po’ curioso e in parte strano, perché Aresu fa parlare soprattutto un membro del Politburo cinese, che spiega bene come la Cina vede l’Occidente. Occidente che è oggi ossessionato dalla Cina, secondo Aresu soprattutto perché usa schemi interpretativi sbagliati, per esempio facendo paragoni totalmente fallaci con la storia dell’Unione Sovietica.
L’autore rilegge la sfida cinese non come uno scontro ideologico tra autoritarismo e democrazia (come fanno in modo troppo semplicistico e in fondo erroneo la maggior parte dei media mainstream occidentali), ma come un conflitto sistemico tra modelli diversi. Il titolo è in parte una provocazione, per invitare il lettore ad affrontare la tematica occupandosi della storia cinese, del suo pensiero strategico e delle sue logiche industriali. Aresu ci racconta chiaramente le interazioni tra Partito, Stato, capitale pubblico e privato e sapere tecnico e scientifico.
L’attuale superiorità produttiva non è estranea alle radici confuciane, ma si basa soprattutto su enormi investimenti nei talenti, sino all’attuale esplosione nel campo dell’intelligenza artificiale. Secondo l’autore queste riflessioni sono necessarie soprattutto perché le autorità e gli intellettuali cinesi conoscono molto meglio l’Occidente e le sue contraddizioni di quanto non sia attualmente il caso nostro a proposito dei tratti fondamentali dell’ex Impero Celeste. Secondo lui la vittoria o la sconfitta dell’Occidente dipenderà anche dalla nostra capacità di capire bene e senza paraocchi ideologici cos’è la Cina di oggi. Un libretto di facile lettura e molto utile per chiunque voglia orientarsi nella geopolitica attuale, senza seguire pedissequamente le telenovele fuorvianti dei media mainstream.

