Un olandese si sente ricco con 1 Milione (1M), per uno statunitense ce ne vogliono 10. Quindi gli olandesi ricevono dalla loro società dei beni e dei servizi per 9M. È solo una delle riflessioni che nascono dal saggio di Ingrid Robeyns, Professoressa di etica delle istituzioni a Utrecht. L’Autrice sostiene che se fissassimo un limite di 10M alla ricchezza, il danaro liberato permetterebbe di abolire la povertà e la fame, di lottare contro il riscaldamento climatico, e di offrire a ciascun giovane un’“eredità incondizionata” per costruirsi un futuro prospero.

Nei primi capitoli Robeyns descrive come siamo arrivati alla situazione attuale. Dagli anni ’70, dopo lo sgretolamento del blocco dell’Est, il Capitale è riuscito a modificare le regole del mercato, dello stato sociale e della tassazione, a suo favore. La ricchezza si è così concentrata verso l’alto, in una dimensione nuova e accelerata: per ogni 100$ di valore prodotti tra il 2012 e il 2021, 54.40 $ sono andati all’1% più ricco, e 0.70$ al 50% più povero.

Per Robeyns questa concentrazione è generalmente:

  • perversa: impoverisce i poveri e le classi medie, e arricchisce soprattutto l’1% più ricco
  • sporca: si è costruita sulle spalle di abuso di posizione dominante, di inquinamento, di sfruttaamento, quando non di svergognata oligarco-cleptocrazia
  • nociva:
    • permette di acquistare del peso politico
    • è investita in attività non sostenibili o dannose: energie fossili, agroalimentare chimico-industriale, lavoro malsano, tabacco, armi
    • mantiene gli stessi super-ricchi in un ambiente psicologicamente squilibrato
  • immeritata: non è stata costruita con lavoro o scoperte utili a tutti, ma si è tramandata per via ereditaria
  • inutile: secondo il principio del decrescente beneficio marginale della ricchezza (per un reddito di 5’000.– franchi al mese, 1’000.– in più significano molto, meno per 15’000.– e ancora meno per 50’000.–) i super-ricchi non hanno bisogno dell’eccedente, mentre ne hanno urgente bisogno i problemi ai quali l’Umanità deve far fronte. 

Dove dovrebbe essere fissato il limite alla ricchezza? Anche qui il discorso di Robeyns è articolato e preciso: se il limite è diverso tra i diversi paesi, all’interno di ciascun paese vi è consenso (anche tra chi vota a destra o a sinistra): in Olanda, dove non è difficile abitare in un luogo gradevole e sicuro, e lo Stato provvede ai bisogni fondamentali (istruzione, sanità, invalidità e vecchiaia), si viene considerati ricchi con >1M; negli USA con >10M. Secondo Robeyns, 1M dovrebbe essere il limite morale da non superare (considera eccezioni come il valore delle residenze, spesso inflazionato da meccanismi speculativi). Riconosce però come più accettabile un limite politico di 10M: quello dove si comincia a poter acquistare del potere nocivo per le democrazie – e dove la marginalità di cui sopra è chiaramente operante.

Robeyns definisce il Limitarianismo “un ideale regolatorio” (come l’eliminazione della povertà): anche se non subito raggiungibile, dovremmo almeno essere tutti d’accordo sul principio, e fare passi concreti per pervenirci. Dobbiamo, in particolare:

  1. Decolonizzare il nostro immaginario dalla dicotomia tra il liberismo vs l’economia sovietica dei piani quinquennali. Cita modelli di società che riuscirebbero a fare a meno del capitalismo predatorio e dalla dipendenza da una crescita economica ecologicamente insostenibile, e che non sono certo un ritorno allo stalinismo.
  2. Creare occasioni di incontro tra le diverse classi sociali, oggi scomparsi, come un Servizio civile per tutti/e.
  3. Ristabilire un equilibrio tra i diversi poteri economici: Capitale, Lavoro, Servizio pubblico, Beni comuni, etc., rinforzando i Sindacati e la loro partecipazione alle decisioni aziendali o dell’azionariato, con regole più eque negli scambi con i consumatori, ma anche tra Nazioni.
  4. Ristabilire il peso che la fiscalità ha perso negli anni del neoliberismo. I paradisi fiscali e la concorrenza fiscale vanno smantellati e le scappatoie chiuse, con un organismo internazionale per risolvere i contenziosi.
  5. Confiscare il denaro sporco e usarlo per riparare i danni del passato, cammino che alcune istituzioni hanno intrapreso.

Robeyns spiega perché abbiamo lasciato che le cose andassero in questo senso, e perché le voci per una società più ridistributiva siano ancora deboli. Sottostimiamo la ricchezza dell’1%; sopravvalutiamo la mobilità sociale, e il danno individuale di cambiamenti come delle modeste imposte di successione per tutti, rispetto ai vantaggi che le nostre stesse famiglie avrebbero dal vivere in comunità meno disuguali. Sottovalutiamo quanto le attività detenute dagli Stati (e i profitti a esse legati) siano diminuite nel tempo a favore del Privato.

Capita raramente di leggere un libro che susciti una tale ammirazione, per l’acume e la profondità dei ragionamenti, per la qualità del lavoro documentario, ma soprattutto per il potenziale di utilità e prosperità che si trova nelle sue pagine.

 


Una versione più dettagliata di questo testo, con note e referenze, è disponibile sul sito Naufraghi