Il governo israeliano ha confermato che durante “la guerra” di Gaza sono stati uccisi più di 70mila palestinesi. Per la rivista The Lancet Global Health sono 75.200. Sono stati rasi al suolo ospedali, scuole, biblioteche, cimiteri, musei, luoghi di culto, l’80 per cento delle abitazioni. Si sta distruggendo l’anima di un popolo. Non è una guerra, ma un’operazione criminale contro una popolazione inerme. 

All’indifferenza, quando non consenso, del mondo, dedica un saggio mirabile il medico e antropologo francese Didier Fassin, professore al College de France. Consenso e indifferenza all’immane sofferenza della popolazione di Gaza e Cisgiordania sono un fallimento etico del mondo. La giustificazione che Israele reagisce al massacro di 1200 suoi cittadini da parte di Hamas, con una carneficina cinquanta volte più efferata, non vale: la reazione di Israele, dice Fassin, dimostra che per Israele a Gaza non ci sono innocenti. Riporta che in un sondaggio dell’Università di Tel Aviv dell’ottobre 2023 otto israeliani su dieci approvavano la distruzione di Gaza. Eccezioni ci sono: cinque giorni dopo l’uccisione del fratello da parte di Hamas un israeliano ha insistito che quella morte non venga usata per giustificare l’uccisione di persone innocenti. Ci sono sempre più abbandoni di Israele. Nel quotidiano Tages Anzeiger del 18 febbraio 2026 c’è la storia di un ebreo ucraino di 67 anni, figlio di una famiglia sopravvissuta all’Olocausto e residente dal 1949 in Israele. Ha la sensazione che il paese stia cadendo in una dittatura reazionaria dell’estrema destra e dei religiosi. Il massacro di Gaza è una vergogna. “La cosa più tremenda è sentirsi uguali a coloro dai quali eravamo fuggiti.” Andrà a vivere in Piemonte. Dal 2024 hanno lasciano Israele più ebrei di quanti vi arrivano.

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Dal 10 ottobre 2025, inizio della tregua fra Hamas e Israele, fino a metà febbraio 2026, secondo il Ministero della sanità di Gaza sono stati uccisi 600 palestinesi, 12 il 15 febbraio 2026, quando Israele ha annunciato di annettersi circa due terzi della Cisgiordania, ignorando la legalità internazionale. Gli sfollati dai campi profughi della Cisgiordania sono 32mila, di cui 12mila bambini. Dove debbano o possano trasferirsi, non preoccupa Israele. Ciò conferma la triste realtà, chiara già alla fondazione dello Stato d’Israele nel 1948, che obiettivo israeliano è di togliersi di torno i palestinesi. Il 19 maggio 2023 a Parigi il ministro delle finanze israeliano ha osato sostenere che non esistono storia, cultura e popolo palestinese. Le vite dei palestinesi non hanno alcun valore. “È genocidio, mi si spezza il cuore ma adesso devo dirlo. Sto male” ha detto lo scrittore israeliano David Grossman, confermato dalla storica ebrea Anna Foa. È un’azione sistematica di annientamento, per la quale Israele riceve armi da vari paesi. Ci sono anche molti morti per fame, per il blocco degli alimenti. “Genocidio annunciato”, ha intitolato un drammatico resoconto il giornalista americano premio Pulitzer Chris Hedges. 

I veti degli Stati Uniti hanno impedito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite d’imporre il cessate il fuoco. 

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Fassin si sofferma sul massacro di israeliani da parte di Hamas il 7 ottobre 2023. Quell’attacco, ha detto il segretario generale dell’ONU, e Fassin lo sottolinea, “non viene dal nulla, ma da cinquantasei anni di occupazione israeliana”, che è stata ed è quanto di più disumano si possa immaginare. Nel marzo 1948, due mesi prima della fondazione dello stato d’Israele, il futuro capo del governo Ben Gurion e alcuni militari elaborarono il Piano Dalet: come eliminare dalla Palestina il maggior numero di palestinesi nel più breve tempo. 531 villaggi furono rasi al suolo con incendi sotto gli occhi degli abitanti, perché non s’illudessero di tornare. 120mila palestinesi furono uccisi e 800mila portati nei villaggi di profughi dei paesi vicini. Per i palestinesi fu la Nakba, la catastrofe.

“Le espulsioni permanenti delle abitazioni a Gerusalemme, il blocco della striscia di Gaza... le limitazioni della motilità, le restrizioni della libertà, le violazioni dei diritti, gli arresti arbitrari e le detenzioni senza accuse né processo, le morti e le mutilazioni di bambini e adolescenti, le umiliazioni e le aggressioni quotidiane...negli ultimi anni la repressione israeliana è diventata sempre più letale.” Ciononostante Israele, scrive Fassin, non riconosce responsabilità nella genesi degli eventi. Comprendere, ammonisce Fassin, non significa giustificare. Ma un umano comportamento verso i palestinesi, che erano a caso propria, avrebbe evitato l’orrore del 7 ottobre e le sue conseguenze.

Israele strumentalizza l’Olocausto per giustificare la violenza della risposta militare al misfatto del 7 ottobre 2023. Enzo Traverso dice che “una guerra genocida condotta in nome della Shoa non può che offendere e screditare quella memoria, con il risultato di legittimare l’antisemitismo.”

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In Palestina non esiste una centrale politica, ma strutture amministrative in contrasto fra loro. Un’ulteriore, enorme difficoltà, al raggiungimento di un accordo. Ne parla Richard C. Schneider nella Neue Zürcher Zeitung del 2 febbraio 2026. La politica palestinese è divisa fra la striscia di Gaza, Giordania occidentale e la diaspora. Gl’israeliani occupano la Giordania occidentale dalla guerra del 1967: fino ad allora c’erano 700-800 israeliani, oggi sono quasi un milione, anche se le leggi di guerra proibiscono l’occupazione di territori nemici. Dal 1967 quasi ogni anno circa 60 fino a 100 palestinesi cisgiordani sono stati uccisi dalla polizia e dall’esercito, o da coloni israeliani insediati in Cisgiordania. Mai c’è stata un’indagine e un procedimento giudiziario. 58 mozioni dell’Assemblea ONU che condannavano una simile pratica sono sempre state respinte da Israele come espressioni d’infame antisemitismo.

Ci si chiede che cosa avverrà dei due milioni di palestinesi senza patria e casa. Il Presidente Trump ha promesso miliardi per ricostruire Gaza. Ma che cosa intende fare? Creare, ha detto, una spiaggia di lusso? Il primo obiettivo, ora, non è costruire case per i senzatetto, ma una base militare. Dei palestinesi che vivono in tende nessuna parola. 

Il libro di Fassin pone alla coscienza di un mondo sostanzialmente indifferente un’immane tragedia. Nessuno sembra preoccuparsi di come possa e debba finire. 

 

Letture consigliate

  • Enzo Traverso, Gaza im Auge der Geschichte, Wirklichkeit Books Berlin 2024.
  • Anna Foa, Il suicidio di Israele, Laterza Roma Bari 2024.
  • Umberto Giovannangeli, “L’orrore di Gaza va chiamato col suo nome, genocidio”, l’accusa a Israele di Gideon Levy, L’Unità 03.08.2025.
  • Chris Hedges, Un genocidio annunciato. Storie di spravvivenza e resistenza nella Palestina occupata, Fazi Roma 2025.
  • David Grossman, È genocidio quello che sta succedendo a Gaza, La Repubblica 01.08.2025.
  • Lorenzo Cremonesi, Nakba, la “catastrofe”: la storia (violenta) della cacciata dei palestinesi nel 1948, Corriere della sera 17.09.2025.
  • Katharina Bracher, Es wird immer enger Neue Siedlungen, neue Regeln. Neue Zürcher, Zeitung 27.02.26 p. 4 e 5.