È una parete impegnativa quella su cui si arrampica Fabio Dozio, nella sua replica in cinque punti a proposito del dentro o fuori dal Governo.

Tralascio il primo di essi e l’interrogativo sul perché i ministri socialisti non pubblichino liste su quanto fatto o non fatto, visto che io l’ho fatto alla fine di ogni legislatura e credo che altri prima e dopo di me lo abbiano fatto in qualche modo, rispettivamente lo faranno in futuro.

Quanto al secondo punto, dedicato all’anticollaborazionismo, mi permetto di osservare che la citazione del documento degli anni ’70 del PSA sulla non partecipazione al Governo sembra essere stata superata dalla storia di quello stesso partito, che alla fine decise di riprendere la via ordinaria delle elezioni anche per il Consiglio di Stato e di lavorare per la riunificazione dei socialisti. Se la storia è maestra di vita, a me pare che la maestra mostri abbastanza chiaramente che l’idea non convinse sul medio termine nemmeno il PSA.

A proposito della civica, il terzo punto, forse è bene che Dozio rilegga quel che ho scritto, perché nel passaggio che egli critica non parlavo né di esecutivo né di legislativo, ma del margine di manovra, ristretto, di un direttore o di una direttrice di Dipartimento. Senza passare dal Consiglio di Stato, e quindi dalla collaborazione con gli altri quattro membri del Governo, o dal Parlamento, si può fare ben poco. Quel che è preoccupante e grave non è quel che ho affermato io, ma che un ex giornalista commenti senza leggere per bene quel che sta commentando.

La lista dei successi dei membri del Governo socialisti sarà trita e ritrita, e sono al quarto punto, ma quelle “quattro cose” e le tantissime altre dimenticate o snobbate hanno migliorato la vita di tanta gente, compresi gli elementi della Scuola che verrà recuperati dopo il voto negativo sul credito di finanziamento della sperimentazione. Rinunciarvi in nome del purismo narcisista rimane a mio parere poco sensato.

Infine l’ultimo punto, la lista unitaria. A me pare che, parziale o allargata che sia, finché il tema saranno le potenziali criticità all’interno di una lista che forzatamente ne ha, raccogliendo esperienze politiche diverse, non si andrà da nessuna parte. Per questo insisto sulla necessità di fare un altro ragionamento, che al centro abbia l’azione comune affinché la sinistra possa giocarsi tutte le sue carte fino in fondo e concentrarsi nella competizione elettorale contro la destra e il centro-destra.

Manuele Bertoli, Naufraghi, 12.10,26