E ora mettiamoci anche l’“attentato” di Washington, testimoni centinaia di giornalisti accreditati alla Casa Bianca, per cui la rete sta sciorinando matasse di tesi complottiste, mentre nel lontano Golfo Persico è bloccata la partita negoziale persiano-statunitense che pesa anche sulle nostre tasche. Momento perfetto di distrazione collettiva. Perfetta per Israele. Che nel silenzio assoluto sta realizzando nel generale disinteresse “la più grande espansione mai vista” nei territori palestinesi della Cisgiordania occupata. La sta, anzi, accelerando.
Con il varo di trentaquattro nuovi insediamenti ebraici a ovest del fiume Giordano. Uno scandalo politico-territoriale. Possibile anche grazie alla carta bianca che l’uomo della Casa Bianca (di cui mondialmente si valuta la sanità mentale) ha concesso al governo Netanyahu; e anche al bluff del ‘Board of peace’, sorta di Consiglio d’amministrazione a guida personale Donald Trump, velocissimo a raccogliere il miliardo di dollari dovuto da ogni partecipante, ma che per ora si è limitato a mettere in scena a Gaza (dove Israele ha sempre mano libera per reprimere e uccidere) un voto comunale da operetta.
Complice silenzio, mentre non è invece il caso di distrarsi da ciò che sta avvenendo in “Giudea e Samaria”, come i coloni chiamano la Palestina storica, l’“Eretz Israel”, dove secondo i testi sacri “scorrono latte e miele”, ma dove finora a scorrere è stato il sangue, e dove i coloni, aizzati e armati da un governo israeliano condizionato dalla componente nazionalreligiosa, hanno acceso la tensione. Ricordiamolo, per i distratti autentici e per quelli interessati. Tutte ma proprio tutte le “colonie” della West Bank, compresa Gerusalemme Est e le alture del Golan, sono illegali sulla base del diritto internazionale. Ci vivono ormai 700’000 israeliani.
Stando a ‘Peace Now’, il più antico dei movimenti pacifisti israeliani, prima dell’ultimo ritorno al potere di Netanyahu (2022) c’erano 127 insediamenti israeliani; in meno di quattro anni ne sono stati aggiunti altri cento. Dopo la strage terroristica del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, non soltanto ha pagato l’enclave di Gaza (con oltre 70mila morti), ma anche la Cisgiordania ne ha pagato le conseguenze: violenti attacchi israeliani contro le città, numerosi arresti. Inoltre, sempre più coloni armati hanno preso di mira villaggi, abitazioni, persone e proprietà agricole, beneficiando della protezione o della passività dell’esercito dello Stato ebraico. Una forma di “pulizia etnica”, secondo esperti dell’Onu in materia di diritti umani. Lo scorso dicembre è stato stanziato quasi un miliardo di dollari per lo sviluppo degli insediamenti nei prossimi cinque anni. Aggressioni e nuove annessioni hanno spinto oltre 36mila cittadini arabi ad abbandonare le loro case.
No, non è certo il caso di distrarsi da ciò che, dopo il genocidio di Gaza, sta avvenendo in Cisgiordania e ai suoi tre milioni di abitanti palestinesi. Su tutta la regione, dalla Siria al Libano, Netanyahu sta cercando di imporre la sua “pax israeliana”. Stato permanente di tensioni e conflitti. Regole internazionali cancellate. Imposizione della forza. Fin dove? Fino a quando?
Pubblicato da Naufraghi il 27.04.26


