La pandemia ha messo in luce il ruolo straordinario e determinante del personale di cura e infermieristico per la sopravvivenza di una società. Abbiamo visto molti applausi e abbiamo sentito ripetere mille volte che gli applausi non bastano. L’emozione suscitata dallo choc Covid -19 ha però avuto almeno una conseguenza positiva. Il popolo svizzero ha approvato nel 2021, con un voto chiaro e massiccio (61% dell’elettorato), l’iniziativa popolare “Per cure infermieristiche forti”. Le firme erano state raccolte nel 2017.

Così, nella Costituzione il nuovo articolo 117b afferma che: “La Confederazione e i Cantoni riconoscono e promuovono le cure infermieristiche come componente importante dell’assistenza sanitaria e provvedono affinché tutti abbiano accesso a cure infermieristiche sufficienti e di qualità”. Inoltre “assicurano che sia disponibile un numero di infermieri diplomati sufficiente per coprire il crescente fabbisogno e che gli operatori del settore delle cure infermieristiche siano impiegati conformemente alla loro formazione e alle loro competenze”.

Il punto cruciale è che il lavoro di cura negli ospedali è pesante e poco riconosciuto.Troppe ore, troppo stress e quindi circa un terzo degli addetti e delle addette abbandona la professione prematuramente. In Svizzera ogni mese 300 infermieri lasciano il posto di lavoro: la carenza di personale è una realtà. L’87 % del personale di cura è costituito da donne.

Per attuare l’iniziativa il Consiglio federale ha agito in due tappe. La prima tappa riguardava la promozione della formazione ed è entrata in vigore a metà del 2024.

Con due proposte di legge presentate dal Governo nel maggio scorso, ora si sta discutendo la seconda tappa, che riguarda il “miglioramento delle condizioni di lavoro e lo sviluppo professionale nel settore infermieristico”. Lo scopo della nuova legge è “rendere più attraente la professione infermieristica e ridurre gli abbandoni precoci”.

In che modo? I piani di servizio dovranno essere stabiliti almeno quattro settimane prima. La durata massima della settimana lavorativa dovrebbe essere portata a 45 ore, inoltre  “istituendo una durata normale della settimana lavorativa compresa fra le 40 e 42 ore, si intende proteggere la salute del personale”. Altre misure riguardano l’invito alle parti sociali di migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro e le possibilità di sviluppo professionale. E qui si tocca un altro punto dolente, la questione salariale: gli adeguamenti salariali del personale ospedaliero sono in netto ritardo ed è imperativo rivalutarli!

La “Coalizione del personale sanitario”, che si sta prodigando per far rispettare il mandato popolare attuando subito l’iniziativa delle cure, critica le proposte del Consiglio federale, che considera insufficienti. Ma non c’è limite al peggio. Infatti il Parlamento nazionale, chiamato ad approvare i disegni di legge proposti dal Governo, li sta peggiorando.

La Coalizione lancia un appello urgente all’indirizzo di tutti i parlamentari svizzeri, affinché correggano la proposta della Commissione del Nazionale che non migliora le condizioni di lavoro nelle cure e pertanto rifiuta di attuare la volontà popolare.

Nell’appello si legge: “La Commissione del Consiglio nazionale ignora la volontà popolare. Le parlamentari e i parlamentari della Commissione competente del Consiglio nazionale hanno tuttavia deciso di calpestare la volontà popolare e di ignorare di fatto gli obiettivi principali dell’iniziativa sulle cure. Invece di attuare le disposizioni costituzionali, hanno ulteriormente indebolito la già insufficiente proposta di legge del Consiglio federale e in tal modo hanno disatteso gli obiettivi principali dell’iniziativa. Rinunciano ad esempio a ridurre l’orario di lavoro massimo da 50 a 45 ore, come avviene nelle professioni d’ufficio. Hanno rivisto al ribasso praticamente tutti gli aumenti delle indennità, hanno negato al Consiglio federale la competenza di emanare senza complicazioni ulteriori miglioramenti in caso di necessità e non hanno previsto misure per un organico adeguato alle esigenze, un elemento centrale dell’iniziativa popolare”.

L’appello chiede di attuare integralmente l’art. 117b della Costituzione federale e di correggere in modo sostanziale la proposta di legge, introducendo una sostanziale riduzione dell’orario di lavoro, migliori condizioni per il lavoro notturno, nei fine settimana e nei giorni festivi e l’obbligo per tutti i datori di lavoro di rispettare le leggi e i CCL cantonali. “Se la salute del personale sanitario è a rischio – afferma l’Appello – lo è anche la qualità dell’assistenza sanitaria alla popolazione! Già oggi molte persone non ricevono più l’assistenza sanitaria e le cure di cui hanno bisogno”.

Il sindacalista Enrico Borelli sottolinea che “la decisione della Commissione evidenzia una distanza siderale tra il ‘palazzo’ ed i reali bisogni della popolazione, tradisce la volontà popolare e rappresenta una vera pugnalata per il personale ma anche per i pazienti, in un momento in cui il nostro sistema sanitario vive una vera e propria crisi strutturale”.

Gli applausi non bastano, si è detto negli anni scorsi. È preoccupante che la maggioranza parlamentare elvetica non sia sensibile e disponibile nei confronti delle circa 800 mila persone occupate nel settore sanitario. Migliorare le condizioni di lavoro del personale significa assicurare una migliore qualità delle cure. Un beneficio per tutta la popolazione che l’ottusità del nostro Parlamento sta mettendo in pericolo. Ancora una volta, si tratta di attuare il dettato costituzionale e di rispettare la volontà popolare, come prevede la democrazia semi diretta svizzera.

Tratto da Naufraghi del 16.02.26