«Salari indecenti, persone assunte ufficialmente al 50% che lavorano al 120%, licenziamenti abusivi, ultracinquantenni sostituiti con personale «meno costoso», finti stage, lavori non retribuiti, neomamme private dei loro diritti: ormai non passa settimana senza che i media riportino casi di abusi sul lavoro».
Così si legge nel rapporto di minoranza presentato in Gran Consiglio quando si è discussa l’iniziativa dell’MpS «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!», sulla quale voteremo il prossimo 8 marzo. Anche se i partiti borghesi, Lega e UDC nonché i circoli economici lo negano, questa è la realtà: il nostro cantone è diventato una specie di Far West salariale. Lo dicono tutti i sindacalisti, che sono giornalmente a contatto con i lavoratori. Lo posso confermare anche personalmente: nella mia numerosa famiglia ho constatato e vedo tuttora casi simili. Per fare un esempio, sempre più spesso ci sono lavori all’aperto per i quali non vieni pagato quando c’è maltempo: come può qualcuno programmare la sua vita con un contratto simile?
Questo generalizzato dumping salariale è la causa principale del fatto che il Ticino è il cantone con i salari più bassi: non è una «legge naturale », come ci si vuol far credere, ma la conseguenza di un modello economico, come hanno dimostrato tanti economisti, tra i quali Marazzi e Greppi. I salari bassi significano anche meno introiti fiscali per lo Stato, che si vede poi però obbligato ad aumentare una miriade di sussidi per permettere ai lavoratori sottopagati di sopravvivere. Alla fine è quindi lo stato a sussidiare i datori di lavoro che non si vergognano di pagare salari troppo bassi. I minori introiti fiscali e l’aumento spropositato dei sussidi sociali necessari costano allo stato già oggi molto di più di quanto costerebbero gli ispettori del lavoro supplementari richiesti da quest’iniziativa per porre freno a questo Far West.
Secondo gli oppositori già oggi i controlli effettuati sono sufficienti. Quest’affermazione non può che far sorridere vedendo quanto sta capitando nel mercato del lavoro cantonale.
Tutti i sindacalisti sono unanimi nell’affermare che, volendo esagerare, si arriva al massimo al 15% delle aziende che oggi vengono controllate. È quindi più che mai urgente di mettere un argine a questo dilagante dumping salariale: il prossimo 8 marzo, invece di sbraitare inutilmente contro i frontalieri, che sono il risultato e non la causa del problema, votiamo perciò un chiaro e convinto «sì».
Franco Cavalli, già Consigliere Nazionale
Pubblicato nel CdT del 27.02.26


