«Il grande tema al tavolo delle trattive ruotava sulla gestione del tempo di lavoro» spiega Giangiorgio Gargantini di Unia, membro della delegazione sindacale. La questione “tempo” scaturiva dalla novità del nuovo contratto nazionale, ossia dalla possibilità di accantonare le ore supplementari in una banca ore. A fine anno, sulla metà delle ore accumulate, l’operaio potrà decidere se farsele pagare con supplemento del 25%, se riportarle all’anno successivo oppure accantonarle in un conto vacanze di lunga durata per usufruirne in un secondo tempo. L’impresa invece può decidere come impiegare la restante metà di ore accumulate. A inizio delle trattative, il padronato ticinese avrebbe voluto “impossessarsi” di una cinquantina di ore degli straordinari accumulati dagli operai, per deciderne da solo come impiegarli. Se non si fosse accettata la proposta, il CCL ticinese sarebbe potuto anche saltare.

“Dopo una lunga e impegnativa trattativa” si legge nel comunicato congiunto di oggi, le parti hanno trovato un accordo sul CCL. Con quale esito per gli operai, lo chiediamo al segretario regionale di Unia Ticino Gargantini, nonché responsabile del ramo. «Sostanzialmente, sono tre gli aspetti importanti ottenuti. In primo luogo, il tempo di trasferta sarà registrato e riconosciuto fin dal primo minuto, mentre le ore supplementari saranno possibili soltanto in caso di comprovata necessità. Terzo aspetto invece, i calendari dei dodici mesi consegnati agli operai a inizio anno, devono essere rispettati nella pianificazione del lavoro. Con questi tre elementi, consideriamo raggiunto il mandato degli operai di ridurre la durata delle giornate lavorative». Facciamo un paio di esempi pratici per capirsi. A differenza di prima, dove alle nove ore di cantiere da calendario si aggiungevano un paio d’ore di trasferta tra andata e ritorno, ora le giornate si accorceranno perché il tempo di trasferta sarà integrato nel calcolo delle 50 ore settimanali oltre alle quali è dovuto un supplemento salariale del 25%. Altro esempio pratico. Se il lavoratore sarà mandato a casa per condizioni proibitive meteorologiche in una giornata prevista a calendario di nove ore, queste ultime saranno ugualmente conteggiate nel medesimo calcolo delle ore settimanali.

L’esito positivo delle trattative è un passo avanti non scontato, soprattutto in un contesto nazionale dove i CCL cantonali ancora esistenti (pochi) sono sotto attacco padronale. «Siamo contenti di essere riusciti a far passare il messaggio dell’importanza per il Ticino, nell’edilizia come negli altri rami, di avere delle norme che assicurino una situazione corretta nei cantieri cantonali. Oltretutto, l’aver mantenuto in vita un CCL che vanta oltre settant’anni di storia, aggiunge ulteriore soddisfazione al risultato finale». Tra le norme locali, ricorda il sindacalista, ci sono il limite all’impiego di interinali e dei lavoratori notificati o il divieto del lavoro su chiamata. Norme che vanno a beneficio sia dei lavoratori che delle imprese locali, interessate ad avere una concorrenza leale con regole uguali per tutti.

Pubblicato da Area il 27.04.26