Oltre ai due Consiglieri di Stato leghisti, che dopo aver creato nei mesi scorsi un bel po’ di caos con i vari arrocchi, ora addirittura si distanziano allegramente dalla raccomandazione del Consiglio di Stato, il teatrino per la votazione dell’iniziativa “200 franchi bastano!” offre altri spunti di riflessione.
Penso alla Lega che ha costruito buona parte della sua fortuna politica sbraitando contro i “balivi bernesi” che secondo il Nano versavano al Ticino molto meno di quanto ci spettasse. Per quanto riguarda il canone radiotelevisivo anche il mitico Gigi di Viganello sa che invece i milioni che da Nord piovono sul Ticino sono quasi sei volte di più di quelli che paghiamo. Se venisse a cadere questa bonanza, sicuramente giustificata per difendere la minoranza italofona, perderemmo centinaia di posti di lavoro: ma questo non sembra minimamente preoccupare Quadri, Marchesi e camerati.
Mentre l’ineffabile Regazzi, che ha dimenticato di essere stato eletto agli Stati per difendere gli interessi dei ticinesi, sostiene addirittura che sia più che giusto cancellare questo “assistenzialismo”. Uno può anche chiedersi come mai la Lega sia così visceralmente scatenata contro la radiotelevisione pubblica. Probabilmente le dà soprattutto fastidio che questa rappresenta per lo meno un freno a quell’imbarbarimento del dibattito politico che da sempre porta avanti a spron battuto.
Il Mattino invece continua a tempestare che “ci battiamo contro la RSI di sinistra”. Questa però è una telenovela senza senso e un’invenzione per gli allocchi. Potrei fornire una lunga lista di temi (cominciando da Cuba e dal Venezuela), su cui l’informazione è stata piuttosto di destra. Personalmente ho addirittura vinto una causa contro la Radio romanda, per mancata oggettività su uno di questi temi. Almeno nel caso della radiotelevisione pubblica abbiamo però la possibilità di rivolgerci alle autorità per protestare. “Comprensibile”, da un certo punto di vista, può essere invece la posizione di Regazzi, diventato ormai uno dei portavoce dei padroni del vapore. Quasi tutti i media importanti a livello nazionale si sono ormai allineati agli interessi padronali: il gruppo Tamedia è diventato una versione light della NZZ.
La situazione assomiglia quindi sempre di più a quella statunitense, dove l’élite economica ha il controllo totale dell’informazione. Nella mente della nostra élite economica una radiotelevisione pubblica che cerca più o meno di essere oggettiva e critica dà quindi sempre più fastidio.
Un No quindi a questa sciagurata iniziativa, che nell’intenzione dei suoi proponenti è solo un primo passo per dare poi in mano agli interessi privati tutto il settore strategico dell’informazione, evidentemente si impone. Soprattutto come ticinesi oltretutto dovremmo evitare di essere dei perfetti masochisti.
Franco Cavalli,
già Consigliere Nazionale


