I due leghisti vogliono buttar via 100 milioni di franchi e gettare sul lastrico 500 lavoratori e lavoratrici. Gli altri tre colleghi di governo hanno accettato la rottura della collegialità?

 

Ci risiamo. I due consiglieri di stato leghisti, Gobbi e Zali, si rifanno vivi. Non con decisioni politiche significative relative ai loro dipartimenti (ma chi governa cosa dei i due?). Più tipicamente, con un’altra bischerata. L’ultima risale a giugno dell’anno scorso, quando si sono inventati l’arrocco, la “tragicomica” (NZZ) proposta di scambiarsi i dipartimenti, poi corretta e adottata solo in parte. Aspettiamo ancora di vedere i risultati di questo teatrino.

Ora, il Consiglio di Stato ha comunicato di opporsi all’iniziativa “200 franchi bastano!”, in votazione il prossimo 8 marzo, ricordando che la nostra comunità linguistica risulta favorita perché “riceve un contributo del 22% di fronte a proventi raccolti pari al 4%” e subirebbe “conseguenze molto drastiche in termini occupazionali”.

Specifichiamo con un paio di cifre, per rendere meglio l’idea. I 930 milioni di franchi del bilancio SSR è così ripartito: Svizzera tedesca 560, Romandia 115, Svizzera italiana 235  e 20 milioni alla Svizzera romancia.

I due “bambela”, come li chiama il loro giornale, comunicano sul Mattino che sostengono l’iniziativa dell’UDC “200 franchi bastano!” perché “la riduzione del canone non significa l’estinzione del servizio pubblico che continuerebbe a disporre di risorse significative”. Qui siamo di fronte a un problema di aritmetica elementare. La coppia leghista non riesce a fare un facile calcolo: 200 franchi sono circa il 60% di 335. Quindi, invece di ricevere 235 milioni di franchi, la RSI ne riceverebbe 141. Molto probabilmente anche meno, perché la perequazione finanziaria potrebbe essere messa in discussione. Inoltre, meno soldi corrispondono a meno posti di lavoro. Si tratta di 990 unità lavorative a tempo pieno che potrebbero ridursi a 600 (nella migliore delle ipotesi) o a molti meno, verosimilmente. E questi tagli non colpirebbero solo l’odiata RSI, ma anche i media privati, come si è già visto in questi giorni con i primi licenziamenti a Teleticino.

Dimezzare, o quasi, risorse e personale è “disporre di risorse significative”?

Attenti a quei due: non sanno far di conto! La Lega si lamenta da trent’anni con i “balivi di Berna” (secondo il loro vocabolario) che non concedono aiuti al Cantone, ma poi, quando Ticino e Grigioni sono favoriti, sputa nel piatto.

Gobbi e Zali si dissociano dalla decisione del Consiglio di Stato, quindi non rispettano la collegialità. L’intelligenza artificiale ci dice che “il Consiglio di Stato ticinese (come organo esecutivo cantonale, sul modello federale) deve attenersi al principio di collegialità, che impone ai suoi membri di difendere esternamente le decisioni prese dal Collegio, anche se personalmente dissenzienti”.

La norma sulla collegialità non è così assoluta, infatti dal Regolamento sull’organizzazione del CdS si legge che i consiglieri “in principio devono essere solidali con i colleghi e con le deliberazioni del Collegio. Un membro del CdS può, informandone il Collegio, esprimere le proprie divergenze di voto e di opinione. In caso di votazioni o di elezioni il CdS può darsi delle regole di comportamento che vincolano il Collegio”.

In una risposta a un’interrogazione dei leghisti Quadri e Caverzasio del 2011, il Governo scrive: “Almeno tacitamente, i membri del Consiglio di Stato devono sostenere le decisioni del Collegio, prese a maggioranza in una procedura confidenziale: una volta adottate, queste decisioni diventano un atto del Governo ed ogni Consigliere di Stato è tenuto di regola a difenderle anche se nell’occorrenza s’è trovato in minoranza”. La dottrina più recente “propende per un’applicazione meno rigida del principio di collegialità, che consenta ad un membro del Governo di esprimere, seppur con una certa cautela, le proprie divergenze e di rendere pubblico il suo dissenso rispetto alla decisione della maggioranza del Collegio”.

Come abbiamo visto rimane il vincolo che chi si dissocia è tenuto a informare preventivamente il Collegio. Lo hanno fatto i due leghisti? E gli altri tre consiglieri hanno concesso la possibilità di esprimersi contro la decisione anche se avrebbero potuto “vincolare il Collegio”?

I leghisti dimostrano, ancora una volta, di usare il doppio binario, stanno al governo e giocano all’opposizione. La sinistra è diventata ligia e disciplinata all’inverosimile. Al punto che l’estate scorsa la consigliera di stato socialista ha assecondato l’arrocco perché “uno strappo, una prova di forza, lo sfruttamento di questa occasione per isolare la Lega, non sarebbe nell’interesse del Paese”.

Non varrebbe la pena, ogni tanto, che la consigliera di stato “si sdraiasse sui binari”?

Intanto, l’attenzione per l’interesse del Paese per i due leghisti si declina invitando a rinunciare a centinaia di milioni di franchi a beneficio del Ticino e a buttare sul lastrico 500 dipendenti (e altri lavoratori dell’indotto) della RSI e dei media privati.

A proposito di collegialità, a livello nazionale c’è l’esempio di Christoph Blocher – come ricorda il professor Pascal Sciarini – “che si era reso colpevole di numerose rotture della collegialità o di pratiche al limite di questa, come le fughe di notizie ai giornali. L’incapacità di Blocher di rispettare le regole del gioco governativo è stato denunciato dagli altri partiti di governo e ha provocato la sua caduta”.

Quando apriranno gli occhi Carobbio, De Rosa e Vitta?

Tratto da Naufraghi, 03.02.26