La litania la conosciamo, anche se nei confronti internazionali si rivela una mistificazione: lo Stato non ha soldi e quindi bisogna tagliare le spese. Vale per la Confederazione, dove si sta discutendo il “pacchetto di sgravio 27”, e per il Canton Ticino, che propone tagli per finanziare le due iniziative votate dal popolo sulle casse malati.
Per racimolare i milioni necessari per avviare parzialmente l’applicazione delle iniziative si prevedono risparmi per circa 25 milioni di franchi e pari entrate. Fra le vittime dei tagli figurano trasporto pubblico, sostegno ai rifugiati, settore disabili, USI e Supsi. Alle entrate si prevede un supplemento (iniquo e provvisorio) sull’aliquota massima dell’imposta cantonale sulla sostanza (da 0,25 a 0,3 %).
La direttrice del DECS Marina Carobbio ha presentato le misure assieme ai suoi quattro colleghi, ma certo non avrà digerito le proposte di tagli ai più deboli o alle due scuole superiori, sebbene indipendenti dal Dipartimento. Infatti, in occasione dei festeggiamenti per i 30 anni dell’Università della Svizzera italiana, Carobbio si è espressa in modo lapidario ai microfoni RSI: “Dal mio punto di vista penso che nell’ambito delle entrate a livello fiscale sarà necessario agire soprattutto laddove, se posso dire così, i soldi ci sono, pensiamo ai grandi patrimoni che esistono anche nel nostro Cantone”. Certo che si può dire così, è il minimo che ci si possa attendere da una ministra socialista. In Consiglio di Stato accetta di sottostare alla maggioranza borghese, ma fuori si può distanziare. Magra consolazione: ha senso stare in governo così?
Le soluzioni per finanziare l’iniziativa 10% ci sono. Per esempio, il partito socialista aveva indicato tre misure: aumento delle stime immobiliari, ripristino dell’aliquota massima dello 0,35 % sulla sostanza, crescita del moltiplicatore cantonale. In ogni caso tocca a Parlamento e Governo attuare la volontà popolare e in tempi ragionevolmente brevi. La copertura finanziaria può essere rimandata.
“Quello che serve è un cambio di paradigma: – sostiene il professore di economia Sergio Rossi – non dire più ‘quanti soldi abbiamo, quanti ne possiamo spendere’, ma piuttosto calcolare quante risorse occorre raccogliere tramite le imposte affinché i bisogni della popolazione, comprese le imprese, vengano soddisfatti”.
I soldi ci sono e, come sostiene l’economista Christian Marazzi: “L’idea di una tassa di solidarietà sulle grandi fortune è inaggirabile”. In tema gli fa eco un altro collega, Ronny Bianchi: “Invece di intervenire con una maggiore tassazione sui patrimoni (la scusa è sempre che poi i milionari se ne vanno, scusa che non ha nessuna consistenza statistica) si preferisce spolpare ancora un pochino il reddito dei cittadini come ad esempio facendo pagare agli anziani le cure a domicilio”: altra misura vergognosa, in tema di risparmi, partorita dal governo ticinese.
“Tax the rich”, tassare i milionari, è ormai un tema internazionale. Al G20 di Rio de Janeiro del 2024 l’economista francese Gabriel Zucman ha proposto di lanciare una campagna per introdurre una tassa del 2% sui patrimoni dei circa 3 mila miliardari globali.
In Ticino, per i patrimoni più alti, l’imposizione ammonta solo allo 0,25%. Ivo Durisch, capogruppo socialista in Gran Consiglio, da anni propone di correggere l’aliquota sulla sostanza superiore ai 10 milioni di franchi all’1%, ciò che permetterebbe di incassare 200 milioni di franchi al Cantone e ai Comuni. Anche il miliardario Alfred Gantner fa discutere, proponendo una tassazione progressiva della ricchezza: 1% sopra i 200 milioni, 1,2% sopra i 500 milioni e 1,5% sopra un miliardo di franchi.
Tratto da Naufraghi del 11.05.26


