Le condizioni di salute nel mondo del lavoro stanno peggiorando da tempo. Lo registrano regolarmente rilevamenti e studi nazionali. Recentemente, il «barometro delle condizioni di lavoro» di Travail.Suisse, un’organizzazione non certo estremista, ha sottolineato come siano in significativa crescita le problematiche di esaurimento e salute mentale dei lavoratori. Causando preoccupazione anche tra le associazioni padronali svizzere.

In Ticino, è risaputo, il contesto del lavoro è marcato da indicatori che mostrano una realtà molto più difficile che nel resto della Svizzera. Bassi salari, precariato, povertà diffusa e giovani formati che spesso emigrano oltralpe senza rientrare. È di qualche settimana fa la notizia, esemplare, di architetti nel mendrisiotto pagati al 50% ma costretti a lavorare a tempo pieno. Spesso si vuol far credere che siano casi isolati. Finché non lo si vive sulla propria pelle, con immaginabili conseguenze che intaccano nel profondo, perché lo stress di ingiustizie del genere può far ammalare.

L’iniziativa in votazione l’8 di marzo è fondamentalmente uno strumento di prevenzione. Un argine al deterioramento del lavoro in questo cantone. Come in medicina, grazie all’iniziativa, si raccoglierebbero dati più precisi per poter poi curare meglio e intervenire laddove necessario. La notifica delle nuove assunzioni, indicanti salario e condizioni d’impiego, mostrerebbe le situazioni «a rischio» dumping. Ad esempio se una persona è assunta a quattromila franchi mentre il posto era in precedenza occupato da una stipendiata a cinquemila franchi. Gli ispettori farebbero poi le verifiche in modo mirato. Le aziende « sane » non incorrono in alcun pericolo. Anzi, si andrebbe a contrastare la concorrenza sleale.

Oggi gli strumenti statistici per radiografare il dumping e i livelli salariali sono piuttosto « spuntati » e forniscono informazioni retrospettivamente con alcuni anni di ritardo. Velocizzare il monitoraggio della situazione è una necessità. Non dimentichiamo che negli ultimi anni in ben 21 rami economici i salari mediani ticinesi sono diminuiti.

L’iniziativa prevede anche la creazione, nell’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, di una sezione dedicata alla parità di genere. Ancora oggi le donne sono spesso pagate meno dei colleghi uomini e subiscono la sottoccupazione: tempi parziali imposti e basse remunerazioni. Una realtà inaccettabile che sarebbe ora di sanare. I contrari evidentemente sbandierano costi esorbitanti e montagne di burocrazia. Sembra di sentire la lobby delle multinazionali del tabacco quando si scatena contro ogni ragionevole misura di prevenzione e protezione della salute pubblica e dei più fragili.

Beppe Savary-Borioli, deputato PS/FA in Gran Consiglio

Pubblicato nel CdT del 28.02.26