Oggi a Riyad, in Arabia Saudita, sono iniziati i primi colloqui tra Stati Uniti e Federazione Russa, allo scopo di ristabilire dei canali minimi e intavolare le prime discussioni necessarie a giungere a una fine del conflitto fra la NATO e la Russia in Ucraina. Benché prematuro, non posso ovviamente che rallegrarmi per questa notizia, tuttavia, resta una forte amarezza, ripensando a quando, nel giugno del 2021, i Presidenti Joe Biden e Vladimir Putin tennero il loro ultimo incontro bilaterale a Ginevra.
In quell’occasione il Consigliere federale Ignazio Cassis twittava entusiasta “Wenn der Dialog funktioniert, ist vieles möglich” (quando il dialogo funziona, molto è possibile) e il comunicato stampa del governo federale lodava la Svizzera quale paese piccolo, ma la cui neutralità era credibile e affidabile e i suoi buoni uffici fondamentali per permettere il dialogo fra grandi potenze, allora ritenuto ancora da tutti, giustamente, indispensabile. Gli obiettivi nei confronti della Russia erano quelli di un dialogo critico, ma costruttivo, nell’ottica di rafforzare ulteriormente le relazioni di quello che era ritenuto un Paese prioritario.

Meno di un anno dopo, nel febbraio 2022, sono stati sufficienti cinque giorni – il tempo intercorso fra la promulgazione delle sanzioni UE e la loro ripresa da parte della Svizzera – per cancellare tutti questi proclami e lanciarci a capofitto in una lunga sequenza di decisioni dettate dall’isteria (e da alcune pressioni esterne) e di dichiarazioni più vicine ai cori da stadio piuttosto che alla politica e alla diplomazia, criminalizzando e calunniando chiunque osasse parlare di Pace, trattative e di difesa della neutralità.

Come sempre però, la Storia avanza tramite i fatti, non le fantasie, e la realtà odierna dimostra, ancora una volta, chi aveva purtroppo ragione: dell’Ucraina, fra i governi occidentali, non è mai importato nulla a nessuno e ora, esaurito il suo scopo (alcune decine di migliaia di morti dopo) potrà essere abbandonata al suo destino, fuori dalla NATO e con le sue risorse depredate; l’Unione Europea esce con le ossa rotte, in crisi economica e politica e ancora più subordinata agli USA, mentre la Svizzera, allineandosi alle sanzioni e integrandosi maggiormente alla NATO, non ha portato alcun contributo e non ha ottenuto nulla, se non la perdita di credibilità nei confronti di tre quarti del mondo e il ritrovarsi oggi in un angolo, costretta a guardare, mentre i giochi si aprono a Riyad.

Alberto Togni
Presidente Fronte per la neutralità e il lavoro
"No UE - No NATO"



Commento della redazione

Siccome il prossimo Quaderno uscira’ solo ad inizio aprile, abbiamo deciso di pubblicare questo contributo qui nel sito. Ringraziamo il compagno Togni per avercelo mandato.
Come Quaderni e come ForumAlternativo, pur condannando duramente l’aggressione putiniana, abbiamo sempre riassunto la nostra posizione dicendo ”Né con Putin né con la NATO”. Abbiamo anche sempre detto che la chiave per la soluzione era soprattutto  a Washington, come ora si dimostra platealmene. Ne parleremo nel prossimo Quaderno, anche con il nostro inviato a Kiev.
Come internazionalisti incalliti, a noi interessa pero’ relativamente poco dove i colloqui di pace avranno luogo: l’importante è che ci siano e termini al piu’ presto questa guerra totalmente inutile e senza senso, condotta sulla pelle del popolo ucraino.

La Redazione