Nel 2024 il consigliere nazionale Thomas Matter (UDC/ZH) se l’era presa virulentemente con il servizio meteo della SRF. Le previsioni metereologiche della tv pubblica erano state, a suo dire, deliberatamente manipolate per favorire l’agenda dei partiti politici attenti al clima e per diffondere “il panico climatico”. Non sorprende che oggi Thomas Matter sia in prima fila per promuovere l’iniziativa per ridurre il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi. Affossando il servizio pubblico potrà forse indirizzare le previsioni meteo a suo piacimento, affermando che fa freddo anche quando fa caldo.
Nella conferenza stampa dei favorevoli all’iniziativa, Matter ha affermato che con l’aumento degli affitti e dei costi della cassa malati, i cittadini fanno sempre più fatica. Ecco quindi la soluzione miracolo: fare risparmiare ad ogni economia domestica 135 franchi all’anno di canone radio-tv. Thomas Matter ha fondato una banca dal nome prorompente, Helvetische Bank, e controlla un gruppo d’investimento che porta il suo nome. È anche la 278esima persona più ricca della Svizzera. Patrimonio stimato: 225 milioni di franchi. Non sembra quindi la persona adatta per capire le preoccupazioni di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Ma ogni pretesto è buono per attaccare l’odiata SRG-SSR dalle previsioni meteo politicizzate, lanciando nella mischia degli argomenti due delle principali preoccupazioni della gente comune: l’aumento della pigione e dei premi. Peccato che Thomas Matter e il suo partito rappresentino proprio gli interessi contrari a inquilini e assicurati.
Secondo i dati di Lobbywatch, l’UDC è il partito con più parlamentari federali vicini alle lobby delle casse malati: quattordici, sei in più del Centro. Stesso discorso per la lobby dell’immobiliare: il partito conta trentatré deputati vicini a questo mondo, dieci in più che il PLR. Lo stesso Thomas Matter è presidente di due società immobiliari del Canton Zurigo. Marco Chiesa, Thomas Aschi e Georg Rutz, influenti parlamentari dell’UDC, presiedono invece tre associazioni cantonali dei proprietari fondiari (Ticino, Zugo e Zurigo). Se a questi politici stesse davvero a cuore l’aumento delle pigioni avrebbero potuto appoggiare le varie proposte volte a calmierare i prezzi. Non l’hanno mai fatto, sostenendo sempre gli interessi del mondo immobiliare.
In prima linea per l’iniziativa per il dimezzamento del canone radiotelevisivo ci sono anche i due consiglieri agli Stati ticinesi, il già citato Marco Chiesa (UDC) e Fabio Regazzi (Centro). Quest’ultimo, presidente l’organizzazione mantello delle PMI svizzere (USAM), è imbestialito dal fatto che le imprese debbano pagare anch’esse un canone. Soldi che, per Regazzi, mancano per gli investimenti, la formazione degli apprendisti e la sicurezza informatica. Ma è davvero così?
Oggi le aziende pagano il servizio pubblico radio-tv in base al fatturato. Sono esentate le imprese con un fatturato inferiore al mezzo milione di franchi (limite che nel 2027 salirà a 1,2 milioni esonerando di fatto l’80% delle imprese). A seguire vi sono diciotto fasce di ripartizione che vanno dai 160 franchi annui per le aziende che fatturano tra i 500.000 e i 750.000 franchi fino ai 49.925 franchi per cifre d’affari annuali superiori a un miliardo. Può sembrare tanto, ma se si analizzano le percentuali si osserva che le aziende pagano tra lo 0,021 e lo 0,032% del fatturato (chi fattura meno) ad un massimo dello 0,005% (chi fattura oltre il miliardo).
Viene da chiedersi se disporre di 2.500 franchi più all’anno (livello 9 su 18 di canone) per un’impresa che fattura tra i 10,4 e i 15 milioni di franchi sia davvero così determinante in termini d’investimenti, formazione e sicurezza. Tanto più dalla prospettiva ticinese dove, con il 4% dei contributi al canone radio-tv, il cantone riceve il 22% del totale nazionale. E senza contare il fatto che, nella Svizzera italiana, molte aziende lavorano indirettamente grazie alla RSI. “Mentalità assistenzialista” l’ha definita Fabio Regazzi, con il solito sussiego. A cui però l’assistenzialismo non fa schifo quando la manna pubblica si riversa, sotto forma di investimenti, sussidi o agevolazioni fiscali, alle aziende che rappresenta.
Tratto da Naufraghi del 15.01.26


