«Sulla base di prove pienamente conclusive, la Commissione ritiene che le dichiarazioni rilasciate dalle autorità israeliane costituiscano una prova diretta di intento genocida. (...) la Commissione ritiene che l’intento genocida fosse l’unica deduzione ragionevole che si potesse trarre dal modello di condotta delle autorità israeliane». La Commissione indipendente di inchiesta delle Nazioni unite sui Territori palestinesi occupati certifica il genocidio in corso a Gaza per mano dello Stato di Israele.

LO HA FATTO IERI in un rapporto di 72 pagine, redatto a fronte di una lunga indagine avviata su mandato dell’Assemblea Generale dell’Onu. Dopo ong e rispettati giuristi ed esperti di genocidio, a intervenire è la più autorevole delle realtà globali. La Commissione ricostruisce le dichiarazioni, le pratiche militari e gli eventi degli ultimi ventitré mesi alla luce di quattro dei cinque crimini che, secondo la Convenzione sul Genocidio del 1948, permettono di individuarne uno: uccisione di membri del gruppo, in tutto o in parte; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; sottoposizione deliberata del gruppo a condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica; misure rivolte a impedire nascite all’interno del gruppo. Crimini strutturalmente commessi dall’establishment politico e militare israeliano contro la popolazione civile di Gaza, dice la Commissione, elevabili a genocidio per la indispensabile presenza dell’elemento chiave: l’intenzionalità.

«La Commissione ritiene che le autorità israeliane intendessero uccidere il maggior numero possibile di palestinesi (...) e fossero consapevoli che i mezzi e i metodi di guerra impiegati avrebbero causato morti di massa di palestinesi, compresi i bambini - si legge nel rapporto Rileva inoltre che tali morti sono state il risultato dell’imposizione deliberata di condizioni di vita a Gaza, volte a provocare la distruzione dei palestinesi di Gaza, in particolare il blocco dell’ingresso di medicinali, attrezzature mediche, cibo e acqua. Sulla base delle ragioni sopra esposte, la Commissione conclude che le autorità israeliane intendevano uccidere e causare la morte dei palestinesi di Gaza attraverso le operazioni militari e le strategie di guerra impiegate».

È IL PRIMO fondamentale elemento che emerge scorrendo la ricostruzione minuziosa degli ultimi due anni: numeri, statistiche, pratiche militari rivendicate come tali, incitamento alla distruzione di un intero popolo e devastazione di tutto ciò che rende una comunità tale, dalle reti sociali, culturali ed economiche ai meri strumenti atti alla sopravvivenza, campi agricoli, pesca, risorse idriche.

La Commissione dice altre due cose, tra loro interconnesse. Dice che l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, brutale, ascrivibile a crimine di guerra, «non rappresentava una minaccia esistenziale per Israele», smentendo il richiamo all’«autodifesa» e alla «guerra giusta» fin dalle prime ore invocate dalla leadership israeliana. E dice che quell’evento va inserito dentro una storia di lungo periodo e delle responsabilità in capo al regime israeliano: «Israele era ed è responsabile della protezione della sua popolazione, ma i mezzi per farlo devono tenere conto del fatto che ha preso con la forza e sta occupando e colonizzando illegalmente il territorio palestinese con violenza continua, negando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese».

UNA STORIA di lungo periodo, che secondo la Commissione Onu, fa cadere la maschera dagli obiettivi ufficiali di Tel Aviv: liberazione degli ostaggi, neutralizzazione di Hamas ed esercizio di autodifesa hanno permesso di nascondere gli scopi reali e strutturali, «vendetta e punizione collettiva» e il proseguimento di «decenni di occupazione illegale, con segregazione razziale o apartheid, sotto un’ideologia che richiedeva l’espulsione della popolazione palestinese dalle proprie terre e la sua sostituzione».

LE 72 PAGINE si concludono con specifiche richieste: a Israele di interrompere immediatamente ogni pratica genocidaria e di cessare il fuoco a Gaza, nella consapevolezza che ogni suo organo può essere perseguito (che si tratti di individui, commissioni, uffici con pubblica autorità, anche se un’accusa diretta è mossa in particolare al premier Netanyahu, all’ex ministro della difesa Gallant e al presidente Herzog); agli Stati terzi di ordinare un embargo militare su Israele, cooperare con le Corti internazionali e intervenire per fermare, subito, il genocidio dei palestinesi.

Il rapporto sarà presentato all’Assemblea generale a ottobre.

Tratto da il Manifesto del 17.09.25