Il nove aprile, Camera di commercio e Associazione industrie ticinesi convocano i media. I due presidenti, Andrea Gheri della Camera di commercio e Olivio Pesenti di Aiti, denunciano come lo Stato «spenda male e troppi soldi che non ci sono».
Una settimana dopo, Aiti e Camera di commercio e altre associazioni locali di banchieri, gestori patrimoniali, commercianti di materie prime, ristoratori e l’associazione dei passeggeri e aeroporti (il cui comitato è composto dagli stessi ambienti padronali ed economici e presieduto dall’ineffabile Filippo Lombardi), si scagliano contro il piano federale di risparmio di KKS che prevede il taglio di cinque milioni l’anno all’aeroporto luganese. La piroetta aerea è servita
Che si tagli ai poveri, al ceto medio, ai migranti, alla ricerca e la formazione, a tutta la gente che ne ha bisogno per darli a una struttura presunta pubblica utilizzata da straricchi per poter continuare bellamente a inquinare il mondo a spese dei contribuenti. Spese inutili quando riguardano la popolazione, giusti investimenti quando riguardano lo 0.1% dei residenti cantonali. Ecco la visione di “uso oculato” delle risorse pubbliche propagandata dal padronato e ambienti economici.
Il quattro aprile, il municipio luganese, espressione politica degli stessi ambienti economici e padronali, ha annunciato di voler spendere sessanta milioni di franchi dei contribuenti per finanziare l’ampliamento dello scalo cittadino, utilizzato esclusivamente da “novemila voli privati e di business” l’anno. Allacciate le cinture, perché lo stesso municipio tra pochi mesi annuncerà misure di risparmio “lacrime e sangue” per “ristabilire i conti pubblici”. La piroetta politica-economica sarà presto servita.


