Si torna a discutere sulle iniziative popolari. Questa volta lo spunto è dato dal successo delle due iniziative sulle casse malati, approvate in Ticino dai cittadini lo scorso 28 settembre. Governo e Parlamento sono chiamati a mettere in pratica le due misure approvate dal popolo. Siccome la contabilità dello Stato è più importante della volontà popolare, il confronto su come finanziare le due norme comincia a far scintille.

Il partito liberale, con la deputata Simona Genini, chiede che per le iniziative popolari con un costo superiore a 10 milioni di franchi annui i promotori specifichino chiaramente e in modo verificabile la modalità di copertura finanziaria. Non bastano formule vaghe come riferimenti a “risparmi futuri” o “riduzioni di spese superflue”. Il Gran Consiglio è chiamato a definire i dettagli di questa eventuale modifica della Legge sull’esercizio dei diritti politici.

Naturalmente, ogni volta che si vuole correggere l’istituto dell’iniziativa popolare lo si fa dicendo che non si intende limitare il diritto “ma migliorarne la qualità”. Anche dieci anni fa, quando Avenir Suisse, il pensatoio padronale, ha proposto di aumentare il numero di firme per l’iniziativa costituzionale federale, lo ha fatto dicendo  che “non vogliamo indebolire la partecipazione democratica” ma “modernizzare”. Piccole ipocrisie semantiche!

La proposta del PLR è pericolosa perché limita l’esercizio della democrazia diretta. In Svizzera si parla di democrazia diretta per semplificare, ma la nostra è una democrazia semidiretta. Gli organi di democrazia rappresentativa, Governo e Parlamento, sono chiamati a mettere in atto le iniziative (sia a livello federale con le iniziative costituzionali, sia nei cantoni, dove ci sono anche le iniziative legislative).

Quindi, il finanziamento di un’iniziativa approvata dal popolo deve essere garantito da Governo e Parlamento. Eppoi, uno Stato incapace di stanziare più di dieci milioni all’anno, che Stato è? Ministri o amministratori di condominio?

La proposta del PLR è da respingere, perché parte dal presupposto che un finanziamento superiore ai 10 milioni di franchi all’anno sia problematico. È in linea con la politica del pareggio dei conti, austerità che garantisce i privilegi ai ricchi (vedi riduzioni fiscali degli ultimi anni) e taglia le spese nel sociale e nella formazione.

Certo, l’iniziativa incappa nel paradosso: il Parlamento, che aveva bocciato la proposta, è chiamato a metterla in vigore. Questo è il motivo per cui molte iniziative, soprattutto le costituzionali federali, vengono attuate senza rispettare pienamente l’articolo costituzionale approvato dal popolo.

L’iniziativa popolare è un fiore all’occhiello della democrazia elvetica. È stata attaccata più volte, nel corso degli anni, ma ha sempre resistito. Aumentare il numero di firme (ora 100 mila a livello federale e 7 mila in Ticino per la legislativa) può solo indebolirla, perché gli studi dimostrano che chi ha più soldi può avere più successo nella raccolta delle firme. L’iniziativa popolare è nata per dar voce alla società civile. Ora la usa (e ne abusa) anche l’UDC, il partito di maggioranza, a fini propagandistici. Per le minoranze, in Svizzera e in Ticino la sinistra, è il solo metodo per ottenere consenso popolare.

Chiedere di prevedere un finanziamento dettagliato delle iniziative popolari significa snaturare questo diritto politico, pilastro della democrazia diretta. Invece di discutere, valutare e votare sul contenuto dell’iniziativa, si finirebbe per discutere e decidere in funzione della spesa prevista. Una follia, figlia della cultura liberista che tende a monetizzare tutto. Come la malaugurata idea di depositare una cauzione milionaria per chi promuove iniziative o referendum.

Il PS aveva indicato tre modalità per finanziare l’aumento dei sussidi di cassa malati: aumento delle stime immobiliari, ripristino dell’aliquota massima dello 0,35% sulla sostanza, crescita del moltiplicatore cantonale. Se questi suggerimenti fossero stati proposti in votazione, assieme alla misura del 10%, avremmo dovuto discutere di quattro temi: un brutto pasticcio che avrebbe offerto su un piatto d’argento ai detrattori dell’iniziativa nuovi pretesti per bocciarla.

Altro esempio, a livello federale: se l’iniziativa per la tredicesima AVS, approvata dal popolo, avesse dovuto prevedere il metodo di finanziamento, sarebbe stata approvata? Difficile. Almeno la Confederazione rispetta la Costituzione e dimostra di mettere la volontà popolare prima della contabilità. La tredicesima AVS verrà consegnata a fine anno, senza che siano state decise le modalità di finanziamento: la Svizzera non dovrebbe fallire!

In Ticino, Parlamento e Governo prendano esempio da Berna: prima si rispetti la volontà popolare, poi si concretizzi il finanziamento delle iniziative.

Tratto da Naufraghi, 22.05.26