Sollecitato da più parti, prendo volentieri la parola nel dibattito lanciato nelle ultime settimane in merito all’unità della sinistra ticinese. Un’unità necessaria, da realizzare e non solo da scrivere. Anzi, da realizzare parlandosi, non solo scrivendosi. E da rinforzare “per atti concludenti”. Un’unità peraltro già proposta dal mondo sindacale un paio di anni fa, con la creazione del comitato ‘Primo Maggio’, al quale partiti e movimenti della sinistra cantonale sono stati invitati ad aderire proprio in uno spirito unitario di condivisione di progetti e di lotte.

Partiamo dagli appelli circolati nelle ultime settimane. Il sindacato ha aderito da subito al progetto della Casa Progressista, una piattaforma di scambio importante per mantenere (o riallacciare, dove necessario) il dialogo tra le forze progressiste del cantone. Personalmente, non ho invece sottoscritto l’appello ‘È ora di cambiare!’, lanciato dall’Mps. Non tanto per i suoi contenuti, in buona parte condivisibili, quanto per la sua costruzione: un appello inviato ad alcuni, non ad altri, come per indicare attorno a chi costruire, e chi fossero invece gli invitati dell’ultimo minuto. Non il modo migliore per costruire un progetto di ampio respiro ed efficace. Infine, ho letto con interesse gli spunti proposti qualche settimana fa su queste pagine da Tommaso Soldini e Nelly Valsangiacomo.

Ne ho condiviso il fondo, anche se il bisogno di efficacia che mi anima dall’inizio del mio impegno sindacale oramai più di 20 anni fa ha risentito di una certa mancanza di concretezza. Per questo, ritengo importanti le proposte aggiuntive di Spartaco Greppi e Christian Marazzi, che sottoscrivo pienamente. La necessità è infatti quella di definire alcuni temi prioritari, e condividere delle linee guida. Partendo ovviamente da “salari e dignità del lavoro”, che dovranno essere l’alfa e l’omega delle nostre riflessioni. Per proseguire poi sugli altri assi portati da Greppi e Marazzi (li richiamo soltanto, a beneficio di chi legge: “Rilancio dello Stato sociale come investimento collettivo, (…) politica industriale orientata alla transizione ecologica e sociale, (…) democrazia e partecipazione, rafforzando il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche, (…) particolare attenzione ai giovani e al loro futuro”.

Credo infine importante aggiungere, alla voce “valori condivisi”, quelli dell’unità di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. “Proteggiamo i salari, non le frontiere” è stato lo slogan sindacale all’ultimo Primo Maggio: contro ogni richiamo a “patriottismi operai” fuori dal tempo e dalla realtà. Infine, due ultime osservazioni, utili per il passaggio all’atto pratico. In primis, non cerchiamo un’unità completa di vedute e obiettivi, perché sappiamo già che difficilmente la troveremo. Costruiamo un’alleanza elettorale, basata sui valori e sulle proposte citate, sottolineando ciò che ci unisce e non ciò che ci divide. Perché non dire chiaramente che questo è il nostro obiettivo?

È forse un male preparare un anno elettorale dandosi i mezzi per migliorare la rappresentanza della classe lavoratrice di questo Paese? E poi, impegniamoci per il “qui ed ora”, e non dividiamoci su realtà molto lontane da quella ticinese… Abbiamo la possibilità di cambiare in modo importante il quotidiano di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori di questo cantone. Non rinunciamoci. Rimbocchiamoci le maniche e ritroviamoci attorno a un tavolo per costruire quanto necessario. Niente di meno, niente di più.

Giangiorgio Gargantini, Unia
Pubblicato da Naufraghi, il 16.04.26