I favorevoli all’iniziativa mettono sul tavolo i propri argomenti prima del voto di giugno. Lunghi: ‘Una persona su tre rinuncia o rimanda le visite’
Non pugni in faccia, ma due sorrisi splendenti con tanto di spazzolini coordinati. L’immagine scelta dal comitato favorevole all’iniziativa ‘Per il rimborso delle cure dentarie’, al contrario di quella dei loro oppositori, vuole trasmettere positività. E questo in contrapposizione alla situazione preoccupante, a detta del fronte per il ‘sì’, in cui versano le cure dentarie in Ticino.
‘Votiamo per un principio, non per un costo’
A ripercorrere le tappe che portano alla conferenza stampa di ieri, il professor Franco Cavalli, medico, oncologo e ricercatore, nonché primo firmatario. L’iniziativa popolare legislativa generica alle urne il 14 giugno è stata depositata nel 2015 con 8’283 firme valide da sinistra e sindacati. Dopo oltre dieci anni di iter parlamentare, la proposta è stata respinta dal Gran Consiglio lo scorso 27 gennaio. Il testo, ricorda, «propone di iscrivere nella Costituzione cantonale il principio secondo cui ogni persona residente in Ticino ha diritto al rimborso delle cure dentarie di base, garantito da un’assicurazione pubblica finanziata con contributi proporzionali al reddito di lavoratori, datori di lavoro e Stato». Cruciale, per il medico, rimarcare come a giugno si voti «un principio, non un costo, esattamente come abbiamo fatto con la maternità: prima il principio in Costituzione, poi la legge».
Per questo motivo, «i dettagli attuativi, quindi le prestazioni coperte, le aliquote e le modalità, saranno definiti successivamente dal parlamento». Cavalli rievoca anche le ragioni che avevano spinto gli iniziativisti a opporsi al controprogetto proposto dall’allora consigliere di Stato Paolo Beltraminelli: «L’ex direttore del Dipartimento sanità e socialità suggeriva una visita annuale di prevenzione pagata dal Cantone, ma solo per coloro che ricevono i sussidi di cassa malati Ripam. A parte il fatto che l’iniziativa vuole finanziare soprattutto le cure, questa proposta escludeva oltretutto la popolazione più sotto pressione, ovvero chi è al di sopra dei limiti dei sussidi ed è tartassato da premi di cassa malati molto alti».
Gli fa eco Nancy Lunghi, medico dentista e municipale socialista a Locarno: «Come professionista attiva nell’ambito ho la sfortuna di vedere direttamente con i miei occhi quali sono le problematiche del sistema attuale. Quasi una persona su tre rinuncia o rimanda le cure, un dato significativo che sembra essere in crescita negli ultimi anni». Il motivo? «Nella maggior parte dei casi è per via di ragioni economiche: circa il 90% dei costi delle cure dentarie è infatti direttamente a carico delle persone».
A livello ticinese, indica ancora Lunghi, «la stima del 2022 è di 160 milioni di franchi per i costi generali delle cure dentarie: di questi, solo una minima parte viene rimborsata da alcune assicurazioni. Sempre nel nostro cantone il valore di rinuncia, che è del 5,8%, è maggiore rispetto al resto del Paese, dove si attesta al 4,5%». Continua la dentista: «Un servizio che invece funziona bene è quello scolastico, grazie al quale i giovani possono avere controlli regolari dalle Elementari alle Medie e una copertura fino a 700 franchi all’anno, che ha fatto sì che le malattie orali nei bambini siano diminuite drasticamente». I problemi, tuttavia, sottolinea «si creano una volta che i ragazzi escono dalle Medie, quando cade la copertura pubblica di questi costi». Mettendo il naso fuori dal confine, Lunghi afferma che «la Svizzera, dove oltretutto i costi sono i più alti d’Europa, è tra i Paesi peggiori per rinuncia completa alle cure dentarie ». I problemi ai denti non sono esclusivamente una questione estetica.
«La salute orale – evidenzia dal canto suo il professor Pietro Majno-Hurst, specializzato in chirurgia viscerale, ex primario all’Ospedale regionale di Lugano e professore all’Usi – non è solo salute della bocca, ma del corpo in generale. Studi solidi mostrano che ventisette malattie sistemiche, tra cui le malattie cardiovascolari e il diabete, sono associate alle patologie orali non trattate, come le infezioni dentali o la parodontite. Queste complicazioni diventano particolarmente gravose per le persone anziane, spesso già fragili per altre patologie».
‘Conseguenze sanitarie, ma anche sociali ed economiche’
Per la segretaria politica dell’Unione sindacale svizzera (Uss) Ticino e Moesa Nicole Rossi non si scappa: «Garantire l’accesso alle cure dentarie non è un lusso, ma un diritto». E sottolinea: «La rinuncia alle cure non ha solo conseguenze sanitarie, ma anche sociali ed economiche. In un Paese come la Svizzera è sconcertante che una persona su tre rinunci a trattamenti e controlli perché troppo onerosi». Il beneficio, aggiunge ancora, «sarebbe significativo per il ceto medio che spesso non ha accesso a nessun sussidio specifico, ma fatica a sostenere queste spese. A chi dice che questa iniziativa sarebbe un carico ulteriore sui lavoratori rispondo che ora le cure dentarie sono totalmente sulle loro spalle».
Sandra Killer, presidente dell’associazione Famiglie monoparentali+, continua dicendo che «quello che vediamo nella nostra esperienza di tutti i giorni è che il genitore, che è spesso una donna, rinuncia alle spese sulla propria prevenzione, in particolare quella dentaria, per mantenere l’equilibrio finanziario della famiglia». Il costo delle cure dentarie, continua, «quando è inevitabile per motivi gravi, è causa di indebitamento per molte famiglie monoparentali, e ci vogliono diversi anni per tornare a una condizione economica equilibrata».
In rappresentanza di studenti e apprendisti prende la parola Ismael Camozzi, coordinatore del Sisa: «Gli studenti stanno attraversando un momento di grave precarietà economica per via dei generalizzati aumenti dei costi della vita, dai trasporti, agli affitti, fino alle tasse universitarie e i premi di cassa malati». Finite le Medie, osserva, «si perde la possibilità di avere la copertura del servizio dentario scolastico proprio nel momento in cui non si hanno solide basi economiche e iniziano ad aumentare le esigenze. Insomma, il risultato sono anni senza controlli che portano a situazioni ulteriormente complesse».
Tratto da laRegione del 08.05.26


