Mercoledì 7 giugno 1967, prima di recarsi a scuola, a Locarno, al corso preparatorio della Magistrale, il professor Cagnotti si fermò all’edicola di Piazza grande per comperare i giornali. Il 5 giugno era iniziata la Guerra dei sei giorni, l’attacco di Israele ai Paesi vicini, Egitto, Siria e Giordania.

Il professore di italiano portò i giornali nelle sue classi e, in quei giorni, trasformò le sue lezioni: non tanto letteratura, ma attualità. I giornali italiani erano per lo più a favore di Israele; l’Unità, quotidiano comunista, dichiarò equidistanza senza nascondere simpatie per l’Egitto; Le Monde, come la Francia, simpatizzava per i Paesi arabi. Il Corriere del Ticino titolava: “Cadute Gaza e Gerusalemme”, “Gli israeliani avanzano dappertutto”. La guerra si concluse in sei giorni: Israele occupò la Cisgiordania, la striscia di Gaza, il Sinai e Gerusalemme est.

Le lezioni del professor Cagnotti furono un’occasione di dibattito politico: il sore conosceva l’arabo, non nascondeva le sue simpatie per quei Paesi e criticò l’aggressione israeliana. La scuola divenne, in quei giorni, una palestra di educazione civica e sollecitò lo spirito critico di ognuno.


Oggi cosa succede?

Il Plenum docenti della Scuola media di Viganello ha pubblicato una “Lettera aperta in favore del popolo palestinese”, indirizzata agli abitanti della Svizzera. Dopo aver espresso dolore per quanto sta accadendo a Gaza e sottolineato come Netanyahu sia accusato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, i docenti esprimono indignazione di fronte al silenzio delle autorità svizzere: “Ci sorprende, dunque, e ci delude, l’inazione omertosa e colpevole della Confederazione svizzera che in virtù della sua storia vorremmo più coraggiosa, libera e promotrice di pace”.

“Sentiamo il bisogno e il dovere – aggiungono i docenti – di gridare la nostra indignazione e il nostro dolore. Nostro, infatti, è il dovere di educare le giovani generazioni ai principi più autentici della democrazia, alla ricerca e alla costruzione di un bene comune, al senso di giustizia e verità, nella strenua difesa dei diritti umani”. È quanto afferma anche la Legge della scuola del Canton Ticino: “la scuola promuove, in collaborazione con la famiglia e con le altre istituzioni educative, lo sviluppo armonico di persone (…) per realizzare sempre più le istanze di giustizia e libertà”. Inoltre, la scuola “sviluppa il senso di responsabilità ed educa alla pace, al rispetto dell’ambiente e agli ideali democratici”.

Per attuare questi principi, i docenti di Viganello guardano anche fuori dalle aule e si rivolgono ai “cari abitanti della Svizzera”, alla società civile prima che alle autorità, alle famiglie che sono, secondo la legge, una componente della scuola.

Per non essere complici di un “genocidio ormai prossimo al suo atto finale” il Plenum di Viganello chiede alla Confederazione di inviare aiuti umanitari, di riconoscere lo Stato di Palestina, di condannare le politiche genocidarie e di adottare sanzioni. Molto bene, complimenti ai docenti delle Medie di Viganello, che svolgono nel modo migliore il loro ruolo educativo. C’è da sperare che anche nelle classi, con gli allievi, si portino questi argomenti e si discuta di quanto sta avvenendo a Gaza.
Anche il plenum della Scuola Media Bellinzona 1 ha scritto una lettera, sottoscrivendo quanto detto da Viganello e aggiungendo: “Crediamo che la scuola non possa limitarsi a sviluppare conoscenze disciplinari, ma debba anche educare alla responsabilità civile, al coraggio morale e alla solidarietà con chi soffre”.

A Viganello e a Bellinzona, come in altre sedi che sottoscrivono appelli, i docenti hanno svolto appieno il loro ruolo: prendere posizione, sviluppare il senso critico, discutere e dibattere: sono elementi di educazione civica e di formazione del cittadino che, in questo mondo dominato dai social, sono più che mai necessari a scuola.

Di fronte a un genocidio, è bene che le componenti della scuola, i docenti ma anche gli allievi, esprimano la loro indignazione a tutta la società. “L’indifferenza – ricorda Stéphane Hessel – è il peggiore di tutti gli atteggiamenti”.

Tratto da Naufraghi del 08.10.25