Il Tribunale federale dà ragione all’Associazione traffico e ambiente in merito al piano viario di Lugano Cornaredo. Il ricorso ha stabilito che la legge federale non è stata rispettata
A Lugano il Nuovo quartiere Cornaredo che si sta disegnando attorno al Polo sportivo e degli eventi (PSE) non ha pace. La Porta Nord della città, che urbanisticamente sembra profilarsi come un obbrobrio, dovrà essere ripensata, almeno per quanto concerne la viabilità. Il Tribunale Federale ha infatti accolto il ricorso dell’Associazione traffico e ambiente (ATA), dei Cittadini per il territorio del Luganese e di altri enti e persone, contro il progetto stradale da via Ciani a via Sonvico, che contemplava in particolare la costruzione di una maxi rotatoria (diametro di 61 metri!) sopra il fiume Cassarate.
I giudici di Losanna bocciano la costruzione della rotatoria che coprirebbe il fiume, perché viola la legge federale che proibisce di realizzare manufatti sopra i corsi d’acqua. La sentenza del TF cita l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) che “ritiene che la prevista rotatoria sul fiume Cassarate può avere un impatto negativo sulla vegetazione ripuale [o ripariale, l’ecosistema ai bordi dei corsi d’acqua, ndr] sotto il profilo del soleggiamento, del riscaldamento, delle precipitazioni e dell’influsso di altri fattori naturali. In particolare, la luce naturale riveste un’importanza fondamentale nello sviluppo della qualità degli habitat e della vegetazione ripuale”.
Questo è il punto cruciale della bocciatura del progetto che, dopo il ricorso dell’ATA, era stato confermato dal Consiglio di Stato e dal Tribunale amministrativo cantonale (TRAM), quest’ultimo dopo quattro anni! Il TF stigmatizza il fatto che il TRAM non abbia consultato l’UFAM per avere chiarimenti in merito alla legittimità della rotatoria.

Non entreremo nei dettagli della disputa, ma vale la pena di suggerire, al cittadino inesperto, di osservare il progetto così come presentato in immagine: la rotonda è una struttura invasiva e sopra di essa passa una ciclopista, con pendenza del 6%, assurda e inutile, perché potrebbe scorrere semplicemente a livello del suolo.
È quindi importante reagire con opposizioni e ricorsi alle brutture dei progettisti approvate dalle autorità. L’ATA non si è limitata a esprimersi contro il progetto stradale, ma ha presentato uno studio, curato da un gruppo di ingegneri, fra cui il vice presidente dei Cittadini per il territorio del luganese Marco Sailer, che ha illustrato interessanti alternative al progetto ufficiale. Lo schema alternativo “preserva integralmente sia lo spazio fluviale del Cassarate che la grande area di proprietà del comune di Lugano posta a sud dello stadio di Cornaredo, garantisce il funzionamento del nodo di interscambio e del nodo dei trasporti pubblici e costa meno della proposta ufficiale”.
È un grave errore che l’autorità politica, nel nostro Cantone ma anche a livello federale, non riconosca la bontà delle proposte della società civile, come in questo caso. L’autorità politica, essendo eletta democraticamente, si concepisce come potere assoluto, al di sopra di qualsiasi disponibilità a discutere, ad ascoltare e a trattare con chi, con cognizione di causa, si esprime altrettanto democraticamente. Qui, addirittura, si tocca il fondo, perché l’autorità cantonale viola la legge federale, compie un sopruso e viene bacchettata dal Tribunale federale.
Le associazioni che si occupano di protezione dell’ambiente e del territorio devono reagire e quando necessario opporsi e, perfino, ricorrere. Martin Kilias, presidente di Patrimonio svizzero (Heimatschutz), sostiene da tempo che è necessario contestare il “mito delle opposizioni abusive”. Nell’ultimo numero de “Il nostro Paese”, Kilias si chiede come mai i ricorsi in tribunale hanno così spesso successo. “Un fattore è il rapporto sociale (troppo) stretto fra costruttori e amministratori locali”.
La rivista « Heimatschutz – Patrimoine » ha dedicato il numero di fine novembre al tema dei ricorsi, per reagire alla tendenza del Consiglio federale e di chi promuove e difende le speculazioni di voler limitare questo diritto democratico. “Il diritto di ricorso delle associazioni – si afferma – garantisce il rispetto delle leggi vigenti. Senza di esso, preziosi edifici e insediamenti storici, come pure molti habitat naturali, verrebbero sacrificati all’altare di gretti interessi. Eppure continuano a manifestarsi forze che vogliono indebolire il diritto di ricorso delle associazioni con il pretesto dell’efficienza o di priorità economiche, dimenticando che si tratta di un legittimo diritto democratico e che le leggi ambientali sono vincolanti. Il diritto di ricorso garantisce inoltre un equilibrio: consente alle organizzazioni riconosciute, fra cui il Patrimonio svizzero, di agire per l’interesse della collettività in caso di progetti di vasta portata, di rivelare eventuali infrazioni e di fermare sviluppi illeciti”.
È il caso della mega rotatoria di Lugano o anche del ritardo nel dezonamento dei terreni edificabili, in cui il Ticino non rispetta la legislazione federale. Lo strumento del ricorso è quindi utile e doveroso!
Tratto da Naufraghi del 13.01.26


