caro presidente del GC, cara e caro vicepresidenti, 
Onorevole Consigliera di Stato, onorevoli Consiglieri di Stato, presenti ed assente, 
care colleghe, cari colleghi,

permettetemi di cominciare con un breve riepilogo della telenovela cantonticinese dal titolo „Dall’arrocco all’arrocchino“, che ha riempito il „buco d’estate“ ai media  e che fa, che oggi ci troviamo più che simbolicamente qui a Lugano, città nella quale è nata e cresciuta la „Lega di Ticinees“, movimento che si trova tuttora in maggioranza relativa nel Governo cantonale e che è l’autore ed il regista dello spettacolo „tragicomico”, come l’ha chiamato, con la sua solita condiscendenza verso l’estremo Sud della „Greater Zurich Area”, la Neue Zürcher Zeitung.

„Il Mattino della Domenica“ annunciava in primis ed a lettere cubitali sulla prima pagina - come se fosse già cosa fatta -  l’arrocco tra i due ministri leghisti. Ai tempi del „Baffo“ nell’URSS, Josif il Georgiano, affidava questo tipo d’informazione sotto forma di data d’ordine alla „Pravda” (in italiano: „la Verità”). 
Subito dopo, la manovra annunciata veniva messa in pratica dall’On.Zali e questo in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. Molto probabilmente egli si sentiva già a tutti gli effetti il nuovo responsabile della Magistratura.

Seguì un ritiro del CdS all’aria fine e ne uscì, votato all’unanimità, quello che venne subito chiamato „l’arrocchino“. Permettetemi di chiamarlo il „Superpatteracchio” di Bedretto. 
Un comunicato molto scarno parlava poi di decisione presa a salvaguardia della governabilità. Come devo interpretare quest’espressione molto ermeneutica?

La zia Pina mi ha detto che ul Norman avrebbe chiesto al Claudio di poter passargli la Pepa Tencia del dossier sulla riforma della Magistratura, che da troppo tempo aveva in mano e cominciava a scottarlo. Non sta a me dire, se la zia Pina, che segue sempre da molto vicino le vicende politiche del noss Canton, abbia ragione anche questa volta.

Peccato che non possiamo chiedere qui in seduta all’On.Zali perché si era presentato all’apertura dell’anno giudiziario: magari era per un puro attacco di nostalgia? „Les absents ont toujours tort“ si dice, non soltanto nel Pays de Vaud, mio cantone d’origine. Un altro detto popolare dice “Il peggior sordo è quello che non vuol sentire.” E non parlare, aggiungo io.

Ho sentito dire il tuttora fresco coordinatore della Lega, che avrebbe „aperto un varco“. Magari Daniele si è sentito novello Winkelried che si fa trafiggere dalle picche lunghe?  Ma per chi ed a quale scopo questo inutile martirio, caro Daniele? 
Basta - non voglio nemmeno dover tornare alla mitologia greca - tanto cara al nostro past-presidente Michele - per citare proprio qui ed oggi Ifigenia Aldi. 
Come ho detto ed anche scritto in una lettera a laRegione, in risposta al quadro allegorica delle macchine incolonnate e ferme sull’autopista del Sur, quadro allegorico preso in prestito dal direttore Ritzer da un racconto di Julio Cortázar:  quando non c’è uscita davanti ne dal lato, non resta altro che far retromarcia.

Tornare sui suoi passi, cioè tornare indietro, è pure l’unica tattica possibile quando in montagna ci si è persi. 
Conosco molto bene il massiccio del San Gottardo da mesi di servizio militare in qualità di medico nella fanteria di montagna per sapere che da Bedretto si può far retromarcia. 

Grazie per la vostra attenzione