Nel gruppo privato più importante della radiologia romanda, i medici percepiscono stipendi più alti di quelli di un Consigliere federale, ha rivelato la RTS. «Per nulla meravigliato» il dottor Franco Cavalli, che spiega come l’assenza di controllo nel settore ambulatoriale faccia esplodere i costi sanitari, pagati dai cittadini con i premi Lamal in continua crescita.
Stipendio da 30.000 franchi al mese (360.000 annui), bonus individuali fino a 200.000 franchi annuali. Sarebbero le retribuzioni percepite da una sessantina di medici della società 3R, il più importante gruppo di radiologia della Romandia presente con diciotto sedi. A finanziare queste retribuzioni, la cittadinanza coi premi Lamal (90% delle entrate di 3R secondo quanto pubblicato dalla società) e l’assicurazione infortuni (10%). I documenti contabili sono stati hackerati da ignoti e resi pubblici dalla RTS dopo averli ricevuti da un terzo soggetto.
Sono molti i soggetti ad arricchirsi dalla sanità elvetica. Guadagni che si traducono in costi elevati, pagati dai cittadini attraverso i premi. Nello specifico, i medici radiologi del gruppo 3R, col solo stipendio fisso guadagnano molto di più di un consigliere di Stato ginevrino o vodese. A ciò si aggiungono i bonus individuali, stabiliti secondo degli obiettivi di cifra d’affari da raggiungere, il cui montante può arrivare a duecentomila franchi per medico, portando la retribuzione finale a essere maggiore di un Consigliere federale. Un meccanismo che appare una sorta d’incitazione a fornire prestazioni, anche inutili. Interpellata dalla RTS, il gruppo 3R non conferma le cifre ma sostiene che gli stipendi dei suoi medici “sono allineati a quelli degli ospedali universitari e del privato romando”. Come dire, così fan tutti. I lauti stipendi versati ai collaboratori, non intaccano gli enormi profitti realizzati dalle società attive nel campo della radiologia privata, ha chiarito la RTS in un secondo articolo. Per commentare la notizia, area ha interpellato il medico Franco Cavalli.
Dottor Cavalli, la sorprende quanto rivelato dalla RTS?
Per nulla. È quanto succede in buona parte del settore sanitario elvetico. Oggi l’aumento dei costi avviene soprattutto nel settore ambulatoriale, mentre negli ospedali, dove c’è un minimo di pianificazione, la spesa tutto sommato è contenuta. Purtroppo, nell’ambulatoriale è legalmente impossibile la pianificazione, come confermano le sentenze dei tribunali. Quando il Consiglio di Stato si era opposto all’installazione di una radioterapia alla clinica Moncucco, poiché la radioterapia riguarda al 96-97% dei pazienti ambulatoriali, il tribunale aveva sentenziato che lo Stato non aveva nessun diritto di limitarla. Nell’ambulatoriale vale dunque solo il libero mercato. Nell’economia sanitaria, è l’offerta a far esplodere i costi, non la domanda. Fare di tutto e di più, e non solo quanto è necessario, è il principio all’origine dell’esplosione dei costi nel settore ambulatoriale.
Nel caso romando, spicca l’incentivo dei bonus. Più analisi prescrivi, più guadagni.
È un sistema perverso contrario allo spirito della Lamal, secondo cui bisognerebbe essere il più economici possibile. È evidente che i bonus incitano prestazioni non necessarie con conseguenti esplosioni dei costi e dei premi. Al di là di tutte le chiacchiere che si fanno, per ridurre i costi solo due misure sarebbero realmente efficaci. La prima, il controllo dei prezzi dei farmaci e, la seconda, l’istituzione di un budget globale nel settore ambulatoriale, cioè di un controllo di un mercato oggi totalmente fuori controllo.
Il gruppo 3R afferma che le sue retribuzioni sono in linea con quelle di ospedali pubblici universitari e di altri attori privati. Così fan tutti?
Ci sono dei casi simili negli ospedali universitari. Ma in quei casi la politica può intervenire, come nel caso attuale del Gran Consiglio zurighese dove si sta legiferando per limitare i compensi elevati. Ciò dimostra che, quando la politica vuole, si può fare. Il problema rimane nel settore ambulatoriale, dove non si può fare niente.
Potrebbe farlo la politica federale, ma quest’ultima si concentra molto sulla responsabilità individuale dei pazienti, aumentando le franchigie minime o facendo pagare le bagatelle ai pronto soccorso.
La responsabilità dei pazienti è una bugia colossale. Pochissimi pazienti hanno le competenze per opporsi al medico, mentre la stragrande maggioranza farà tutto quanto il dottore gli prospetta.
In Ticino sarebbe possibile un caso simile a quello romando nella radiologia privata?
Da noi non esistono queste “fabbriche” di radiologia, ma dei privati dalle dimensioni ridotte il cui funzionamento si basa però sullo stesso principio. A spingere in Ticino verso l’alto i costi sanitari sono i centri medici dove vi lavorano cinque o dieci specialisti diversi, che si rimpallano il paziente facendo di tutto e di più, in barba al principio di fare ciò che è veramente necessario.
Francesco Bonsaver, Area, 17.0626


