Un documentario che rivela una realtà poco presa in conto dall’opinione pubblica e dalla politica, perché ci rifiutiamo di vederla, o perché se la vedessimo, ci sentiremmo obbligati ad agire
La storia di “Gaza: Doctors Under Attack” (62’) illustra quanto siano potenti le pressioni e i ricatti del Governo israeliano (e del suo alleato USA) che continua impunito ad accanirsi contro specifiche categorie professionali attive a Gaza: il personale sanitario e i giornalisti, professioni che dovrebbero essere protette dal Diritto internazionale umanitario.
Il film mostra la distruzione sistematica delle infrastrutture ospedaliere e l’uccisione mirata del personale medico e delle loro famiglie da parte dell’esercito israeliano, una situazione già descritta in un rapporto delle Nazioni Unite del 2024, così come in rapporti di varie ONG indipendenti. La proporzione dei sanitari uccisi dall’IDF – l’esercito israeliano che si autodefinisce “il più etico del mondo” – non si conosce ancora con esattezza, ma è stimata tra 1.61 e 6 volte maggiore rispetto a quella della popolazione civile, che a sua volta è già enorme (ad oggi, sono circa 1700 le vittime accertate in questo settore, inferiori per proporzione, solo a quelle dei giornalisti) – qui lo studio).
La storia del documentario è interessante in sé. La radiotelevisione pubblica britannica BBC – un tempo modello indiscusso di etica giornalistica ma oggi soggetta a pressioni da una violenta frazione della destra populista nel suo consiglio di amministrazione – ha commissionato il lavoro al produttore Ben de Pear, ma la sua programmazione prevista nei primi mesi del 2025 è stata ritardata a più riprese. Ufficialmente “per sottoporlo a un rigoroso fact-checking”, che il reportage ha puntualmente superato, ma la direzione della BBC ha infine deciso di non mandarlo in onda, perché “avrebbe potuto essere accusata di parzialità”. Posizione contestata con una lettera aperta rivolta alla BBC da 600 personalità del mondo culturale, con Susan Sarandon in testa, pubblicata dal quotidiano The Guardian in cui si ribadisce che: “…la BBC viene meno al suo impegno di informare il pubblico, viene meno alla sua responsabilità giornalistica di riportare la verità e viene meno al suo dovere di tutela nei confronti di questi coraggiosi collaboratori.”
Il documentario è comunque stato diffuso da Channel4 che ha riacquistato i diritti dal produttore Ben de Pear. Per quest’ultimo, più delle 40 pagine del fact checking della BBC, conta il fatto che nei mesi successivi alla diffusione su Channel 4 (vista da circa un milione di spettatori), il Governo israeliano non ha potuto smentire né attaccare il film. La documentazione delle violazioni del diritto umanitario (attacco a ospedali, detenzioni arbitrarie, torture) avrebbe dovuto suscitare non solo indignazione ma misure concrete. Nei fatti, invece, i nostri governi le accettano, privilegiando, come ha detto alle Camere il Capo del Dipartimento dell’economia Guy Parmelin in una frase rivelatrice, “il tener conto dei multipli interessi in gioco”, e continuando a commerciare con Israele per armi e tecnologie a doppio uso.
“Gaza: Doctors Under Attack” descrive la straziante persecuzione dei sanitari a Gaza ma ricorda anche l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre e ne mostra le immagini che sono e rimangono angoscianti. È un film che dovrebbe rompere il muro di indifferenza di molti politici del campo borghese che – tranne in qualche notevole eccezione – sono spaventati dall’accusa di antisemitismo di cui abusa chi nega la realtà dei fatti. Politici che rinunciano così alla difesa dello stato di diritto, dei suoi valori, e delle istituzioni internazionali come l’ONU, l’UNWRA e le organizzazioni umanitarie.
Il produttore Ben de Pear fa sapere che tiene il voluminoso fact checking della BBC a disposizione di tutte le direzioni radio-TV che volessero mandare in onda il documentario. La proiezione è organizzata dalla SHWAG (Swiss Healthcare Workers Against Genocide, un’associazione di sanitari attiva nella denuncia della situazione a Gaza, e che si impegna per rompere il silenzio dei media e l’ignavia dei politici a riguardo, impressionante soprattutto in Svizzera tedesca). L’evento si terrà al Cinema Forum di Bellinzona, sabato 7 marzo, alle 16.00; speriamo che si iscrivano, oltre ai politici ancora esitanti, anche i responsabili dei nostri media per testimoniare su come viene perseguitata un’intera popolazione privandola sistematicamente di cure mediche oltre che di cibo, di acqua e di case.
Si consiglia l’iscrizione tramite il sito (posti limitati). Il documentario è in inglese con sottotitoli in francese, dura 62′ e sarà seguito da una tavola rotonda con Giacomo Lombardi di MSF, l’Avvocato Marco Mona, ex procuratore pubblico e esperto di giustizia riparativa, l’Avvocata Irène Wettstein, autrice della denuncia di Ignazio Cassis alla Corte Penale Internazionale. Modera Michele Galfetti, presentatore di “Falò” (RSI). Seguirà un dibattito con il pubblico nella sala (aggiornamenti sul sito qui sopra). L’evento sarà anche occasione per una raccolta fondi destinata ad aiuti per gli abitanti della striscia, attraverso le ONG ancora attive sul posto.
Delta Geiler Caroli è giornalista, Pietro Majno-Hurst
medico e vicepresidente dell’Associazione
Swiss Healthcare Workers Against Genocide
Tratto da Naufraghi del 04.03.26


