Nella breve presentazione al suo ultimo libro autobiografico – Tante vite in una (Casagrande edizioni, pp. 216, euro 25) Franco Cavalli si chiede se sia o meno riuscito «ad applicare una metodologia scientifica alla mia attività politica e, d’altra parte, a fondare la mia attività medica e scientifica sulle mie convinzioni politiche e, direi, anche morali». La mia risposta è sì, Franco, ci sei riuscito. Ma quello che continua a meravigliarmi è soprattutto come tu ce l’abbia fatta a praticare con analogo impegno, quantitativo e qualitativo, quanto ti ispiravano le due diverse vocazioni che sempre hanno caratterizzato la tua personalità. Ambedue al massimo livello: quella dell’animale politico e quella del ricercatore scientifico.

HO COMINCIATO a presentarvi questo libro buttando lì il nome del suo autore, Franco Cavalli, senza subito dirvi chi è. Mi è venuto naturale perché ho troppo spesso ormai l’abitudine di pensare che tutti i lettori del manifesto, anche quelli che sono nati nel secondo millennio, abbiano vissuto con noi già dal 1969. Tanto più ovvio mi è parso che tutti sapessero chi sia questo compagno svizzero ticinese, arrivato ad essere a capo di istituzioni oncologiche europee di fama mondiale ma anche sessantottino della prima ora, a capo del Psa, corrente di sinistra uscita dal Partito socialista svizzero, poi rientrata nel Ps e a un soffio dall’esserne addirittura eletto all’apice del suo Gran Consiglio («meglio così forse – commenta perplesso come se non fosse ovvio – in effetti non sarebbe stato facile continuare ad essere anche primario dell’istituto oncologico di Lugano» (uno dei più importanti al mondo).

Facile del resto non deve essere stato nemmeno esser stato deputato cantonale ma anche confederale, e anzi capogruppo nel parlamento. Oltreché sempre direttore di pubblicazioni che riflettevano le problematiche di ambedue i campi dei suoi interessi, l’ultima – «Quaderni Alternativi» – su cui tanti di noi scrivono di frequente. (Molti di voi giovani dovreste comunque averlo visto perché quando ricordammo Rossana, a Piazza a santi Apostoli, a parlare – commuovendoci tutti – da Bellinzona era venuto anche lui, ndr). Un personaggio, Franco Cavalli, che vive nel Canton Ticino, ma che continua da sempre ad andare in giro per il mondo, per congressi scientifici ma pure con l’intento di aiutare a metter su iniziative di cooperazione medica nei paesi appena usciti dalle guerriglie liberatorie come in America centrale. O, invece, per apprendere laddove fra mille difficoltà si è riusciti a dar vita al miglior sistema medico mondiale. Come a Cuba, l’isola rivoluzionaria dove è stato – racconta – trenta volte, sempre sgomento per l’orrore dell’embargo cui è stata sottoposta da ormai più di sessant’anni, indignato che la sinistra nel mondo sopporti un simile crimine senza più protestare. Perché quelli che Cavalli continua a visitare e ad aiutare sono tutti paesi difficili, dove – basti pensare al paese cui è stato più legato, il Nicaragua – si verificano oggi eventi politici impensabili.

«È dal 4 novembre del 2004 che non ho più rapporti con la coppia Ortega-Murillo» (la tremenda moglie dell’ex leader della rivoluzione sandinista, oggi dittatrice di fatto). E però a Managua è sempre attiva l’Amca (l’Associazione medica per l’America Centrale) e Cavalli ci va ogni anno affinché continui la sua preziosa opera di aiuto in quella difficile area del mondo. Così come via via scopre altre regioni bisognose, il Venezuela, il Salvador, l’Africa.

Nel libro ci sono specifici capitoli per ognuna, anche uno per la Cina e per la Siberia post Urss, per esempio, sempre ricchi di riflessioni critiche ma mai superficiali perché sempre rapportate alla realtà sociale, come ti consente chi vi guarda avendo in mente la salute degli umani. A tal punto vicino che pur avendo già tre figli dalla sua prima moglie (uno dei quali, Nicola, morto in un tragico incidente, insieme alla sua straordinaria seconda moglie infermiera olandese, dal suo Centro America ne ha portati a casa altri quattro: bambini adottati, due in Nicaragua, due in Colombia. Che oggi gli hanno dato tredici fra nipoti e pronipoti, diventati svizzeri ticinesi.

Ho riassunto in poche parole la sua vita per dare qualche riferimento, giacché solo per elencare le sigle di tutte le istituzioni mediche e politiche di cui è stato a capo ci vorrebbero 100 pagine. Per noi manifestini il compagno prof Franco Cavalli conta molto anche in termini di rapporti umani diretti. Per come ci è stato vicino in occasione dei nostri malanni. A Rossanda, Franco dedica un capitolo intero, intitolato «Rossana: incontrai la mia stella polare». Ma è vero anche il viceversa, perché è grazie a Cavalli che lei ha vissuto relativamente serena dopo aver subito il tremendo ictus che l’ha colpita e così pesantemente paralizzata negli ultimi anni della sua vita.

NELLA CASA DI CURA nei pressi di Bellinzona, dove lui l’aveva fatta ricoverare per un certo numero di mesi e dove l’andava a trovare quotidianamente, l’ho vista quasi felice. E poi c’è stato l’aiuto dato a Lucio Magri, un aiuto straordinario e difficilissimo, una vicenda vissuvissuta assieme anche a Rossana. Fu dopo un lungo tempo di depressione che aveva gravemente colpito Lucio dopo la morte, in seguito alla lunga e dolorosa agonia che condanna gli ammalati di cancro, di sua moglie Mara. Depressione per questo lutto e per la convinzione che per un lungo periodo per la sinistra non ci sarebbe stato più niente da fare, lungo abbastanza da non poter più esser vivo quando si sarebbero ricreate le condizioni per una riscossa. Franco ne scrive come del caso in cui dovette «accompagnare un caro amico ad addormentarsi nel mio letto, dopo aver cercato a lungo e inutilmente con lui altre soluzioni».

FU ALLORA, in questa circostanza, che si ritrovarono assieme per un angoscioso lungo weekend trascorso fra Milano, dove Rossana aveva preso appuntamento con Lucio provenendo da Parigi, e Lugano e, infine, Bellinzona. Tre giorni di una discussione dolce ed intensa (che in parte ho vissuto anche io fino all’ultimo al telefono. L’amicizia fra Lucio e Rossana, che nonostante i disaccordi politici degli ultimi anni non si è mai incrinata, ha fatto sì che quando Magri ha deciso di porre fine alla propria esistenza è proprio a lei che ha chiesto aiuto. E a Franco Cavalli. Che ci racconta in questo libro la tristissima vicenda conclusasi nel novembre del 2011: «Accompagnammo Lucio negli ultimi giorni della sua vita. Un’esperienza emotivamente molto forte per l’affetto e il grande rispetto per le sue decisioni che Rossana dimostrò a Lucio, il quale si addormentò dibattendo di politica con lei. Da allora tra lei e me ci fu solo affetto. Ed io ebbi finalmente il coraggio di considerarla un’amica, non solo la mia stella polare».

Tratto da il Manifesto del 18.06.25