Nasce uno spazio di incontro, confronto e lavoro comune, spazio nel quale le diverse componenti valorizzano e concretizzano progetti comuni. In base al suo successo si potrà quindi discutere di progetti più ambiziosi di unità a sinistra. Il PS c’è.
Negli scorsi mesi, senza clamore pubblico ma con grande concretezza, in Ticino si è lavorando a qualcosa di nuovo nel campo della Sinistra. Si chiama Casa progressista ed è uno spazio di incontro, confronto e lavoro comune tra partiti della Sinistra, sindacati dell’Unione sindacale svizzera e realtà culturali e mediatiche vicine a quest’area.
Non è un nuovo partito. Non è una coalizione elettorale. È qualcosa di diverso: un luogo politico in cui le diverse componenti della Sinistra provano a fare una cosa che, a parole, in molti evocano da anni, ma che nella pratica è difficile realizzare: l’unità. Sapere agire come area politica senza che il suo atavico frazionamento la indebolisca.
All’iniziativa partecipano stabilmente i partiti che si riconoscono nel campo progressista (PS, Verdi, PC, MPS, sindacati dell’USS) ed è aperta ai media dell’area, tra queste, ad esempio, anche i Quaderni Alternativi. Ma l’inclusione e l’unità può andare oltre: nei vari gruppi di lavoro tematici, su campagne, mobilitazioni o cause specifiche, si possono includere anche associazioni, movimenti, eccetera.
L’obiettivo è semplice: creare uno spazio stabile in cui discutere, costruire campagne comuni, immaginare iniziative condivise, lanciare dibattiti o discussioni e rafforzare la capacità di mobilitazione della Sinistra. La necessità di trovare il modo di contrastare il pensiero della Destra, sempre più radicalizzato e che produce effetti nefasti, è più impellente che mai. Non si tratta di discutere se farlo, ma soltanto come farlo.
Quando si parla di unità della sinistra, il discorso parte spesso dalle grandi visioni della società. È comprensibile, intuitivamente anche giusto: mettiamoci d’accordo su dove vogliamo andare prima di iniziare. Ma è anche il punto in cui emergono più facilmente le differenze tra culture politiche diverse. E così l’unità resta spesso una parola solo evocata. Resta, e personalmente è un tratto della politica che mi infastidisce molto, un mero discorso da salotto, nel quale fare distinguo su come fare opposizione o su quanto uno sia o meno puro e autenticamente di sinistra. Un discorso tra pochi, un discorso da vertici autoreferenziali. Ricordo una riunione di questo tipo alla Casa del Popolo. Chiesi: “Ma voi pensate che al postino che si è appena fermato a bere il caffè qui sotto frega qualcosa di ‘sti discorsi? Parliamo di salario minimo! Parliamo di cassa malati! Parliamo di quanto gli costa l’asilo nido per il figlio!”
La mia convinzione è che dobbiamo cambiare metodo. Non dobbiamo partire dal parlare di ciò che divide, ma valorizzare tutto ciò che unisce. O in altri termini, una casa non si costruisce dal tetto, prima vengono le fondamenta. Nel nostro caso le fondamenta significano fiducia reciproca, lealtà tra organizzazioni diverse, disponibilità a lavorare insieme senza sospetti permanenti. Sono elementi meno spettacolari degli appelli pubblici, ma senza di essi nessuna costruzione regge.
Sono nella Direzione del Partito Socialista da 10 anni e copresidente da 6. Se c’è una cosa molto semplice che ho imparato è che la politica è condizionata dalle relazioni umane, che la possono determinare in maniera incredibile. Possono sancire il fallimento o il successo di un progetto. E avere un metodo snello, ma democratico, partecipativo, che eviti personalismi e fughe in avanti, è la soletta di un’abitazione, la base su cui costruire. E poi, penso che sia abbastanza evidente che se l’intento è quello di collaborare, non ci si parla tramite i media, ma dal vivo guardandosi negli occhi.
Poi vengono i muri. Sono le battaglie concrete, le campagne comuni, le mobilitazioni che permettono alla sinistra di ritrovarsi nello stesso spazio politico e sociale. E guardate che ci siamo. Lo stiamo già facendo e possiamo farlo ancora meglio.
In questi anni qualche esperienza c’è già stata. Penso al lavoro comune contro i tagli al sociale, che ha trovato nel comitato “Stop ai tagli” uno spazio capace di mobilitare migliaia di persone in piazza e ottenere risultati concreti, come lo stralcio di alcuni tagli sul sociale. Così come l’organizzazione del Primo maggio, che con spirito unitario i Sindacati hanno promosso con una nuova veste e che riunisce anche diversi partiti nell’organizzazione, attorno a un momento simbolico e politico condiviso.
Sono esperienze che mostrano una cosa piuttosto semplice: quando la sinistra lavora insieme su obiettivi concreti, la collaborazione non solo è possibile, ma può anche produrre risultati. Sui temi, l’unità è spontanea. Sulle grandi visioni invece emergono le culture politiche diverse e tutto si ferma.
Casa progressista nasce proprio da qui. Dall’idea condivisa che queste esperienze non debbano restare episodiche. Non dobbiamo ogni volta “ricominciare daccapo”, come ho la sensazione che stiamo facendo. Ma possano trovare uno spazio stabile in cui consolidarsi, crescere e – soprattutto – essere programmate con maggiore anticipo.
Volete concretezza? C’è un tema enorme in questo cantone che pochi hanno aggredito col giusto fervore: l’alloggio. Usiamo il nostro tempo a parlare di una strategia comune, che preveda interventi politici, atti istituzionali, mobilitazioni e sostegno agli inquilini in difficoltà. Costruiamo questo progetto. Non spendiamo il tempo a chiederci chi è più bravo a opporsi al sistema brutto e cattivo. O ancora, come PS stiamo creando una piattaforma in cui far lavorare in rete e in maniera coordinata gli attori della migrazione, per dar loro più voce, più forza. E tutta la Sinistra penso debba partecipare. Perché prima dell’interesse di partito, c’è l’interessa sul tema, e più siamo, più siamo forti.
“Casa progressista” vuole essere, in questo senso, un cantiere. Se la casa sarà abbastanza solida da sostenerlo, poi parleremo del tetto. Così come un’eventuale collaborazione elettorale. Guardate le ultime 2 o 3 tornate. Alleanze composte e scomposte, senza continuità. Non è questo il mio modello, ho l’ambizione di lavorare a qualcosa che vada oltre la scadenza elettorale. E ciò non significa non parlare di alleanze elettorali tra partiti, che ammettiamolo: sono fondate su interessi contingenti più che su visioni. Ma chiedo un favore: non si strumentalizzi il bisogno di unità per meri calcoli elettorali. Lo si dimostri, lo si realizzi, non lo si predichi. Il PS c’è.
Tratto da Naufraghi, 06.03.26


