Sull’ondata dei sentimenti anti-italiani scatenatisi in Ticino dopo i disgustosi commenti di buona parte dei media (soprattutto meloniani e leghisti!) italiani sui fatti di Crans-Montana, la destra estrema e anche quella un po’ meno estrema del nostro cantone hanno riesumato l’annosa polemica sui ristorni, tema che elettoralmente sempre paga.
In vista delle scadenze del 2027 c’è evidentemente già chi comincia a scaldare i motori. La tassa sulla salute introdotta dall’Italia sarebbe contraria a tutti gli accordi in proposito tra il nostro paese e la vicina repubblica: questa la poco comprensibile telenovela con la quale si è voluto riesumare la salma dei ristorni. Berna l’ha difatti immediatamente rinviata al mittente, chiedendosi se a Bellinzona ancora capivano il senso delle cose.
Chi si è maggiormente profilato sul tema è stato lo sceriffo Gobbi, che parecchio ammaccato dai suoi trascorsi automobilistici e dalle funambolesche contorsioni di arrocco ed arrocchino, ha molto bisogno di recuperare consenso, dato che il suo smalto si è parecchio afflosciato. L’abbiamo quindi sentito sbraitare urbi et orbi sia contro Roma che contro Berna. In molti angoli del Ticino si sussurra che lo sceriffo investa parecchio nella comunicazione (ma non si deve risparmiare su tutto?) anche per compensare alcune sue innate mancanze.
Che siano stati questi spin doctors a consigliargli l’offensiva sul tema “Ristorni über alles”? La sfiducia dei ticinesi verso la classe politica non dovrebbe ad ogni modo uscirne diminuita. Anzi.

