Già sei mesi fa (Q56, Leggere per credere, Trump tartassa i pazienti svizzeri) avevamo previsto che tra gli obiettivi di Trump, che i monopoli farmaceutici sarebbero stati ben contenti di attuare, c’era quello di far aumentare di molto i prezzi dei farmaci al di fuori degli Stati Uniti, soprattutto in Europa e in Giappone. Allora nessuno ci aveva fatto molto caso. Poi è diventato improvvisamente tutto molto attuale.

A dicembre The Donald ha ricevuto alla Casa Bianca i rappresentanti dei nove maggiori monopoli farmaceutici, tra cui le nostre Roche e Novartis. Seguendo la sua solita tattica del ricatto, nelle settimane precedenti le aveva minacciate di mettere dei dazi molto alti per tutti prodotti farmaceutici, che sinora non erano stati compresi in queste misure vessatorie.

Lo scopo di Trump è chiaro: i prezzi dei farmaci negli Stati Uniti sono molto più alti che altrove, questo perché i presidenti repubblicani degli ultimi trent’anni, di cui i monopoli farmaceutici sono stati i principali sponsor elettorali, hanno abolito tutte le leggi che davano allo stato una possibilità di controllarli almeno un po’. Rispetto ai prezzi svizzeri, quelli americani sono in media del 40-50% più alti. Dato che negli Stati Uniti 40 milioni di persone non sono assicurate e tante altre mal assicurate, i prezzi esorbitanti dei farmaci sono un tema politico di enorme importanza.

Trump sa che alle elezioni di mid-term (novembre 2026) rischia di perdere perlomeno il controllo la Camera dei Rappresentanti, ciò che lo metterebbe in grosse difficoltà politiche o allora dovrebbe essere obbligato a mettere fuori combattimento ancora di più ogni regola democratica. Per riguadagnare consensi, ha quindi promesso solennemente che prossimamente i prezzi dei farmaci diminuiranno di molto. I grandi monopoli farmaceutici hanno accettato la proposta di Trump di diminuire i prezzi negli Stati Uniti (che rappresentano spesso il 60% del mercato e talora addirittura il 75% dei guadagni) al livello di quello di alcuni paesi industrializzati di riferimento: Danimarca, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Canada e Svizzera. In compenso Trump ha promesso a questi big boss che obbligherà questi e altri paesi industrializzati ad aumentare di parecchio i prezzi dei farmaci nei loro paesi, che secondo lui “sono molto troppo bassi cosicché siamo solo noi americani a finanziare la ricerca”. Durante la trattativa sui dazi, la Gran Bretagna si è già impegnata ad aumentare questi prezzi a breve scadenza.

Non c’è dubbio alcuno che questo capiterà anche da noi: i CEO di Roche e Novartis lo hanno già richiesto a gran voce. Tutto questo è stato sottolineato in un’intervista (Corriere del Ticino, 8 gennaio) da R. Buholzer, CEO di Interpharma, l’associazione delle aziende farmaceutiche svizzere orientate alla ricerca. Egli ha in particolare ricordato che il mercato svizzero rappresenta solo lo 0,5% del mercato mondiale, quello americano è di circa cento volte più grande. Il ricatto è quindi molto chiaro: o la Svizzera accetta che i prezzi dei medicamenti, soprattutto di quelli innovativi, aumentino (probabilmente almeno del 20%) o allora i grandi monopoli possono facilmente rinunciare al mercato svizzero che per loro è abbastanza insignificante.

Che facciano sul serio, l’ha dimostrato recentemente Roche: la multinazionale basilese (!) aveva messo provvisoriamente sul mercato svizzero un nuovo farmaco, parecchio utile nella cura dei tumori maligni del sistema linfatico. Ci si era allora accordati per un certo prezzo. Poi, dopo le sceneggiate trumpiane, Roche ha chiesto all’ufficio federale della sanità pubblica (BAG), che fissa i prezzi, di poter aumentare drasticamente il costo di questo farmaco. Berna ha risposto picche e la Roche ha allora tolto il farmaco dal mercato, cosicché i pazienti svizzeri oggi non ne possono più usufruire.

Conoscendo la potenza della lobby farmaceutica sul Parlamento svizzero, è praticamente sicuro che ben presto il Consiglio Federale calerà le braghe. E allora i prezzi dei farmaci esploderanno: non stiamo evidentemente parlando dell’aspirina e di medicamenti simili, ma di quelli innovativi, che almeno nel settore dell’oncologia costano già adesso spesso centomila franchi o più all’anno per un solo paziente. Possiamo quindi facilmente intuire cosa capiterà poi con i premi di cassa malati: statistiche recenti pubblicate dalla cassa malati CSS hanno dimostrato che l’aumento dei costi della salute negli ultimi cinque anni è dovuto per ben tre settimi ai farmaci. Ci vuole quindi molto poco per capire cosa ci aspetta.