Proprio come l'araba fenice esce dalle sue ceneri, secondo l'UDC l'energia nucleare dovrebbe di nuovo impossessarsi della Svizzera. Sembra che anche in Ticino ci sarebbe chi è molto favorevole a questo ritorno.

 

L’energia nucleare nella sua veste civile è una gemella siamese di quella militare: non potrebbero sopravvivere l’una senza l’altra. Come hanno già dimostrato le “piccole” bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, le attuali molto più potenti armi nucleari sono micidiali anche perché in quantità sufficienti per distruggere tutta la vita sulla terra.

Non c’è dubbio che vadano abolite definitivamente: ma questo vale anche per l’uso civile di questa energia, che si basa sulla manipolazione dell’atomo. I danni sono troppo grandi ed evidenti come i pericoli che la radioattività rappresenta per tutti gli esseri viventi, dalle piante al genere umano. Bisogna solo pensare a catastrofi come quelle di Cernobyl e Fukushima e a cosa capiterebbe in seguito all’uso deliberato dell’arma nucleare nell’ambito di conflitti.

Il pericolo di gravi danni alla salute esiste anche con l’utilizzo “normale” dell’energia nucleare, a partire dall’estrazione dell’uranio o alla sua trasformazione e alla sua combustione, senza dimenticare il problema delle scorie radioattive che devono essere custodite in luoghi sicuri durante più di un milione di anni. Numerosi studi scientifici – l’ultimo viene dalla prestigiosa università di Harvard – sottolineano come nelle vicinanze di impianti nucleari aumentano tutta una serie di malattie: tumori maligni, aborti, infarti del cervello e del cuore.

Gia questo fatto dovrebbe convincerci ad abbandonare al più presto e per sempre l’energia nucleare. Purtroppo però dobbiamo fare i conti con la potente industria nucleare e la sua imponente lobby, che arriva in tutte le stanze dei bottoni. Svariate perizie economiche hanno dimostrato come l’energia elettrica prodotta con l’utilizzo della tecnica nucleare sia più costosa di quella generata con fonti rinnovabili (acqua, sole, vento). Per rendere il suo prezzo concorrenziale e quindi permettere all’industria nucleare di fare comunque lauti profitti, sono perciò necessari massicci sussidi statali. Ed ecco quindi che persino la NZZ, neo-liberista scatenata e sempre contraria ad ogni intervento dello stato nel “libero mercato”, essendo diventata la tribuna privilegiata per la lobby pro-nucleare non si vergogna di proporre spudoratamente la necessità di sussidi statali.

Evidentemente questi soldi regalati all’industria nucleare verrebbero poi a mancare nei programmi di sostegno alle energie rinnovabili. Il grande argomento, diventato addirittura il mito su cui si basa la propaganda della lobby pro-nucleare, consiste nel ripetere a iosa che una centrale nucleare non emana CO2 e che quindi l’energia nucleare sarebbe la soluzione più verde possibile per risolvere il problema energetico. Questa tesi è stata difesa a spron battuto, anche all’interno dell’UE, soprattutto dalla Francia, che è sempre stata molto filo-nucleare, contrariamente alla Germania.

Nessuno però parla di quanto CO2 viene liberato durante l’estrazione dell’uranio, il suo trasporto, la sua trasformazione fino allo stoccaggio delle scorie radioattive. Senza dimenticare quanto CO2 si libererebbe con la costruzione di centrali nucleari, che sono mastodonti di cemento armato che richiedono l’impiego di enormi mezzi meccanici. Un serio programma di risparmio energetico e un forte impegno per moltiplicare le energie prodotte da fonti rinnovabili basterebbero senza dubbio a stabilizzare la nostra rete elettrica ed a coprire il fabbisogno di corrente durante l’inverno.

Non dimentichiamo poi che le centrali nucleari svizzere, tra le più vetuste al mondo, devono assolutamente essere smantellato appena possibile, prima che succeda qualche grave incidente. Secondo i sovranisti locali filo-nucleari, l’energia nucleare ci renderebbe più indipendenti dall’estero: dovrebbero però spiegarci da dove arriverebbe l’uranio “nostrano”!

Anche di fronte a questi argomenti di peso, da diverse fonti apprendiamo che anche la direzione di AET è molto favorevole ad un ritorno al nucleare. È importante che ci impegniamo da subito per evitare d’inoltrarci in questo vicolo cieco. Non vogliamo un radioso ritorno radioattivo né per la Svizzera né tantomeno per il Ticino. Purtroppo, il Consigliere federale UDC Rösti sta facendo l’impossibile per aiutare la lobby filo-nucleare: organizziamo la resistenza a questi piani demenziali.

di Beppe Savary-Borioli,
presidente di PSR/IPPNW Switzerland