In questo mondo funestato dalle guerre, con governi che si lanciano in piani di riarmo sconsiderati, c’è un dato positivo e rincuorante che riguarda la Svizzera. Lo scorso anno il numero di giovani che ha scelto il servizio civile, rinunciando al militare, è stato il più alto di sempre: 7’211. Ottima notizia, sembra che la propaganda martellante del neoministro della difesa Pfister e dei suoi gallonati a favore della guerra non abbia funzionato.

Il servizio civile è stato istituito solo trent’anni fa, nel 1996 e, all’inizio, prevedeva un esame di coscienza. Dal 2009 l’interrogatorio è stato abolito ma si chiede sempre ai giovani che scelgono questa strada di compiere più giorni di servizio, 1,5 volte più delle reclute.

Il servizio civile ha avuto in questi anni un discreto successo. E di ciò hanno beneficiato e beneficiano moltissime strutture sociali e ambientali: il servizio civile è un elemento essenziale della solidarietà sociale elvetica. Nel 2025 sono stati svolti quasi due milioni di giorni di servizio a favore di circa 5 mila enti d’impiego.

Gli ospiti delle case per anziani che non hanno familiari che li sostengono si possono appoggiare ai civilisti che li accompagnano a passeggio o li aiutano nel disbrigo degli impegni giornalieri. Poi ci sono civilisti nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura, nelle aziende agricole. Molti giovani si trasferiscono all’estero per il lavoro umanitario nelle associazioni attive nel resto del mondo come, per esempio, l’associazione per l’Aiuto Medico al Centro America (AMCA).


Non è vero che mancano soldati

Il successo del servizio civile dà fastidio ai gallonati in grigioverde e ai bellicisti che la fanno da padroni a Berna e hanno quindi proposto di rendere più difficile l’accesso. Per questo l’estate scorsa il Parlamento ha deciso di modificare la legge e di indebolire il servizio civile. Il prossimo 14 giugno si vota sul referendum, lanciato dalle sinistre, che si propone di annullare la riforma. Va sostenuto e ogni voto conta!

Non è vero che si stanno mettendo in pericolo gli effettivi dell’esercito. La legge prevede 100 mila militari in servizio attivo. Per garantire il raggiungimento dell’effettivo previsto, tenuto conto dei congedi e delle partenze anticipate, il limite massimo fissato dall’ordinanza sull’organizzazione dell’esercito è di 140 mila militi. A inizio marzo dell’anno scorso figuravano 146’700 militari a disposizione. Dunque, l’esercito supera di 6’700 unità il massimo di soldati prescritto dall’ordinanza. L’Ufficio federale di giustizia ha definito illegale questa situazione. (È noto che l’esercito non brilla in aritmetica!)

Ormai siamo abituati alle bufale del Dipartimento della difesa, l’elenco è lungo: caccia F-35, droni israeliani, pistole, servizi informatici, cyber, contraerea, tutti esempi delle incompetenze elvetiche.

Secondo Consiglio federale e Parlamento, il servizio civile è troppo attrattivo e non viene scelto solo da chi ha problemi di coscienza. Ben venga: rinunciare al militare (o, persino, disertare) è una scelta di coscienza a prescindere! La modifica di legge prevede che “debbano essere prestati almeno 150 giorni di servizio civile anche quando i rimanenti giorni di servizio militare sarebbero pochi, il che rende in tal modo meno allettante l’opzione del passaggio al servizio civile”. Poi si prevede di introdurre il fattore 1,5 anche per ufficiali e sottufficiali che abbandonano l’esercito dopo aver prestato servizio. Vi sono poi altri ostacoli, come l’impossibilità per gli studenti di medicina di formarsi durante il servizio civile e l’obbligo di prestare servizio annuale anche per i civilisti.

Lo scopo del Governo è di ridurre a 4 mila all’anno il numero delle ammissioni.

Non è detto che queste previsioni siano esatte. In ogni caso ridurre il numero di civilisti vuol dire colpire e indebolire quei settori che usufruiscono del lavoro dei giovani che rinunciano al servizio militare. Meno civilisti nelle case per anziani, negli ospedali, nell’agricoltura, nella solidarietà umanitaria e più giovani reclute che trascorrono inutili mesi a baloccarsi con il telefonino nelle caserme. Per tante strutture che si dedicano alla cura la situazione del personale può diventare critica.


Il servizio civile è socialmente prezioso

Il servizio militare è inutile. Chiedete alle risorse umane delle aziende se preferiscono un giovane che ha fatto la recluta o un civilista che ha un’esperienza sociale o umanitaria e ha acquisito nuove competenze. Non ci sono dubbi. L’esercito svizzero ha perso la fama di un tempo ed è considerato inutile dalle nuove generazioni e dai datori di lavoro.

Bisogna combattere la nuova legge che rende più difficile l’accesso al servizio civile, anche perché ciò potrebbe essere un primo passo verso un indebolimento di questa alternativa al servizio militare.

In ogni caso, è prevedibile che se si complica la possibilità di accedere al servizio civile, molti giovani sceglieranno la vecchia strada, la “blauen Weg”, facendosi dichiarare inabili grazie a una perizia medica. Il sito del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GsOA) offre ottimi consigli per come farsi scartare. Qui, altro scandalo: la tassa imposta a chi è esentato dall’esercito è stata denunciata come illegale dalla Corte Europea dei diritti umani. Nel 2024 tale tassa ha fruttato 167 milioni di franchi alla Confederazione e ai Cantoni.

Secondo uno studio del Dipartimento della Difesa, molti giovani trovano il servizio civile più utile. La metà degli intervistati lamenta difficoltà con le strutture gerarchiche dell’esercito, umiliazioni, vessazioni e punizioni collettive. 

Rendere l’esercito più attraente è un’operazione impossibile, tanto più per i vertici grigioverdi elvetici che hanno dimostrato di essere incapaci in tutti i loro campi.

Il 14 giugno va sostenuto il referendum e bloccata l’iniqua modifica della legge sul servizio civile.

Concludiamo ricordando una battuta della “chiacchierata rituale” tra nonno e nipote che Max Frisch scrisse alla vigilia della votazione sull’abolizione dell’esercito, nel 1989. “Dico sul serio, Giona: abolire l’esercito significherebbe che potrebbe nascere un’altra Svizzera. Te lo immagini? Una Svizzera viva e proiettata al futuro. È di questo che si ha paura e per impedirlo… Abbiamo bisogno dell’esercito”.