Soprattutto nella situazione geopolitica in cui viviamo, ritengo che la neutralità sia un valore positivo da perseguire, anche se negli ultimi cent’anni, grazie a questa foglia di fico, il nostro paese ne ha fatte di cotte e di crude: pensiamo anche solo agli affari con la Germania nazista e alle tante porcherie ricordate dal compianto Jean Ziegler in “La Svizzera lava più bianco”.

Ma, nonostante ciò, il prossimo 27 settembre voterò No e questo per varie ragioni. Non posso dapprima chiudere gli occhi sui circoli di estrema destra che hanno lanciato questa iniziativa. Inizialmente addirittura l’ala moderata dell’UDC era contraria ed è stato Blocher in persona ad imporla, anche perché il tutto ha chiaramente soprattutto degli scopi elettorali, com’è il caso per quasi tutte le iniziative dell’UDC.

Alcuni mi hanno però rimproverato “ai tempi del referendum contro l’adesione della Svizzera alla Banca Mondiale ti alleasti con Blocher”. Vero. Ma è molto diverso allearsi anche con il diavolo quando si tratta di sbarrare la strada a una decisione molto negativa o proporre con lui una narrazione “eterna” che definirà i punti centrali della nostra politica nazionale. L’iniziativa vuole difatti iscrivere nella Costituzione una “neutralità eterna” e per di più “armata”! Quindi mi chiedo: cosa faremo come sinistra se domani ci sarà, cosa che a me piacerebbe molto, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Europee (URSE)? Ce ne staremmo fuori?

Molto peggio è però definire in modo eterno questa neutralità come “armata”: si veda in proposito la presa di posizione in questo stesso numero dei Quaderni della GSoA, ricordandoci che negli ultimi decenni la posizione chiara della sinistra radicale in Svizzera è sempre stata quella di voler abolire l’esercito. Questa fissazione alla “neutralità armata” è particolarmente pericolosa  oggi, quando una enorme follia riarmista sta spazzando l’Europa, avendo alleati potenti anche da noi. Il colonnello Pfister, purtroppo Consigliere Federale responsabile dell’esercito, per finanziare le svariate decine di miliardi che vorrebbe investire nel nostro esercito, sta dicendo che bisognerà tagliare ogni altro programma della Confederazione ed inoltre aumentare l’IVA.

L’unico vero effetto importante che ci sarà quindi, se passerà il Sì, sarà di consegnare alla destra reazionaria la chiave per ridurre ai minimi termini qualsiasi progetto sociale, civile, educativo (e chi ne ha più ne metta) nel nostro paese. Alcuni compagni però ci dicono: se passa il No, ci avvicineremo alla NATO. Ma ciò sta già avvenendo almeno da 80 anni! Ma se qualcuno però in futuro si azzarderà a proporre una nostra adesione formale alla NATO, sarà allora molto facile convincere il popolo a mandarlo al diavolo. Con un Sì non guadagniamo quindi niente, ma ci mettiamo però nelle sgrinfie dell’UDC e del colonnello Pfister!