Il 29 novembre 2026 si voterà sul finanziamento della 13 mensilità AVS, ma le Camere federali hanno deciso di proporre il sistema meno sociale, ossia l’aumento dell’IVA.

Come si ricorderà, il 3 marzo 2024 i cittadini svizzeri hanno accolto con il 58.1% dei voti l’iniziativa dell’Unione sindacale svizzera che chiedeva di versare ai pensionati una tredicesima mensilità. È stata una sorpresa poiché è molto difficile ottenere la maggioranza dei votanti e contemporaneamente quella dei cantoni. Il mondo padronale, che ha combattuto energicamente l’iniziativa, non nascose il suo disappunto e decise di vendicarsi.

Primo, fece scivolare l’entrata in vigore di un anno. Secondo, si oppose all’estensione della tredicesima ai beneficiari della rendita di invalidità, malgrado il fatto che i pensionati per invalidità sono tra i più bisognosi. Terzo, come ricordato, impose il metodo di finanziamento meno sociale, ossia l’aumento dell’IVA. Tutto ciò non è purtroppo una novità. Il sistema pensionistico, come anche quello sanitario, non è mai stato pensato dalle nostre Autorità per offrire le migliori prestazioni al costo minore possibile, ma sempre e soltanto per fare affari. La Confederazione non ha mai dimostrato nemmeno una grande fretta. Per esempio, malgrado l’introduzione nella Costituzione nel 1926, su spinta dello sciopero del 1918, dell’obbligo per la Confederazione di istituire una pensione pubblica, l’AVS entrò in vigore solo il 1. gennaio 1948, 22 anni dopo. Il sistema dei cosiddetti tre pilastri, adottato nel 1972, dimostra poi la volontà di privilegiare gli interessi dei gruppi finanziari a quelli di garantire una solida pensione pubblica.

Ritengo pertanto che non si possa accettare il ricatto padronale inteso a finanziare la 13. mensilità AVS attraverso unicamente un aumento dell’IVA e senza nessuna partecipazione dei datori di lavoro attraverso il prelievo di un premio sulla massa salariale.


Particolarità dei “tre pilastri”

Vediamo cosa è successo in passato. Negli anni Settanta la rendita massina AVS ammontava a soli franchi 440 al mese. Poche erano le casse pensioni, prevalentemente nel settore pubblico e qualche grande azienda. Per questa ragione il Partito svizzero del lavoro lanciò un’iniziativa popolare “Per vere pensioni popolari” con la quale proponeva un aumento sostanziale delle rendite.

Governo e Parlamento, su proposta del socialista Hans Peter Tschudi, opposero un controprogetto con il quale proponevano l’adozione del cosiddetto sistema dei tre pilastri. L’iniziativa fu bocciata il 3 dicembre 1972 con il 75.4% dei voti, dopo una potente campagna del mondo padronale e di quasi tutti i partiti, compreso il partito socialista e i sindacati, ad eccezione del Sindacato svizzero dei servizi pubblici (SSP/VPOD). Il controprogetto fu invece accolto con il 74,1% dei voti.

La legge di applicazione si fece poi attendere 13 anni e il nuovo sistema entrò in vigore nel 1985.

Il sistema non mutò in modo sostanziale negli anni e si può riassumere come segue:

Il primo pilastro, è costituto dall’AVS. Oggi è finanziato da un contributo dell’8.7% sui salari (metà a carico dei datori di lavoro e metà a carico dei salariati). Si tratta di un sistema estremamente sociale poiché chi dispone di alti redditi paga l’AVS sul totale del suo salario, anche sui bonus, cioè proporzionalmente molto di più di quanto riceve, in quanto la rendita massima è uguale per tutti (franchi 2’520 /mese). Ad esempio con un reddito annuale di franchi 50’000 il contributo AVS ammonta a franchi 2’650; con un reddito di un milione a franchi 53’000. Le finanze dell’AVS sono equilibrate.

Il secondo pilastro è costituito dalle casse pensioni, la cosiddetta previdenza professionale. Il contributo medio varia tra il 12 e il 18%, a dipendenza dall’età. Esse versano annualmente prestazioni pensionistiche pari a 26 miliardi di franchi, ossia prestazioni medie pari a franchi 2318 al mese. I premi ammontano invece a 67 miliardi di franchi (dati 2024). La pensione per un salariato è definita dal capitale accumulato sul suo conto.

Il terzo pilastro è costituito dal risparmio individuale. Contrariamente al primo e al secondo pilastro, il terzo pilastro è facoltativo ed è sottoscritto da coloro che dispongono di redditi elevati. La particolarità del terzo pilastro risiede nell’aspetto fiscale. I premi vengono dedotti dal reddito imponibile e le prestazioni sono soggette a un’imposizione ridotta.


Il confronto

Il terzo pilastro è di fatto un risparmio individuale. Il primo pilastro (AVS) e il secondo pilastro (casse pensioni) sono invece due assicurazioni obbligatorie. Come emerge dai dati indicati in precedenza, le differenze tra il primo e il secondo pilastro sono sostanziali:

  • l’AVS è il solo solidale e pubblico. Esso incassa annualmente 54.7 miliardi e versa subito ai pensionati la quasi totalità di quanto incassa (50.7 miliardi); le casse pensioni incassano, annualmente, 67 miliardi e versano pensioni per un importo 26 miliardi;
  • i costi ammnistrativi (comprensivi dei costi di gestione del patrimonio) ammontano a 0.8 miliardi per l’AVS e a circa 8 miliardi per le casse pensioni;
  • l’AVS adegua abitualmente le rendite al rincaro. Le casse pensioni solo raramente;
  • il capitale di riserva dell’AVS è di soltanto di 60 miliardi, ed è sufficiente a garantire le variazioni periodiche. Quello del secondo il pilastro ammonta a 1’000 miliardi. Questi ultimi permettono lauti guadagni per i gestori di questo immenso patrimonio, banche e assicurazioni; è per questo che è il sistema preferito dal mondo padronale;
  • l’AVS da quando esiste ha sempre garantito quanto prescritto dalla legge. Le casse pensioni negli ultimi anni hanno invece spesso ridotto le pensioni, anche del 20 o del 30% e in qualche caso anche di più; i recenti cambiamenti di sistema nelle casse pubbliche (dalla preminenza delle prestazioni, con elementi di solidarietà, alla preminenza dei contributi, una sorta di privatizzazione), ha ancora peggiorato la situazione del secondo pilastro;

Tutto ciò significa che l’AVS per gli stessi soldi pagati dai salariati versa pensioni più del doppio rispetto alle casse pensioni, ne garantisce il potere di acquisto, non spreca risorse in spese amministrative e non si presta a speculazioni.


Le menzogne

Malgrado la superiorità dell’AVS, Governo e mondo padronale da anni criticano aspramente l’AVS e propongono peggioramenti. Per esempio, fino al 2000 le donne beneficiavano della pensione a partire dai 62 anni. Progressivamente l’età che dà il diritto alla pensione è stata aumentata a 64 anni e successivamente a 65 anni. Gli attacchi sono continui. Nel 2024 si è votato su un’iniziativa dei giovani liberali radicali che proponeva il passaggio a 66 anni per tutti (fortunatamente bocciata con il 74.7% di NO).

Ogni giorno i media riferiscono delle presunte difficoltà dell’AVS a garantire le prestazioni in futuro, facendo riferimento in particolare all’invecchiamento della popolazione. Non esitano perfino a parlare di un possibile fallimento dell’AVS. Una campagna denigratoria, poiché l’AVS, come descritto in precedenza, non ha difficoltà finanziarie. In caso di bisogno basta un ritocco dei contributi per pareggiare i conti. Ad esempio, per pagare la 13. mensilità che verrà versata per la prima volta quest’anno, sarebbe bastato un aumento di un punto percentuale dei contributi, metà a carico dei datori di lavoro e metà a carico dei salariati. In realtà le critiche rivolte all’AVS sono motivate dal fatto che essa non permette speculazioni finanziarie, contrariamente al secondo e al terzo pilastro.

L’effetto di questa intensa e sistematica critica ha cambiato le opinioni della popolazione. Come si sa una notizia ripetuta più volte e su tutti i media, dopo un po’ è considerata vera anche se è falsa. È ad esempio significativo il sondaggio pubblicato da Le Temps (24 agosto 2026). Alla domanda, come gli svizzeri giudicano il loro sistema di previdenza, l’AVS ha ottenuto il 62% di risposte positive; le casse pensioni il 75%; il terzo pilastro l’83%. L’AVS è quindi arrivata ultima. È esattamente il contrario di quanto dovrebbe risultare da un esame serio e scientifico dei tre pilastri.


In conclusione

In questo contesto ritengo che non si possa aderire all’aumento dell’IVA per finanziare la 13. mensilità AVS poiché si permette al padronato di sottrarsi a qualsiasi partecipazione finanziaria. Per quanto riguarda il livello delle rendite, come si è potuto constatare il sistema dei tre pilastri non garantisce pensioni sufficienti. Molti pensionati, confrontati ai numerosi aumenti del costo della vita, hanno difficoltà. Sarebbe necessario aumentare le prestazioni e il metodo più semplice e più economico consisterebbe nell’aumentare le rendite AVS.

Purtroppo il mondo padronale, e di riflesso quello politico, caratterizzati da una crescente avidità, si oppongono con tutti i mezzi a loro disposizione. Si tratta quindi di un compito non facile, ma non impossibile. Penso che bisogna riprovarci.

di Graziano Pestoni,
già presidente USS-Ticino e Moesa e deputato GC