Seconda scoppola in tre mesi per l’UDC, dopo la bocciatura dei dieci milioni viene affossata anche l’iniziativa per la neutralità, con il 70,15% di no. Anche il Ticino ha respinto l’iniziativa, seppure con il risultato più basso della Svizzera: 51,75%
Äxgüsi, Silvia, gib mer de ander Huet. Ich muess jetzt für de Waffenexport werbe. Gnueg isches mit dem «Nei zur Krieg»-Grede wo mich au scho einigi Millione Franke kostet het [Scusa, Silvia, passami l’altro cappello. Ora devo promuovere l’esportazione di armi. Ne ho abbastanza di questi discorsi sul «No alla guerra» che mi sono già costati diversi milioni di franchi].
È cominciato così il pomeriggio di Christoph Blocher nella sua villa di Herrliberg, dopo la sconfitta della sua iniziativa: chiedendo alla moglie di cambiare cappello, per passare da (finto) promotore della pace a (convinto) bellicista esportatore di armi.
Bene che Blocher e la sua UDC siano stati sconfessati dal popolo a poca distanza dalla bocciatura dell’iniziativa sui dieci milioni. Il miliardario ha buttato quasi 4 milioni di franchi nella falsa campagna che inneggiava al “No alla guerra”. Adesso si impegnerà per favorire l’esportazione di armi, in votazione a novembre.
L’iniziativa sulla neutralità era bugiarda. Non avrebbe cambiato niente, salvo ancorare nella Costituzione il principio della neutralità armata.
La neutralità è già nella Costituzione elvetica, agli articoli 173 e 185, dove si afferma che l’Assemblea federale e il Consiglio federale prendono “provvedimenti a tutela della sicurezza esterna, dell’indipendenza e della neutralità della Svizzera”. Basta e avanza, ha pensato la maggioranza dei votanti.
L’iniziativa era bugiarda perché, sostanzialmente, non garantiva la neutralità permanente (che non esiste più da una vita). Specificava che il nostro Paese avrebbe potuto collaborare con alleanze militari “in caso di atti preparatori in vista di una aggressione diretta contro la Svizzera”. Collaborare con alleanze militari significa confermare gli accordi, già ora in vigore, con la NATO.
Basta seguire le esternazioni del colonnello Pfister, capo del Dipartimento della difesa, e di qualche deputato, per capire che Governo e parte del Parlamento considerano la Svizzera già ora minacciata. Per esempio Pfister: “Il pericolo non si limita a un classico scontro militare, ma si estende anche a una guerra asimmetrica sotto forma di attacchi terroristici”. A suo dire anche in Svizzera “sussiste il rischio che si verifichino attentati”. In linea anche la presidente della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale Jacqueline de Quattro, che sentenzia: “Da 25 anni non c’è una minaccia così concreta sul continente europeo. Gli altri Stati, nella NATO, si aspettano che la guerra tornerà sul nostro continente tra due o tre anni. Dobbiamo prepararci, sperando di non averne bisogno”.
Ecco servita la strategia della politica borghese per sancire che “gli atti preparatori” citati nell’iniziativa blocheriana sono già realtà. Quindi, la “neutralità permanente” è liquidata e l’unica cosa che conta è il riarmo.
Infatti, come dicevamo all’inizio, adesso l’UDC, assieme a tutti i partiti borghesi, si lancia nella campagna a favore della Legge che prevede di allentare le restrizioni sull’esportazione di materiale bellico elvetico. Contro la Legge, in linea con la politica bellicista della maggioranza del Parlamento e con gli interessi dell’industria bellica elvetica, hanno lanciato il referendum i partiti di sinistra, il partito evangelico, diverse ONG e il Gruppo per una Svizzera senza esercito. Sarà importante affossare questa legge se si vuole dire “No alla guerra”. Si voterà il 29 novembre.
Per lottare contro le guerre la neutralità conta poco, anche perché è ormai una foglia di fico, invece è importante contrastare le politiche di riarmo. Quindi no all’esportazione di materiale bellico e no, prossimamente, all’aumento dell’IVA per finanziare le nuove spese militari. Il Governo prevede di finanziare il Fondo con un aumento dell’IVA, con le eccedenze della Confederazione (se ci saranno) e con il bilancio della Confederazione: quindi questo buco nero sottrarrà soldi alla formazione, alla ricerca, al welfare e all’ambiente.
Quando sarà definitivamente approvato dalle Camere, sarà inderogabile lanciare un referendum per bloccare il Fondo e i suoi 24 miliardi.
Regalare tanto denaro all’esercito dopo i disastri e gli scandali collezionati negli ultimi anni è una follia. Se si strilla “No alla guerra” si deve urlare NO ALLE ARMI!
Fabio Dozio, Naufraghi, 27.09.26


